Antiquum ministerium

abbraccio papa francesco 8
Lettera Apostolica

in forma di «Motu Proprio»

del Sommo Pontefice

Francesco

Antiquum ministerium

con la quale si istituisce il

ministero di Catechista

1. Il ministero di Catechista nella Chiesa è molto antico. È pensiero comune tra i teologi che i primi esempi si ritrovino già negli scritti del Nuovo Testamento. Il servizio dell’insegnamento trova la sua prima forma germinale nei “maestri” a cui l’Apostolo fa menzione scrivendo alla comunità di Corinto: «Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime» (1 Cor 12,28-31).

Lo stesso Luca apre il suo Vangelo attestando: «Ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto» (Lc 1,3-4). L’evangelista sembra essere ben consapevole che con i suoi scritti sta fornendo una forma specifica di insegnamento che permette di dare solidità e forza a quanti hanno già ricevuto il Battesimo. L’apostolo Paolo ritorna di nuovo sull’argomento quando raccomanda ai Galati: «Chi viene istruito nella Parola, condivida tutti i suoi beni con chi lo istruisce» (Gal 6,6). Come si nota, il testo aggiunge una peculiarità fondamentale: la comunione di vita come caratteristica della fecondità della vera catechesi ricevuta.

2. Fin dai suoi inizi la comunità cristiana ha sperimentato una diffusa forma di ministerialità che si è resa concreta nel servizio di uomini e donne i quali, obbedienti all’azione dello Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita per l’edificazione della Chiesa. I carismi che lo Spirito non ha mai cessato di effondere sui battezzati, trovarono in alcuni momenti una forma visibile e tangibile di servizio diretto alla comunità cristiana nelle sue molteplici espressioni, tanto da essere riconosciuto come una diaconia indispensabile per la comunità. L’apostolo Paolo se ne fa interprete autorevole quando attesta: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole» (1 Cor 12,4-11).

All’interno della grande tradizione carismatica del Nuovo Testamento, dunque, è possibile riconoscere la fattiva presenza di battezzati che hanno esercitato il ministero di trasmettere in forma più organica, permanente e legato alle diverse circostanze della vita, l’insegnamento degli apostoli e degli evangelisti (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, 8). La Chiesa ha voluto riconoscere questo servizio come espressione concreta del carisma personale che ha favorito non poco l’esercizio della sua missione evangelizzatrice. Lo sguardo alla vita delle prime comunità cristiane che si sono impegnate nella diffusione e sviluppo del Vangelo, sollecita anche oggi la Chiesa a comprendere quali possano essere le nuove espressioni con cui continuare a rimanere fedeli alla Parola del Signore per far giungere il suo Vangelo a ogni creatura.

3. L’intera storia dell’evangelizzazione di questi due millenni mostra con grande evidenza quanto sia stata efficace la missione dei catechisti. Vescovi, sacerdoti e diaconi, insieme a tanti uomini e donne di vita consacrata, hanno dedicato la loro vita all’istruzione catechistica perché la fede fosse un valido sostegno per l’esistenza personale di ogni essere umano. Alcuni inoltre hanno raccolto intorno a sé altri fratelli e sorelle che nella condivisione dello stesso carisma hanno costituito degli Ordini religiosi a totale servizio della catechesi.

Non si può dimenticare, l’innumerevole moltitudine di laici e laiche che hanno preso parte direttamente alla diffusione del Vangelo attraverso l’insegnamento catechistico. Uomini e donne animati da una grande fede e autentici testimoni di santità che, in alcuni casi, sono stati anche fondatori di Chiese, giungendo perfino a donare la loro vita. Anche ai nostri giorni, tanti catechisti capaci e tenaci sono a capo di comunità in diverse regioni e svolgono una missione insostituibile nella trasmissione e nell’approfondimento della fede. La lunga schiera di beati, santi e martiri catechisti ha segnato la missione della Chiesa che merita di essere conosciuta perché costituisce una feconda sorgente non solo per la catechesi, ma per l’intera storia della spiritualità cristiana.

4. A partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa ha sentito con rinnovata coscienza l’importanza dell’impegno del laicato nell’opera di evangelizzazione. I Padri conciliari hanno ribadito più volte quanto sia necessario per la “plantatio Ecclesiae” e lo sviluppo della comunità cristiana il coinvolgimento diretto dei fedeli laici nelle varie forme in cui può esprimersi il loro carisma. «Degna di lode è anche quella schiera, tanto benemerita dell’opera missionaria tra i pagani, che è costituita dai catechisti, sia uomini che donne. Essi, animati da spirito apostolico e facendo grandi sacrifici, danno un contributo singolare ed insostituibile alla propagazione della fede e della Chiesa… Nel nostro tempo poi, in cui il clero è insufficiente per l’evangelizzazione di tante moltitudini e per l’esercizio del ministero pastorale, il compito del Catechista è della massima importanza» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 17).

Insieme al ricco insegnamento conciliare è necessario far riferimento al costante interesse dei Sommi Pontefici, del Sinodo dei Vescovi, delle Conferenze Episcopali e dei singoli Pastori che nel corso di questi decenni hanno impresso un notevole rinnovamento alla catechesi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’Esortazione apostolica Catechesi tradendae, il Direttorio catechistico generale, il Direttorio generale per la catechesi, il recente Direttorio per la catechesi, unitamente a tanti Catechismi nazionali, regionali e diocesani sono un’espressione del valore centrale dell’opera catechistica che mette in primo piano l’istruzione e la formazione permanente dei credenti.

5. Senza nulla togliere alla missione propria del Vescovo di essere il primo Catechista nella sua Diocesi insieme al presbiterio che con lui condivide la stessa cura pastorale, e alla responsabilità peculiare dei genitori riguardo la formazione cristiana dei loro figli (cfr CIC can. 774 §2; CCEO can. 618), è necessario riconoscere la presenza di laici e laiche che in forza del proprio battesimo si sentono chiamati a collaborare nel servizio della catechesi (cfr CIC can. 225; CCEO cann. 401 e 406). Questa presenza si rende ancora più urgente ai nostri giorni per la rinnovata consapevolezza dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo (cfr Esort. Ap. Evangelii gaudium, 163-168), e per l’imporsi di una cultura globalizzata (cfr Lett. enc. Fratelli tutti, 100.138), che richiede un incontro autentico con le giovani generazioni, senza dimenticare l’esigenza di metodologie e strumenti creativi che rendano l’annuncio del Vangelo coerente con la trasformazione missionaria che la Chiesa ha intrapreso. Fedeltà al passato e responsabilità per il presente sono le condizioni indispensabili perché la Chiesa possa svolgere la sua missione nel mondo.

Risvegliare l’entusiasmo personale di ogni battezzato e ravvivare la consapevolezza di essere chiamato a svolgere la propria missione nella comunità, richiede l’ascolto alla voce dello Spirito che non fa mai mancare la sua presenza feconda (cfr CIC can. 774 §1; CCEO can. 617). Lo Spirito chiama anche oggi uomini e donne perché si mettano in cammino per andare incontro ai tanti che attendono di conoscere la bellezza, la bontà e la verità della fede cristiana. È compito dei Pastori sostenere questo percorso e arricchire la vita della comunità cristiana con il riconoscimento di ministeri laicali capaci di contribuire alla trasformazione della società attraverso la «penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico» (Evangelii gaudium, 102).

6. L’apostolato laicale possiede una indiscussa valenza secolare. Essa chiede di «cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e orientandole secondo Dio» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen Gentium, 31). La loro vita quotidiana è intessuta di rapporti e relazioni familiari e sociali che permette di verificare quanto «sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo» (Lumen Gentium, 33). È bene ricordare, comunque, che oltre a questo apostolato «i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente con l’apostolato della Gerarchia a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l’apostolo Paolo nell’evangelizzazione, faticando molto per il Signore» (Lumen Gentium, 33).

La funzione peculiare svolta dal Catechista, comunque, si specifica all’interno di altri servizi presenti nella comunità cristiana. Il Catechista, infatti, è chiamato in primo luogo a esprimere la sua competenza nel servizio pastorale della trasmissione della fede che si sviluppa nelle sue diverse tappe: dal primo annuncio che introduce al kerygma, all’istruzione che rende consapevoli della vita nuova in Cristo e prepara in particolare ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, fino alla formazione permanente che consente ad ogni battezzato di essere sempre pronto «a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza» (1 Pt 3,15). Il Catechista è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa. Un’identità che solo mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità (cfr Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, 113).

7. Con lungimiranza, San Paolo VI emanò la Lettera apostolica Ministeria quaedam con l’intento non solo di adattare al cambiato momento storico il ministero del Lettore e dell’Accolito (cfr Lett. ap. Spiritus Domini), ma anche di sollecitare le Conferenze Episcopali perché si facessero promotrici per altri ministeri tra cui quello di Catechista: “Oltre questi uffici comuni della Chiesa Latina, nulla impedisce che le Conferenze Episcopali ne chiedano altri alla Sede Apostolica, se ne giudicheranno, per particolari motivi, la istituzione necessaria o molto utile nella propria regione. Di questo genere sono, ad esempio, gli uffici di Ostiario, di Esorcista e di Catechista”. Lo stesso invito pressante ritornò nell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi quando, chiedendo di saper leggere le esigenze attuali della comunità cristiana in fedele continuità con le origini, esortava a trovare nuove forme ministeriali per una rinnovata pastorale: «Tali ministeri, nuovi in apparenza ma molto legati ad esperienze vissute dalla Chiesa nel corso della sua esistenza, - per esempio quelli di Catechista… sono preziosi per la «plantatio», la vita e la crescita della Chiesa e per una capacità di irradiazione intorno a se stessa e verso coloro che sono lontani» (San Paolo VI, Esort. Ap. Evangelii nuntiandi, 73).

Non si può negare, dunque, che «è cresciuta la coscienza dell’identità e della missione del laico nella Chiesa. Disponiamo di un numeroso laicato, benché non sufficiente, con un radicato senso comunitario e una grande fedeltà all’impegno della carità, della catechesi, della celebrazione della fede» (Evangelii gaudium, 102). Ne consegue che ricevere un ministero laicale come quello di Catechista imprime un’accentuazione maggiore all’impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione.

8. Questo ministero possiede una forte valenza vocazionale che richiede il dovuto discernimento da parte del Vescovo e si evidenzia con il Rito di istituzione. Esso, infatti, è un servizio stabile reso alla Chiesa locale secondo le esigenze pastorali individuate dall’Ordinario del luogo, ma svolto in maniera laicale come richiesto dalla natura stessa del ministero. È bene che al ministero istituito di Catechista siano chiamati uomini e donne di profonda fede e maturità umana, che abbiano un’attiva partecipazione alla vita della comunità cristiana, che siano capaci di accoglienza, generosità e vita di comunione fraterna, che ricevano la dovuta formazione biblica, teologica, pastorale e pedagogica per essere comunicatori attenti della verità della fede, e che abbiano già maturato una previa esperienza di catechesi (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Christus Dominus, 14; CIC can. 231 §1; CCEO can. 409 §1). È richiesto che siano fedeli collaboratori dei presbiteri e dei diaconi, disponibili a esercitare il ministero dove fosse necessario, e animati da vero entusiasmo apostolico.

Pertanto, dopo aver ponderato ogni aspetto, in forza dell’autorità apostolica

istituisco

il ministero laicale di Catechista

La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti provvederà entro breve tempo a pubblicare il Rito di Istituzione del ministero laicale di Catechista.

9. Invito, dunque, le Conferenze Episcopali a rendere fattivo il ministero di Catechista, stabilendo l’iter formativo necessario e i criteri normativi per potervi accedere, trovando le forme più coerenti per il servizio che costoro saranno chiamati a svolgere conformemente a quanto espresso da questa Lettera apostolica.

10. I Sinodi delle Chiese Orientali o le Assemblee dei Gerarchi potranno recepire quanto qui stabilito per le rispettive Chiese sui juris, in base al proprio diritto particolare.

11. I Pastori non cessino di fare propria l’esortazione dei Padri conciliari quando ricordavano: «Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune» (Lumen Gentium, 30). Il discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa sia per loro il sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità.

Quanto stabilito con questa Lettera apostolica in forma di “Motu proprio”, ordino che abbia fermo e stabile vigore, nonostante qualsiasi cosa contraria anche se degna di speciale menzione, e che sia promulgato tramite pubblicazione su L’Osservatore Romano, entrando in vigore nello stesso giorno, e quindi pubblicato nel commentario ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis.

Dato a Roma, presso San Giovanni in Laterano, il giorno 10 maggio dell’anno 2021, Memoria liturgica di San Giovanni d’Avila, presbitero e dottore della Chiesa, nono del mio pontificato

FRANCESCO

Traduzione in lingua francese

LETTRE APOSTOLIQUE

SOUS LA FORME DE MOTU PROPRIO

Antiquum ministerium

DU SOUVERAIN PONTIFE

FRANÇOIS

ÉTABLISSANT LE

MINISTÈRE DE CATÉCHISTE

1. Le ministère de Catéchiste dans l’Église est très ancien. Les théologiens s’entendent pour dire que les premiers exemples se trouvent déjà dans les écrits du Nouveau Testament. Le service de l’enseignement trouve sa forme initiale chez «ceux qui ont charge d’enseigner » à qui l’Apôtre se réfère en écrivant à la communauté de Corinthe: «Parmi ceux que Dieu a placés ainsi dans l’Église, il y a premièrement des apôtres, deuxièmement des prophètes, troisièmement ceux qui ont charge d’enseigner; ensuite, il y a les miracles, puis les dons de guérison, d’assistance, de gouvernement, le don de parler diverses langues mystérieuses. Tout le monde évidemment n’est pas apôtre, tout le monde n’est pas prophète, ni chargé d’enseigner; tout le monde n’a pas à faire des miracles, à guérir, à dire des paroles mystérieuses, ou à les interpréter. Recherchez donc avec ardeur les dons les plus grands » (1 Co 12, 28-31).

Luc ouvre son Évangile en attestant : « C’est pourquoi j’ai décidé, moi aussi, après avoir recueilli avec précision des informations concernant tout ce qui s’est passé depuis le début, d’écrire pour toi, excellent Théophile, un exposé suivi, afin que tu te rendes bien compte de la solidité des enseignements que tu as entendus » (Lc 1, 3-4). L’évangéliste semble bien conscient qu’avec ses écrits, il fournit une forme spécifique d’enseignement qui permet de donner solidité et force à ceux qui ont déjà reçu le baptême. L’Apôtre Paul revient sur le sujet lorsqu’il recommande aux Galates : « Celui qui reçoit l’enseignement de la Parole doit donner, à celui qui la lui transmet, une part de tous ses biens » (Ga 6,6). Comme on le remarque, le texte ajoute une particularité fondamentale: la communion de vie comme caractéristique de la fécondité de la véritable catéchèse reçue.

2. Dès ses débuts, la communauté chrétienne a fait l’expérience d’une forme répandue de ministérialité qui s’est concrétisée dans le service des hommes et des femmes qui, obéissants à l’action de l’Esprit saint, ont consacré leur vie à l’édification de l’Église. Les charismes que l’Esprit n’a jamais cessé de répandre sur les baptisés, ont parfois trouvé une forme visible et tangible de service direct de la communauté chrétienne dans ses nombreuses expressions, au point d’être reconnu comme une diaconie indispensable pour la communauté. L’apôtre Paul s’en fait un interprète autorisé lorsqu’il atteste : « Les dons de la grâce sont variés, mais c’est le même Esprit. Les services sont variés, mais c’est le même Seigneur. Les activités sont variées, mais c’est le même Dieu qui agit en tout et en tous. À chacun est donnée la manifestation de l’Esprit en vue du bien. À celui-ci est donnée, par l’Esprit, une parole de sagesse; à un autre, une parole de connaissance, selon le même Esprit; un autre reçoit, dans le même Esprit, un don de foi; un autre encore, dans l’unique Esprit, des dons de guérison; à un autre est donné d’opérer des miracles, à un autre de prophétiser, à un autre de discerner les inspirations; à l’un, de parler diverses langues mystérieuses; à l’autre, de les interpréter. Mais celui qui agit en tout cela, c’est l’unique et même Esprit: il distribue ses dons, comme il le veut, à chacun en particulier » (1 Co 12, 4-11).

Dans la grande tradition charismatique du Nouveau Testament, il est donc possible de reconnaître la présence active de baptisés qui ont exercé le ministère de la transmission sous une forme plus organique, permanente et liée aux différentes circonstances de la vie, de l’enseignement des Apôtres et des Évangélistes (cf. Conc. œcum. Vat. II, Const. dogm. Dei Verbum, n. 8). L’Église a voulu reconnaître ce service comme une expression concrète du charisme personnel qui a beaucoup favorisé l’exercice de sa mission évangélisatrice. Le regard sur la vie des premières communautés chrétiennes qui se sont engagées dans la diffusion et le développement de l’Évangile, engage aujourd’hui encore l’Église à comprendre quelles peuvent être les nouvelles expressions par lesquelles continuer à rester fidèle à la Parole du Seigneur pour faire parvenir son Évangile à toute créature.

3. Toute l’histoire de l’évangélisation de ces deux millénaires montre très clairement à quel point la mission des catéchistes a été efficace. Évêques, prêtres et diacres, avec beaucoup d’hommes et de femmes de vie consacrée, ont dédié leur vie à l’enseignement catéchétique afin que la foi devienne un soutien valable à l’existence personnelle de tout être humain. Certains ont également rassemblé autour d’eux d’autres frères et sœurs qui, dans le partage du même charisme, ont constitué des ordres religieux totalement dévoués à la catéchèse.

Nous ne pouvons pas oublier l’innombrable multitude de laïcs qui ont pris part directement à la diffusion de l’Évangile par l’enseignement catéchétique. Hommes et femmes animés d’une grande foi, et authentiques témoins de sainteté qui, dans certains cas, ont été aussi fondateurs d’Églises, au point même de donner leur vie. Aujourd’hui encore, de nombreux catéchistes compétents et tenaces sont à la tête de communautés dans différentes régions et exercent une mission irremplaçable dans la transmission et l’approfondissement de la foi. La longue lignée de bienheureux, de saints et de martyrs catéchistes qui a marqué la mission de l’Église mérite d’être connue parce qu’elle constitue une source féconde non seulement pour la catéchèse, mais pour toute l’histoire de la spiritualité chrétienne.

4. Depuis le Concile œcuménique Vatican II, l’Église a senti avec une conscience renouvelée l’importance de l’engagement du laïcat dans l’œuvre d’évangélisation. Les Pères conciliaires ont souligné à maintes reprises combien il est nécessaire pour la «plantatio Ecclesiae» et le développement de la communauté chrétienne d’impliquer directement les fidèles laïcs dans les différentes formes par lesquelles leur charisme peut s’exprimer. « Elle est aussi digne d’éloges cette armée qui a si bien mérité de l’œuvre des missions auprès des nations, celle des catéchistes hommes et femmes qui, pénétrés d’esprit apostolique, apportent par leurs lourds labeurs un concours singulier et absolument nécessaire en vue de la diffusion de la foi et de l’expansion de l’Église. De nos jours, vu que pour évangéliser de si grandes multitudes et pour exercer le ministère pastoral il n’y a qu’un petit nombre de clercs, la fonction des catéchistes a une très grande importance » (Conc. œcum. Vat.II, Décret Ad gentes n. 17).

Avec le riche enseignement conciliaire, il est nécessaire de faire référence à l’intérêt constant des Souverains Pontifes, du Synode des Évêques, des Conférences épiscopales et des pasteurs individuels qui, au cours de ces décennies, ont imprimé un renouveau remarquable à la catéchèse. Le Catéchisme de l’Église Catholique, l’Exhortation apostolique Catechesi tradendae, le Directoire catéchétique général, le Directoire général pour la catéchèse, le récent Directoire de la catéchèse, ainsi que de nombreux catéchismes nationaux, régionaux et diocésains, sont une expression de la valeur centrale de l’œuvre catéchétique qui met au premier plan l’instruction et la formation permanente des croyants.

5. Sans rien enlever à la mission propre de l’Évêque qui est d’être le premier catéchiste de son diocèse, avec son presbyterium qui partage avec lui la même charge pastorale, ni à la responsabilité particulière des parents à l’égard de la formation chrétienne de leurs enfants (cf. CIC c. 774 §2 ; CCEO c. 618), il est nécessaire de reconnaître la présence de laïcs qui, en vertu de leur baptême, se sentent appelés à collaborer au service de la catéchèse (cf. CIC c. 225 ; CCEO c. 401, 406). Cette présence devient encore plus urgente de nos jours en raison de la prise de conscience renouvelée de l’évangélisation dans le monde contemporain (cf. Exhort. ap. Evangelii gaudium, nn. 163-168), et en raison de l’émergence d’une culture globalisée (cf. Lett. enc. Fratelli tutti, n. 100. 138), qui exige une rencontre authentique avec les jeunes générations, sans oublier la nécessité de méthodologies et d’outils créatifs qui rendent l’annonce de l’Évangile compatible avec la transformation missionnaire que l’Église a entreprise. Fidélité au passé et responsabilité pour le présent sont les conditions indispensables pour que l’Église puisse accomplir sa mission dans le monde.

Éveiller l’enthousiasme personnel de tout baptisé, et raviver la conscience d’être appelé à accomplir sa mission dans la communauté, exige d’écouter la voix de l’Esprit dont la présence féconde ne manque jamais (cf. CIC c. 774 §1 ; CCEO c. 617). Aujourd’hui encore, l’Esprit appelle des hommes et des femmes à se mettre en chemin pour aller à la rencontre de ceux qui attendent de connaître la beauté, la bonté et la vérité de la foi chrétienne. Il est de la tâche des pasteurs de soutenir ce chemin et d’enrichir la vie de la communauté chrétienne par la reconnaissance de ministères laïcs capables de contribuer à la transformation de la société par la « pénétration des valeurs chrétiennes dans le monde social, politique et économique » (Evangelii gaudium, n. 102).

6. L’apostolat laïc possède une indiscutable valeur séculière. Il demande de «chercher le royaume de Dieu en gérant les affaires temporelles et en les ordonnant selon Dieu» (Conc. œcum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium, n. 31). Leur vie quotidienne est tissée de relations familiales et sociales qui permettent de vérifier comment « ils sont spécialement appelés à rendre l’Église présente et agissante dans les lieux et les situations où elle ne peut être le sel de la terre que par eux » (Lumen gentium, n. 33). Il convient toutefois de rappeler qu’au-delà de cet apostolat, « les laïcs peuvent de surcroit être appelés de diverses manières à apporter une collaboration plus immédiate à l’apostolat de la hiérarchie, à la manière de ces hommes et de ces femmes qui secondaient l’apôtre Paul dans la proclamation de l’Évangile, et qui peinaient lourdement dans le Seigneur » (Lumen gentium, n. 33).

La fonction particulière accomplie par le Catéchiste, cependant, est spécifiée dans d’autres services présents dans la communauté chrétienne. Le Catéchiste, en effet, est appelé tout d’abord à exercer sa compétence dans le service pastoral de la transmission de la foi qui se développe à différentes étapes: de la première annonce qui introduit au Kérygme, à l’instruction qui fait prendre conscience de la vie nouvelle dans le Christ et prépare en particulier aux sacrements de l’initiation chrétienne, jusqu’à la formation permanente qui permet à tout baptisé d’être toujours prêt à «répondre à quiconque demande de rendre raison de l’espérance qui est en vous» (1 P 3, 15). Le Catéchiste est en même temps témoin de la foi, maître et mystagogue, accompagnateur et pédagogue qui instruit au nom de l’Église. Une identité que seulement à travers la prière, l’étude et la participation directe à la vie de la communauté peut se développer avec cohérence et responsabilité (cf. Conseil Pontifical pour la Promotion de la Nouvelle Évangélisation, Directoire de la catéchèse, n. 113).

7. Avec clairvoyance, saint Paul VI a promulgué la Lettre apostolique Ministeria quaedam dans l’intention non seulement d’adapter au moment historique qui avait changé le ministère du Lecteur et de l’Acolyte (cf. Lett. ap. Spiritus Domini), mais aussi de solliciter les Conférences épiscopales afin qu’elles promeuvent d’autres ministères, dont celui de Catéchiste : « Au-delà de ces offices communs de l’Église latine, rien n’empêche les Conférences épiscopales d’en demander d’autres au Siège Apostolique, si, pour des raisons particulières, elles en jugent l’institution nécessaire ou très utile dans leur région. Sont de cette sorte, par exemple, les offices de Portier, d’Exorciste et de Catéchiste». La même invitation pressante est revenue dans l’Exhortation apostolique Evangelii nuntiandi lorsque, demandant de savoir lire les exigences actuelles de la communauté chrétienne dans la continuité fidèle avec les origines, elle exhortait à trouver de nouvelles formes ministérielles pour une pastorale renouvelée : « De tels ministères, nouveaux en apparence, mais très liés à des expériences vécues par l’Église tout au long de son existence — par exemple ceux de Catéchètes (…) sont précieux pour l’implantation, la vie et la croissance de l’Église et pour sa capacité d’irradier autour d’elle et vers ceux qui sont au loin. » (Saint Paul VI, Exhort. ap. Evangelii nuntiandi, n. 73).

On ne peut donc nier que « la conscience de l’identité et de la mission du laïc dans l’Église s’est accrue. Nous disposons d’un laïcat nombreux, bien qu’insuffisant, avec un sens communautaire bien enraciné et une grande fidélité à l’engagement de la charité, de la catéchèse et de la célébration de la foi » (Evangelii gaudium, n. 102). Il s’ensuit que la réception d’un ministère laïc, comme celui de catéchiste, met davantage l’accent sur l’engagement missionnaire typique de chaque baptisé qui doit néanmoins être accompli sous une forme entièrement séculière sans tomber dans aucune expression de cléricalisation.

8. Ce ministère a une forte valeur vocationnelle qui requiert un discernement adéquat de la part de l’évêque et qui est mis en évidence par le Rite de l’Institution. Il s’agit, en effet, d’un service stable rendu à l’Église locale en fonction des exigences pastorales identifiées par l’Ordinaire du lieu, mais accompli de manière laïque comme l’exige la nature même du ministère. Il est bon que pour le ministère institué du Catéchiste soient appelés des hommes et des femmes de foi profonde et de maturité humaine, qui aient une participation active à la vie de la communauté chrétienne, capables d’accueil, de générosité et d’une vie de communion fraternelle, qu’ils reçoivent une formation biblique, théologique, pastorale et pédagogique, nécessaire afin d’être des communicateurs attentifs de la vérité de la foi, et qu’ils aient déjà acquis une expérience préalable de catéchèse (cf. Conc. œcum. Vat. II, Décret Christus Dominus, n. 14; CIC c. 231 §1 ; CCEO c. 409 §1). Il est aussi requis qu’ils soient de fidèles collaborateurs des prêtres et des diacres, disposés à exercer le ministère là où cela sera nécessaire, et qu’ils soient animés par un véritable enthousiasme apostolique.

Par conséquent, après avoir examiné tous les aspects, en vertu de l’autorité Apostolique

j’institue

le ministère laïc de Catéchiste.

La Congrégation pour le Culte Divin et la Discipline des Sacrements veillera, dans les plus brefs délais, à publier le Rite d’Institution du ministère laïc de Catéchiste.

9. J’invite donc les Conférences épiscopales à rendre le ministère de catéchiste effectif, en établissant l’iter de formation nécessaire et les critères normatifs pour y accéder, en trouvant, pour le service qu’ils seront appelés à accomplir, les formes les plus cohérentes à ce qui est exprimé par cette Lettre apostolique.

10. Les Synodes des Églises Orientales et les Assemblées des Hiérarques pourront recevoir ce qui est ici établi pour leurs Églises sui juris respectives, sur la base de leur droit particulier.

11. Que les pasteurs ne cessent de s’approprier l’exhortation des Pères conciliaires lorsqu’ils rappelaient : « Ils savent qu’ils n’ont pas été institués par le Christ pour assumer à eux seuls toute la mission salvifique de l’Église à l’égard du monde, mais que leur charge éminente consiste à être les pasteurs des fidèles du Christ et à reconnaître leurs services et leurs charismes de façon à ce que tous, chacun à sa manière, coopèrent unanimement à l’œuvre commune.» (Lumen Gentium, n. 30). Que le discernement des dons que l’Esprit Saint ne retire jamais à son Église, soit pour eux le soutien nécessaire pour rendre effectif le ministère de catéchiste en vue de la croissance de leur communauté.

Ce qui est établi par cette Lettre apostolique en forme de «Motu proprio», j’ordonne que ce soit appliqué de manière ferme et stable, nonobstant toute chose contraire, même digne d’une mention spéciale, et que ce soit promulgué par publication dans L’Osservatore Romano, entrant en vigueur le même jour, et ensuite publiée dans le bulletin officiel des Acta Apostolicae Sedis.

Donné à Rome, près de Saint Jean de Latran, le 10 mai 2021, en la mémoire liturgique de saint Jean d’Avila, prêtre et docteur de l’Église, neuvième année de mon pontificat.

FRANÇOIS

Traduzione in lingua inglese

APOSTOLIC LETTER

ISSUED “MOTU PROPRIO”

BY THE SUPREME PONTIFF

FRANCIS

antiquum ministerium

INSTITUTING

THE MINISTRY OF CATECHIST

1. The ministry of Catechist in the Church is an ancient one. Theologians commonly hold that the first examples are already present in the writings of the New Testament. The service of catechesis may be traced back to those “teachers” mentioned by the Apostle in writing to the community of Corinth: “Some people God has designated in the Church to be, first, apostles; second, prophets; third, teachers; then, mighty deeds; then, gifts of healing, assistance, administration, and varieties of tongues. Are all apostles? Are all prophets? Are all teachers? Do all work mighty deeds? Do all have gifts of healing? Do all speak in tongues? Do all interpret? Strive eagerly for the greatest spiritual gifts. But I shall show you a still more excellent way” (1 Cor 12:28-31).

Saint Luke begins his Gospel by stating: “I too have decided, after investigating everything accurately anew, to write it down in an orderly sequence for you, most excellent Theophilus, so that you may realize the certainty of the teachings you have received” (Lk 1:3-4). The evangelist seems to be well aware that his writings offer a specific form of instruction that can give firm assurance to those already baptized. The Apostle Paul, for his part, tells the Galatians that: “one who is being instructed in the word should share all good things with his instructor” (Gal 6:6). As is evident, this text provides yet another detail; it speaks of the communion of life as a sign of the fruitfulness of an authentic catechesis.

2. From the beginning, the Christian community was characterized by many different forms of ministry carried out by men and women who, obedient to the working of the Holy Spirit, devoted their lives to the building up of the Church. At times, the charisms that the Spirit constantly pours out on the baptized took on a visible and tangible form of immediate service to the Christian community, one recognized as an indispensable diakonia for the community. The Apostle Paul authoritatively attests to this when he states that “there are different kinds of spiritual gifts but the same Spirit; there are different forms of service but the same Lord; there are different workings but the same God who produces all of them in everyone. To each individual the manifestation of the Spirit is given for some benefit. To one is given through the Spirit the expression of wisdom; to another the expression of knowledge according to the same Spirit; to another faith by the same Spirit; to another gifts of healing by the one Spirit; to another mighty deeds; to another prophecy; to another discernment of spirits; to another varieties of tongues; to another interpretation of tongues. But one and the same Spirit produces all of these, distributing them individually to each person as he wishes” (1 Cor 12:4-11).

Within the broader charismatic tradition of the New Testament, then, we can see that certain baptized persons exercised the ministry of transmitting in a more organic and stable form related to different situations in life the teaching of the apostles and evangelists (cf. SECOND VATICAN ECUMENICAL COUNCIL, Dogmatic Constitution on Divine Revelation Dei Verbum, 8). The Church wished to acknowledge this service as a concrete expression of a personal charism that contributed greatly to the exercise of her mission of evangelization. This glance at the life of the first Christian communities engaged in the spread of the Gospel also encourages the Church in our day to appreciate possible new ways for her to remain faithful to the word of the Lord so that his Gospel can be preached to every creature.

3. The history of evangelization over the past two millennia clearly shows the effectiveness of the mission of catechists. Bishops, priests and deacons, together with many men and women in the consecrated life, devoted their lives to catechetical instruction so that the faith might be an effective support for the life of every human being. Some of them also gathered around themselves others of their brothers and sisters sharing the same charism, and founded religious orders wholly dedicated to catechesis.

Nor can we forget the countless lay men and women who directly took part in the spread of the Gospel through catechetical instruction. Men and women of deep faith, authentic witnesses of holiness, who in some cases were also founders of Churches and eventually died as martyrs. In our own day too, many competent and dedicated catechists are community leaders in various parts of the world and carry out a mission invaluable for the transmission and growth of the faith. The long line of blesseds, saints and martyrs who were catechists has significantly advanced the Church’s mission and deserves to be recognized, for it represents a rich resource not only for catechesis but also for the entire history of Christian spirituality.

4. Beginning with the Second Vatican Ecumenical Council, the Church has come to a renewed appreciation of the importance of lay involvement in the work of evangelization. The Council Fathers repeatedly emphasized the great need for the lay faithful to be engaged directly, in the various ways their charism can be expressed, in the “plantatio Ecclesiae” and the development of the Christian community. “Worthy of praise too is that army of catechists, both men and women, to whom missionary work among the nations is so indebted, who imbued with an apostolic spirit make an outstanding and absolutely necessary contribution to the spread of the faith and the Church by their great work. In our days, when there are so few clerics to evangelize such great multitudes and to carry out the pastoral ministry, the role of catechists is of the highest importance” (cf. SECOND VATICAN ECUMENICAL COUNCIL, Decree on the Church’s Missionary Activity Ad Gentes, 17).

Along with the important teaching of the Council, mention should be made of the constant interest of the Popes, the Synod of Bishops, the Episcopal Conferences and individual Bishops who, in recent decades have contributed to a significant renewal of catechesis. The Catechism of the Catholic Church, the Apostolic Exhortation Catechesi Tradendae, the General Catechetical Directory, the General Directory for Catechesis and the recent Directory for Catechesis, as well as the many national, regional and diocesan Catechisms, have confirmed the centrality of a catechesis that gives priority to the education and ongoing formation of believers.

5. Without prejudice to the Bishop’s mission as the primary catechist in his Diocese, one which he shares with his presbyterate, or to the particular responsibility of parents for the Christian formation of their children (cf. CIC can. 774 §2; CCEO can. 618), recognition should be given to those lay men and women who feel called by virtue of their baptism to cooperate in the work of catechesis (cf. CIC can. 225; CCEO cans. 401 and 406). This presence is all the more urgently needed today as a result of our increasing awareness of the need for evangelization in the contemporary world (cf. Apostolic Exhortation Evangelii Gaudium, 163-168), and the rise of a globalized culture (cf. Encyclical Letter Fratelli Tutti, 100, 138). This requires genuine interaction with young people, to say nothing of the need for creative methodologies and resources capable of adapting the proclamation of the Gospel to the missionary transformation that the Church has undertaken. Fidelity to the past and responsibility for the present are necessary conditions for the Church to carry out her mission in the world.

Awakening personal enthusiasm on the part of all the baptized and reviving the awareness of their call to carry out a proper mission in the community demands attentiveness to the voice of the Spirit, who is unfailingly present and fruitful (cf. CIC can. 774 §1; CCEO can. 617). Today, too, the Spirit is calling men and women to set out and encounter all those who are waiting to discover the beauty, goodness, and truth of the Christian faith. It is the task of pastors to support them in this process and to enrich the life of the Christian community through the recognition of lay ministries capable of contributing to the transformation of society through the “penetration of Christian values into the social, political and economic sectors” (Evangelii Gaudium, 102).

6. The lay apostolate is unquestionably “secular”. It requires that the laity “seek the kingdom of God by engaging in temporal affairs and directing them according to God’s will” (cf. SECOND VATICAN ECUMENICAL COUNCIL Dogmatic Constitution on the Church Lumen Gentium, 31). In their daily life, interwoven with family and social relationships, the laity come to realize that they “are given this special vocation: to make the Church present and fruitful in those places and circumstances where it is only through them that she can become the salt of the earth” (ibid., 33). We do well to remember, however, that in addition to this apostolate, “the laity can be called in different ways to more immediate cooperation in the apostolate of the hierarchy, like those men and women who helped the apostle Paul in the Gospel, working hard in the Lord” (ibid.).

The role played by catechists is one specific form of service among others within the Christian community. Catechists are called first to be expert in the pastoral service of transmitting the faith as it develops through its different stages from the initial proclamation of the kerygma to the instruction that presents our new life in Christ and prepares for the sacraments of Christian initiation, and then to the ongoing formation that can allow each person to give an accounting of the hope within them (cf. 1 Pet 3:15). At the same time, every catechist must be a witness to the faith, a teacher and mystagogue, a companion and pedagogue, who teaches for the Church. Only through prayer, study, and direct participation in the life of the community can they grow in this identity and the integrity and responsibility that it entails (cf. Pontifical Council for the Promotion of the New Evangelization, Directory for Catechesis, 113).

7. With great foresight, Saint Paul VI issued the Apostolic Letter Ministeria Quaedam with the intention not only of adapting the ministries of Lector and Acolyte to changed historical circumstances (cf. Apostolic Letter Spiritus Domini), but also of encouraging Episcopal Conferences to promote other ministries, including that of Catechist. “In addition to the ministries common to the entire Latin Church, nothing prevents Episcopal Conferences from asking the Apostolic See for the institution of others, which for particular reasons, they consider necessary or very useful in their own region. Among these are, for example, the offices of Porter, Exorcist and Catechist.” The same pressing invitation is found in the Apostolic Exhortation Evangelii Nuntiandi; in calling for a discernment of the present needs of the Christian community in faithful continuity with its origins, the Pope encouraged the development of new forms of ministry for a renewed pastoral activity. “Such ministries, apparently new but closely tied up with the Church’s living experience down the centuries, such as that of catechists… are valuable for the establishment, life, and growth of the Church, and for her capacity to influence her surroundings and to reach those who are remote from her” (SAINT PAUL VI, Apostolic Exhortation Evangelii Nuntiandi, 73).

To be sure, “there has been a growing awareness of the identity and mission of the laity in the Church. We can indeed count on many lay persons, although still not nearly enough, who have a deeply-rooted sense of community and great fidelity to the tasks of charity, catechesis and the celebration of the faith” (Evangelii Gaudium, 102). It follows that the reception of a lay ministry such as that of Catechist will emphasize even more the missionary commitment proper to every baptized person, a commitment that must however be carried out in a fully “secular” manner, avoiding any form of clericalization.

8. This ministry has a definite vocational aspect, as evidenced by the Rite of Institution, and consequently calls for due discernment on the part of the Bishop. It is in fact a stable form of service rendered to the local Church in accordance with pastoral needs identified by the local Ordinary, yet one carried out as a work of the laity, as demanded by the very nature of the ministry. It is fitting that those called to the instituted ministry of Catechist be men and women of deep faith and human maturity, active participants in the life of the Christian community, capable of welcoming others, being generous and living a life of fraternal communion. They should also receive suitable biblical, theological, pastoral and pedagogical formation to be competent communicators of the truth of the faith and they should have some prior experience of catechesis (cf. SECOND VATICAN ECUMENICAL COUNCIL, Decree on the Pastoral Office of Bishops in the Church Christus Dominus, 14; CIC can. 231 §1; CCEO can. 409 §1). It is essential that they be faithful co-workers with priests and deacons, prepared to exercise their ministry wherever it may prove necessary, and motivated by true apostolic enthusiasm.

Therefore, after having taken all things into consideration, and by apostolic authority

I establish

the lay ministry of Catechist

The Congregation for Divine Worship and the Discipline of the Sacraments will soon publish the Rite of Institution of the lay ministry of Catechist.

9. I invite the Episcopal Conferences to render effective the ministry of Catechist, determining the necessary process of formation and the normative criteria for admission to this ministry and devising the most appropriate forms for the service which these men and women will be called to exercise in conformity with the content of this Apostolic Letter.

10. The Synods of the Oriental Churches or the Assemblies of Hierarchs may adopt what is established here for their respective Churches sui iuris, in accordance with their particular law.

11. Bishops should make every effort to comply with the exhortation of the Council Fathers: “Pastors… know that they were not established by Christ to undertake by themselves the entire saving mission of the Church to the world. They appreciate, rather, that it is their exalted task to shepherd the faithful and at the same time acknowledge their ministries and charisms so that all in their separate ways, but of one mind, may cooperate in the common task” (Lumen Gentium, 30). May the discernment of the gifts that the Holy Spirit never fails to grant to the Church sustain their efforts to make the lay ministry of Catechist effective for the growth of their communities.

I order that what has been laid down by this Apostolic Letter issued “Motu Proprio” have firm and stable effect, anything to the contrary notwithstanding, even if worthy of special mention, and that it be promulgated by publication in L’Osservatore Romano, taking effect that same day, and published thereafter in the official commentary of the Acta Apostolicae Sedis.

Given in Rome, at Saint John Lateran, on the tenth day of May in the year 2021, the liturgical memorial of Saint John of Avila, Priest and Doctor of the Church, the ninth of my Pontificate.

FRANCIS

Traduzione in lingua tedesca

APOSTOLISCHES SCHREIBEN

IN FORM EINES „MOTU PROPRIO

VON PAPST

FRANZISKUS

Antiquum ministerium

ZUR EINFÜHRUNG DES

DIENSTES DES KATECHETEN

1. Der Dienst des Katecheten in der Kirche ist sehr alt. Es herrscht unter den Theologen Einvernehmen darüber, dass die ersten Beispiele bereits in den Schriften des Neuen Testaments zu finden sind. Der Dienst des Lehrens findet seine erste keimhafte Form in den „Lehrern“, die der Apostel in seinem Brief an die Gemeinde von Korinth erwähnt: »So hat Gott in der Kirche die einen erstens als Apostel eingesetzt, zweitens als Propheten, drittens als Lehrer; ferner verlieh er die Kraft, Machttaten zu wirken, sodann die Gaben, Krankheiten zu heilen, zu helfen, zu leiten, endlich die verschiedenen Arten von Zungenrede. Sind etwa alle Apostel, alle Propheten, alle Lehrer? Haben alle die Kraft, Machttaten zu wirken? Besitzen alle die Gabe, Krankheiten zu heilen? Reden alle in Zungen? Können alle übersetzen? Strebt aber nach den höheren Gnadengaben! Dazu zeige ich euch einen überragenden Weg« (1 Kor 12,28-31).

Lukas beginnt sein Evangelium mit dem Bekenntnis: »Nun habe auch ich mich entschlossen, nachdem ich allem von Beginn an sorgfältig nachgegangen bin, es für dich, hochverehrter Theophilus, der Reihe nach aufzuschreiben. So kannst du dich von der Zuverlässigkeit der Lehre überzeugen, in der du unterwiesen wurdest« (Lk 1,3-4). Der Evangelist scheint sich der Tatsache bewusst zu sein, dass er mit seinen Schriften eine besondere Form der Unterweisung zur Verfügung stellt, die es ermöglicht, denjenigen, die bereits die Taufe empfangen haben, Beständigkeit und Kraft zu verleihen. Der Apostel Paulus kommt erneut auf das Thema zu sprechen, wenn er den Galatern empfiehlt: »Wer im Wort des Evangeliums unterwiesen wird, lasse den, der ihn unterweist, an allen Gütern teilhaben« (Gal 6,6). Wie zu bemerken ist, fügt der Text eine grundlegende Besonderheit hinzu: die Lebensgemeinschaft als Merkmal für die Fruchtbarkeit der wahren Katechese, die man empfangen hat.

2. Von ihren Anfängen an kannte die christliche Gemeinschaft eine allgemeine Form von Diensten, die sich konkretisiert hat im Dienst von Männern und Frauen, die, dem Wirken des Heiligen Geistes gehorsam, ihr Leben dem Aufbau der Kirche gewidmet haben. Die Charismen, mit denen der Heilige Geist die Getauften stets erfüllt hat, fanden zu bestimmten Zeiten eine sichtbare und greifbare Gestalt des direkten Dienstes an der christlichen Gemeinschaft in ihren vielfältigen Ausdrucksweisen, so dass sie als eine für die Gemeinschaft unerlässliche „Diakonie“ anerkannt wurden. Der Apostel Paulus bringt dies verbindlich zum Ausdruck, wenn er bezeugt: »Es gibt verschiedene Gnadengaben, aber nur den einen Geist. Es gibt verschiedene Dienste, aber nur den einen Herrn. Es gibt verschiedene Kräfte, die wirken, aber nur den einen Gott: Er bewirkt alles in allen. Jedem aber wird die Offenbarung des Geistes geschenkt, damit sie anderen nützt. Dem einen wird vom Geist die Gabe geschenkt, Weisheit mitzuteilen, dem anderen durch denselben Geist die Gabe, Erkenntnis zu vermitteln, einem anderen in demselben Geist Glaubenskraft, einem anderen – immer in dem einen Geist – die Gabe, Krankheiten zu heilen, einem anderen Kräfte, Machttaten zu wirken, einem anderen prophetisches Reden, einem anderen die Fähigkeit, die Geister zu unterscheiden, wieder einem anderen verschiedene Arten von Zungenrede, einem anderen schließlich die Gabe, sie zu übersetzen. Das alles bewirkt ein und derselbe Geist; einem jeden teilt er seine besondere Gabe zu, wie er will« (1 Kor 12,4-11).

In der großen charismatischen Tradition des Neuen Testaments kann man also die tatkräftige Präsenz von Getauften erkennen, die den Dienst ausgeübt haben, die Lehre der Apostel und Evangelisten in organischer, dauerhafter und mit den verschiedenen Anlässen des Lebens verbundener Art und Weise weiterzugeben (vgl. Zweites Ökumenisches Vatikanisches Konzil, Dogmatische Konstitution Dei Verbum, 8). Die Kirche wollte diesen Dienst als konkrete Ausdrucksform des persönlichen Charismas anerkennen, der in nicht geringem Maße ihren Evangelisierungsauftrag unterstützt hat. Der Blick auf das Leben der ersten christlichen Gemeinschaften, die sich für die Verbreitung und das Wachstum des Evangeliums eingesetzt haben, spornt auch heute die Kirche an, zu erfassen, welches die neuen Ausdrucksformen sein können, mit denen sie dem Wort des Herrn weiterhin treu bleiben kann, damit sein Evangelium zu allen Geschöpfen gelangen kann.

3. Die gesamte Geschichte der Evangelisierung der vergangenen zwei Jahrtausende zeigt ganz klar, wie wichtig die Sendung der Katecheten war. Bischöfe, Priester und Diakone haben gemeinsam mit vielen Männern und Frauen des geweihten Lebens ihr Leben der katechetischen Unterweisung gewidmet, damit der Glaube eine tragfähige Stütze für das persönliche Leben jedes Menschen sei. Einige von ihnen haben außerdem andere Brüder und Schwestern um sich geschart, die dasselbe Charisma teilten, und so sind Ordensgemeinschaften entstanden, die sich ganz in den Dienst der Katechese stellen.

Man darf die unzählbare Menge von Laien nicht vergessen, die durch die katechetische Unterweisung unmittelbar an der Verbreitung des Evangeliums mitgewirkt haben. Männer und Frauen, die beseelt von einem tiefen Glauben und als authentische Zeugen der Heiligkeit in einigen Fällen auch Gemeinden gegründet und sogar ihr Leben hingegeben haben. Zahlreiche fähige, standhafte Katecheten leiten auch in unseren Tagen in verschiedenen Regionen der Welt Gemeinden und üben bei der Weitergabe und der Vertiefung des Glaubens eine unersetzliche Mission aus. Die große Schar der seligen, heiligen und als Märtyrer gestorbenen Katecheten hat die Sendung der Kirche geprägt: Es lohnt sich, sie zu kennen, denn sie stellt eine fruchtbare Quelle nicht nur für die Katechese, sondern auch für die Geschichte der christlichen Spiritualität insgesamt dar.

4. Seit dem Zweiten Ökumenischen Vatikanischen Konzil hat die Kirche mit erneuertem Bewusstsein wahrgenommen, wie wichtig der Einsatz der Laien im Werk der Evangelisierung ist. Die Konzilsväter haben mehrfach unterstrichen, wie notwendig die direkte Einbeziehung von gläubigen Laien in den verschiedenen Formen, in denen ihr Charisma zum Ausdruck kommen kann, für die „plantatio Ecclesiae“ und die Entwicklung der christlichen Gemeinschaft ist. »Ebenso verdient die Schar der Katechisten Anerkennung, Männer wie Frauen, die so große Verdienste um das Werk der Heidenmission haben. Erfüllt von apostolischer Gesinnung, leisten sie mit vielen Mühen ihren einzigartigen und unersetzlichen Beitrag zur Verbreitung des Glaubens und der Kirche. Das Amt der Katechisten hat in unseren Tagen, da es für die Glaubensunterweisung solcher Massen und den Seelsorgedienst nur wenige Kleriker gibt, allergrößte Bedeutung« (Zweites Ökumenisches Vatikanisches Konzil, Dekret Ad gentes, 17).

Neben der reichhaltigen Lehre des Konzils ist es notwendig, auf das beständige Interesse der Päpste, der Bischofssynode, der Bischofskonferenzen und der einzelnen Hirten Bezug zu nehmen, die im Laufe der vergangenen Jahrzehnte eine bemerkenswerte Erneuerung der Katechese bewirkt haben. Der Katechismus der Katholischen Kirche, das Apostolische Schreiben Catechesi tradendae, das Allgemeine Katechetische Direktorium, das Allgemeine Direktorium für die Katechese und das kürzlich veröffentlichte Direktorium für die Katechese sind zusammen mit den vielen nationalen, regionalen und diözesanen Katechismen ein Ausdruck der zentralen Bedeutung der katechetischen Unterweisung, die Unterricht, Aus- und Weiterbildung der Gläubigen stark in den Vordergrund rückt.

5. Ohne dem eigenen Auftrag des Bischofs, in seiner Diözese gemeinsam mit dem Presbyterium in derselben pastorale Sorge erster Katechet zu sein, und ebenso wenig der besonderen Verantwortung der Eltern in Bezug auf die christliche Erziehung ihrer Kinder (vgl. Can. 774 §2 CIC; Can. 618 CCEO) Abbruch zu tun, ist es notwendig, die Präsenz von Laien anzuerkennen, die sich kraft ihrer Taufe berufen fühlen, am Dienst der Katechese mitzuarbeiten (vgl. Can. 225 CIC; Cann. 401 und 406 CCEO). Diese Präsenz erweist sich in unseren Tagen als noch dringlicher aufgrund des erneuerten Bewusstseins für die Evangelisierung in der Welt von heute (vgl. Apostolisches Schreiben Evangelii gaudium, 163-168) und des Vorherrschens einer globalisierten Kultur (vgl. Enzyklika Fratelli tutti, 100.138), die eine authentische Begegnung mit den jungen Generationen erforderlich macht. Dabei darf man die Notwendigkeit von kreativen Methoden und Mitteln nicht vergessen, die die Verkündigung des Evangeliums in Einklang bringen mit der missionarischen Neuausrichtung, die die Kirche in Gang gesetzt hat. Treue zur Vergangenheit und Verantwortung für die Gegenwart sind die unerlässlichen Bedingungen, damit die Kirche ihre Sendung in der Welt erfüllen kann.

Die persönliche Begeisterung jedes Getauften neu zu wecken und das Bewusstsein zu verlebendigen, zur Erfüllung der eigenen Sendung in der Gemeinde berufen zu sein, erfordert, auf die Stimme des Heiligen Geistes zu hören, der es nie an seiner fruchtbaren Gegenwart fehlen lässt (vgl. Can. 774 §1 CIC; Can. 617 CCEO). Der Geist beruft auch heute Männer und Frauen, damit sie sich auf den Weg machen, um den vielen entgegenzukommen, die darauf warten, das Schöne, Gute und Wahre des christlichen Glaubens kennenzulernen. Es ist Aufgabe der Hirten, diesen Weg zu unterstützen und das Leben der christlichen Gemeinschaft durch die Anerkennung der Dienste von Laien zu bereichern, die in der Lage sind, durch das »Eindringen christlicher Werte in die soziale, politische und wirtschaftliche Welt« (Evangelii gaudium, 102) zur Verwandlung der Gesellschaft beizutragen.

6. Das Apostolat der Laien besitzt einen unbestreitbaren Wert für die Welt. Es verlangt, »in der Verwaltung und gottgemäßen Regelung der zeitlichen Dinge das Reich Gottes zu suchen« (Zweites Ökumenisches Vatikanisches Konzil, Lumen gentium, 31). Ihr tägliches Leben ist durchzogen von familiären und sozialen Beziehungen, wodurch aufgezeigt wird, wie sie »besonders dazu berufen [sind], die Kirche an jenen Stellen und in den Verhältnissen anwesend und wirksam zu machen, wo die Kirche nur durch sie das Salz der Erde werden kann« (Lumen gentium, 33). Es ist gut, daran zu erinnern, dass die Laien über dieses Apostolat hinaus »in verschiedener Weise zu unmittelbarerer Mitarbeit mit dem Apostolat der Hierarchie berufen werden, nach Art jener Männer und Frauen, die den Apostel Paulus in der Verkündigung des Evangeliums unterstützten und sich sehr im Herrn mühten« (Lumen gentium, 33).

Die besondere Aufgabe, die der Katechet ausübt, erlangt indes im Rahmen der anderen in der christlichen Gemeinschaft vorhandenen Dienste ihre Eigenart. Denn der Katechet ist in erster Linie berufen, seine Kompetenz im pastoralen Dienst der Glaubensvermittlung zum Ausdruck zu bringen, die sich in verschiedenen Etappen entwickelt: von der Erstverkündigung, die in das Kerygma einführt, über den Unterricht, der das Bewusstsein für das neue Leben in Christus wachsen lässt und insbesondere auf die Sakramente der christlichen Initiation vorbereitet, bis hin zur ständigen Weiterbildung, die jeden Getauften in die Lage versetzt, stets bereit zu sein, »jedem Rede und Antwort zu stehen, der von euch Rechenschaft fordert über die Hoffnung, die euch erfüllt« (1 Petr 3,15). Der Katechet ist Zeuge des Glaubens, Lehrer und Mystagoge zugleich sowie Begleiter und Pädagoge, der im Namen der Kirche unterweist. Diese Identität kann sich nur durch Gebet, Studium und direkte Teilnahme am Leben der Gemeinde kohärent und verantwortlich entwickeln (vgl. Päpstlicher Rat zur Förderung der Neuevangelisierung, Direktorium für die Katechese, 113).

7. Mit Weitblick erließ der heilige Paul VI. das Apostolische Schreiben Ministeria quaedam nicht nur in der Absicht, den Dienst des Lektors und des Akolythen den geänderten Zeitumständen anzupassen (vgl. Apostolisches Schreiben Spiritus Domini), sondern auch um die Bischofskonferenzen anzuregen, weitere Dienstämter zu fördern, darunter den des Katecheten: „Es steht nichts im Wege, dass die Bischofskonferenzen außer den in der Lateinischen Kirche allen gemeinsamen Diensten noch andere vom Apostolischen Stuhl erbitten, deren Einführung sie in ihrem Land aus besonderen Gründen für notwendig oder sehr nützlich erachten. Dazu gehören zum Beispiel die Dienste des Ostiariers, des Exorzisten und des Katecheten.“ Dieselbe eindringliche Aufforderung kehrt im Apostolischen Schreiben Evangelii nuntiandi mit der Bitte wieder, die gegenwärtigen Bedürfnisse der christlichen Gemeinschaft in treuer Kontinuität zu ihren Ursprüngen zu deuten und neue Formen des Dienstes für eine erneuerte Pastoral zu finden: »Solche Ämter, die zwar neu in ihrer Erscheinungsform, aber doch sehr mit den Erfahrungen zusammenhängen, die die Kirche im Laufe ihrer Geschichte gemacht hat – z. B. das Amt des Katecheten […] –, sind alle wertvoll für die Einpflanzung, das Leben und Wachsen der Kirche, für die ihr eigene Fähigkeit, in ihre Umgebung und bis hin zu den Fernstehenden auszustrahlen« (Hl. Paul VI., Apostolisches Schreiben Evangelii nuntiandi, 73).

Es ist demnach unleugbar: »Das Bewusstsein der Identität und des Auftrags der Laien in der Kirche ist gewachsen. Wir verfügen über ein zahlenmäßig starkes, wenn auch nicht ausreichendes Laientum mit einem verwurzelten Gemeinschaftssinn und einer großen Treue zum Einsatz in der Nächstenliebe, der Katechese, der Feier des Glaubens« (Evangelii gaudium, 102). Daraus folgt, dass die Übernahme eines laikalen Dienstes wie den des Katecheten den für jeden Getauften charakteristischen missionarischen Einsatz hervorhebt. Dieser hat jedoch in vollständig laiengemäßer (säkularer) Form stattzufinden, ohne irgendeiner Ausdrucksweise der Klerikalisierung zu verfallen.

8. Dieser Dienst weist starke Züge einer Art von Berufung auf, die eine entsprechende Unterscheidung von Seiten des Bischofs erfordert und durch den Beauftragungsritus hervorgehoben wird. Denn es handelt sich um einen dauerhaften Dienst an der Ortskirche entsprechend der vom Ortsordinarius erkannten pastoralen Erfordernisse, der aber auf laikale Weise durchgeführt wird, wie es das Wesen dieses Dienstes erfordert. Es ist gut, wenn Männer und Frauen mit einem tiefen Glauben und menschlicher Reife zu diesem Katechetendienst berufen werden. Sie sollen am Leben der christlichen Gemeinde aktiv teilnehmen, die Menschen annehmen können, großherzig und fähig zu geschwisterlicher Gemeinschaft sein. Sie sollen die gebührende biblische, theologische, pastorale und pädagogische Ausbildung erhalten, um aufmerksame Kommunikatoren der Glaubenswahrheiten zu sein, und sie sollen bereits eine vorhergehende Erfahrung in der Katechese haben (vgl. Zweites Ökumenisches Vatikanisches Konzil, Dekret Christus Dominus, 14; Can. 231 §1 CIC; Can. 409 §1 CCEO). Es wird vorausgesetzt, dass sie treue Mitarbeiter der Priester und Diakone sind, bereit, ihren Dienst dort auszuüben, wo es notwendig ist, und beseelt von wahrem apostolischen Eifer.

Nach reiflicher Überlegung und kraft apostolischer Vollmacht

errichte ich

den laikalen Dienst des Katecheten

Die Kongregation für den Gottesdienst und die Sakramentenordnung wird in Kürze den Ritus der Beauftragung für den laikalen Dienst des Katecheten veröffentlichen.

9. Ich lade die Bischofskonferenzen ein, den Dienst des Katecheten in die Praxis umzusetzen, indem sie den notwendigen Ausbildungsweg sowie Normen und Kriterien für den Zugang zu diesem Dienst festlegen. Dabei sollen sie dem im vorliegenden Apostolischen Schreiben Gesagten entsprechend angemessene Formen für den Dienst finden, zu dessen Erfüllung der Katechet berufen ist.

10. Die Synoden der Orientalischen Kirchen oder die Versammlungen der Hierarchen können das hier Festgelegte für ihre jeweiligen Kirchen sui iuris auf der Grundlage des eigenen Sonderrechtes rezipieren.

11. Die Hirten sollen sich weiterhin die folgende Mahnung der Konzilsväter zu eigen machen: »Sie wissen ja, dass sie von Christus nicht bestellt sind, um die ganze Heilsmission der Kirche an der Welt allein auf sich zu nehmen, sondern dass es ihre vornehmliche Aufgabe ist, die Gläubigen so als Hirten zu führen und ihre Dienstleistungen und Charismen so zu prüfen, dass alle in ihrer Weise zum gemeinsamen Werk einmütig zusammenarbeiten« (Lumen gentium, 30). Die Unterscheidung der Gaben, an denen es der Heilige Geist seiner Kirche nie fehlen lässt, möge für sie die gebührende Stütze sein, um den Dienst des Katecheten zum Wachstum ihrer Gemeinden in die Praxis umzusetzen.

Ich ordne an, dass alles, was in diesem in Form eines „Motu Proprio“ erlassenen Apostolischen Schreiben bestimmt worden ist, fest und dauerhaft in Kraft tritt, ungeachtet aller entgegenstehenden Bestimmungen, selbst wenn sie besonderer Erwähnung würdig wären, und lege fest, dass es durch Veröffentlichung im L‘Osservatore Romano promulgiert wird und am selben Tag in Kraft tritt sowie später im offiziellen Publikationsorgan Acta Apostolicae Sedis herausgegeben wird.

Gegeben zu Rom, bei St. Johannes im Lateran, am 10. Mai des Jahres 2021, liturgischer Gedenktag des heiligen Johannes von Avila, Priester und Kirchenlehrer, im neunten Jahr meines Pontifikats.

FRANZISKUS

Traduzione in lingua spagnola

Carta Apostólica

en forma de «Motu Proprio»

del Sumo Pontífice

Francisco

Antiquum ministerium

con la que se instituye el

Ministerio de Catequista

1. El ministerio de Catequista en la Iglesia es muy antiguo. Entre los teólogos es opinión común que los primeros ejemplos se encuentran ya en los escritos del Nuevo Testamento. El servicio de la enseñanza encuentra su primera forma germinal en los “maestros”, a los que el Apóstol hace referencia al escribir a la comunidad de Corinto: «Dios dispuso a cada uno en la Iglesia así: en primer lugar están los apóstoles; en segundo lugar, los profetas, y en tercer lugar, los maestros; enseguida vienen los que tienen el poder de hacer milagros, luego los carismas de curación de enfermedades, de asistencia a los necesitados, de gobierno y de hablar un lenguaje misterioso. ¿Acaso son todos apóstoles?, ¿o todos profetas?, ¿o todos maestros?, ¿o todos pueden hacer milagros?, ¿o tienen todos el carisma de curar enfermedades?, ¿o hablan todos un lenguaje misterioso?, ¿o todos interpretan esos lenguajes? Prefieran los carismas más valiosos. Es más, les quiero mostrar un carisma excepcional» (1 Co 12,28-31).

El mismo Lucas al comienzo de su Evangelio afirma: «También yo, ilustre Teófilo, investigué todo con cuidado desde sus orígenes y me pareció bien escribirte este relato ordenado, para que conozcas la solidez de las enseñanzas en que fuiste instruido» (1,3-4). El evangelista parece ser muy consciente de que con sus escritos está proporcionando una forma específica de enseñanza que permite dar solidez y fuerza a cuantos ya han recibido el Bautismo. El apóstol Pablo vuelve a tratar el tema cuando recomienda a los Gálatas: «El que recibe instrucción en la Palabra comparta todos los bienes con su catequista» (6,6). El texto, como se constata, añade una peculiaridad fundamental: la comunión de vida como una característica de la fecundidad de la verdadera catequesis recibida.

2. Desde sus orígenes, la comunidad cristiana ha experimentado una amplia forma de ministerialidad que se ha concretado en el servicio de hombres y mujeres que, obedientes a la acción del Espíritu Santo, han dedicado su vida a la edificación de la Iglesia. Los carismas, que el Espíritu nunca ha dejado de infundir en los bautizados, encontraron en algunos momentos una forma visible y tangible de servicio directo a la comunidad cristiana en múltiples expresiones, hasta el punto de ser reconocidos como una diaconía indispensable para la comunidad. El apóstol Pablo se hace intérprete autorizado de esto cuando atestigua: «Existen diversos carismas, pero el Espíritu es el mismo. Existen diversos servicios, pero el Señor es el mismo. Existen diversas funciones, pero es el mismo Dios quien obra todo en todos. A cada uno, Dios le concede la manifestación del Espíritu en beneficio de todos. A uno, por medio del Espíritu, Dios le concede hablar con sabiduría, y a otro, según el mismo Espíritu, hablar con inteligencia. A uno, Dios le concede, por el mismo Espíritu, la fe, y a otro, por el único Espíritu, el carisma de sanar enfermedades. Y a otros hacer milagros, o la profecía, o el discernimiento de espíritus, o hablar un lenguaje misterioso, o interpretar esos lenguajes. Todo esto lo realiza el mismo y único Espíritu, quien distribuye a cada uno sus dones como él quiere» (1 Co 12,4-11).

Por lo tanto, dentro de la gran tradición carismática del Nuevo Testamento, es posible reconocer la presencia activa de bautizados que ejercieron el ministerio de transmitir de forma más orgánica, permanente y vinculada a las diferentes circunstancias de la vida, la enseñanza de los apóstoles y los evangelistas (cf. Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Dei Verbum, 8). La Iglesia ha querido reconocer este servicio como una expresión concreta del carisma personal que ha favorecido grandemente el ejercicio de su misión evangelizadora. Una mirada a la vida de las primeras comunidades cristianas que se comprometieron en la difusión y el desarrollo del Evangelio, también hoy insta a la Iglesia a comprender cuáles puedan ser las nuevas expresiones con las que continúe siendo fiel a la Palabra del Señor para hacer llegar su Evangelio a toda criatura.

3. Toda la historia de la evangelización de estos dos milenios muestra con gran evidencia lo eficaz que ha sido la misión de los catequistas. Obispos, sacerdotes y diáconos, junto con tantos consagrados, hombres y mujeres, dedicaron su vida a la enseñanza catequética a fin de que la fe fuese un apoyo válido para la existencia personal de cada ser humano. Algunos, además, reunieron en torno a sí a otros hermanos y hermanas que, compartiendo el mismo carisma, constituyeron Órdenes religiosas dedicadas completamente al servicio de la catequesis.

No se puede olvidar a los innumerables laicos y laicas que han participado directamente en la difusión del Evangelio a través de la enseñanza catequística. Hombres y mujeres animados por una gran fe y auténticos testigos de santidad que, en algunos casos, fueron además fundadores de Iglesias y llegaron incluso a dar su vida. También en nuestros días, muchos catequistas capaces y constantes están al frente de comunidades en diversas regiones y desempeñan una misión insustituible en la transmisión y profundización de la fe. La larga lista de beatos, santos y mártires catequistas ha marcado la misión de la Iglesia, que merece ser conocida porque constituye una fuente fecunda no sólo para la catequesis, sino para toda la historia de la espiritualidad cristiana.

4. A partir del Concilio Ecuménico Vaticano II, la Iglesia ha percibido con renovada conciencia la importancia del compromiso del laicado en la obra de la evangelización. Los Padres conciliares subrayaron repetidamente cuán necesaria es la implicación directa de los fieles laicos, según las diversas formas en que puede expresarse su carisma, para la “plantatio Ecclesiae y el desarrollo de la comunidad cristiana. «Digna de alabanza es también esa legión tan benemérita de la obra de las misiones entre los gentiles, es decir, los catequistas, hombres y mujeres, que llenos de espíritu apostólico, prestan con grandes sacrificios una ayuda singular y enteramente necesaria para la propagación de la fe y de la Iglesia. En nuestros días, el oficio de los Catequistas tiene una importancia extraordinaria porque resultan escasos los clérigos para evangelizar tantas multitudes y para ejercer el ministerio pastoral» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 17).

Junto a la rica enseñanza conciliar, es necesario referirse al constante interés de los Sumos Pontífices, del Sínodo de los Obispos, de las Conferencias Episcopales y de los distintos Pastores que en el transcurso de estas décadas han impulsado una notable renovación de la catequesis. El Catecismo de la Iglesia Católica, la Exhortación apostólica Catechesi tradendae, el Directorio Catequístico General, el Directorio General para la Catequesis, el reciente Directorio para la Catequesis, así como tantos Catecismos nacionales, regionales y diocesanos, son expresión del valor central de la obra catequística que pone en primer plano la instrucción y la formación permanente de los creyentes.

5. Sin ningún menoscabo a la misión propia del Obispo, que es la de ser el primer catequista en su Diócesis junto al presbiterio, con el que comparte la misma cura pastoral, y a la particular responsabilidad de los padres respecto a la formación cristiana de sus hijos (cf. CIC c. 774 §2; CCEO c. 618), es necesario reconocer la presencia de laicos y laicas que, en virtud del propio bautismo, se sienten llamados a colaborar en el servicio de la catequesis (cf. CIC c. 225; CCEO cc. 401. 406). En nuestros días, esta presencia es aún más urgente debido a la renovada conciencia de la evangelización en el mundo contemporáneo (cf. Exhort. ap. Evangelii gaudium, 163-168), y a la imposición de una cultura globalizada (cf. Carta enc. Fratelli tutti, 100. 138), que reclama un auténtico encuentro con las jóvenes generaciones, sin olvidar la exigencia de metodologías e instrumentos creativos que hagan coherente el anuncio del Evangelio con la transformación misionera que la Iglesia ha emprendido. Fidelidad al pasado y responsabilidad por el presente son las condiciones indispensables para que la Iglesia pueda llevar a cabo su misión en el mundo.

Despertar el entusiasmo personal de cada bautizado y reavivar la conciencia de estar llamado a realizar la propia misión en la comunidad, requiere escuchar la voz del Espíritu que nunca deja de estar presente de manera fecunda (cf. CIC c. 774 §1; CCEO c. 617). El Espíritu llama también hoy a hombres y mujeres para que salgan al encuentro de todos los que esperan conocer la belleza, la bondad y la verdad de la fe cristiana. Es tarea de los Pastores apoyar este itinerario y enriquecer la vida de la comunidad cristiana con el reconocimiento de ministerios laicales capaces de contribuir a la transformación de la sociedad mediante «la penetración de los valores cristianos en el mundo social, político y económico» (Evangelii gaudium, 102).

6. El apostolado laical posee un valor secular indiscutible, que pide «tratar de obtener el reino de Dios gestionando los asuntos temporales y ordenándolos según Dios» (Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium, 31). Su vida cotidiana está entrelazada con vínculos y relaciones familiares y sociales que permiten verificar hasta qué punto «están especialmente llamados a hacer presente y operante a la Iglesia en aquellos lugares y circunstancias en que sólo puede llegar a ser sal de la tierra a través de ellos» (Lumen gentium, 33). Sin embargo, es bueno recordar que además de este apostolado «los laicos también pueden ser llamados de diversos modos a una colaboración más inmediata con el apostolado de la Jerarquía, al igual que aquellos hombres y mujeres que ayudaban al apóstol Pablo en la evangelización, trabajando mucho por el Señor» (Lumen gentium, 33).

La particular función desempeñada por el Catequista, en todo caso, se especifica dentro de otros servicios presentes en la comunidad cristiana. El Catequista, en efecto, está llamado en primer lugar a manifestar su competencia en el servicio pastoral de la transmisión de la fe, que se desarrolla en sus diversas etapas: desde el primer anuncio que introduce al kerygma, pasando por la enseñanza que hace tomar conciencia de la nueva vida en Cristo y prepara en particular a los sacramentos de la iniciación cristiana, hasta la formación permanente que permite a cada bautizado estar siempre dispuesto a «dar respuesta a todo el que les pida dar razón de su esperanza» (1 P 3,15). El Catequista es al mismo tiempo testigo de la fe, maestro y mistagogo, acompañante y pedagogo que enseña en nombre de la Iglesia. Una identidad que sólo puede desarrollarse con coherencia y responsabilidad mediante la oración, el estudio y la participación directa en la vida de la comunidad (cf. Pontificio Consejo para la Promoción de la Nueva Evangelización, Directorio para la Catequesis, 113).

7. Con clarividencia, san Pablo VI promulgó la Carta apostólica Ministeria quaedam con la intención no sólo de adaptar los ministerios de Lector y de Acólito al nuevo momento histórico (cf. Carta ap. Spiritus Domini), sino también para instar a las Conferencias Episcopales a ser promotoras de otros ministerios, incluido el de Catequista: «Además de los ministerios comunes a toda la Iglesia Latina, nada impide que las Conferencias Episcopales pidan a la Sede Apostólica la institución de otros que por razones particulares crean necesarios o muy útiles en la propia región. Entre estos están, por ejemplo, el oficio de Ostiario, de Exorcista y de Catequista». La misma apremiante invitación reapareció en la Exhortación apostólica Evangelii nuntiandi cuando, pidiendo saber leer las exigencias actuales de la comunidad cristiana en fiel continuidad con los orígenes, exhortaba a encontrar nuevas formas ministeriales para una pastoral renovada: «Tales ministerios, nuevos en apariencia pero muy vinculados a experiencias vividas por la Iglesia a lo largo de su existencia —por ejemplo, el de catequista […]—, son preciosos para la implantación, la vida y el crecimiento de la Iglesia y para su capacidad de irradiarse en torno a ella y hacia los que están lejos» (San Pablo VI, Exhort. ap. Evangelii nuntiandi, 73).

No se puede negar, por tanto, que «ha crecido la conciencia de la identidad y la misión del laico en la Iglesia. Se cuenta con un numeroso laicado, aunque no suficiente, con arraigado sentido de comunidad y una gran fidelidad en el compromiso de la caridad, la catequesis, la celebración de la fe» (Evangelii gaudium, 102). De ello se deduce que recibir un ministerio laical como el de Catequista da mayor énfasis al compromiso misionero propio de cada bautizado, que en todo caso debe llevarse a cabo de forma plenamente secular sin caer en ninguna expresión de clericalización.

8. Este ministerio posee un fuerte valor vocacional que requiere el debido discernimiento por parte del Obispo y que se evidencia con el Rito de Institución. En efecto, éste es un servicio estable que se presta a la Iglesia local según las necesidades pastorales identificadas por el Ordinario del lugar, pero realizado de manera laical como lo exige la naturaleza misma del ministerio. Es conveniente que al ministerio instituido de Catequista sean llamados hombres y mujeres de profunda fe y madurez humana, que participen activamente en la vida de la comunidad cristiana, que puedan ser acogedores, generosos y vivan en comunión fraterna, que reciban la debida formación bíblica, teológica, pastoral y pedagógica para ser comunicadores atentos de la verdad de la fe, y que hayan adquirido ya una experiencia previa de catequesis (cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Christus Dominus, 14; CIC c. 231 §1; CCEO c. 409 §1). Se requiere que sean fieles colaboradores de los sacerdotes y los diáconos, dispuestos a ejercer el ministerio donde sea necesario, y animados por un verdadero entusiasmo apostólico.

En consecuencia, después de haber ponderado cada aspecto, en virtud de la autoridad apostólica

instituyo

el ministerio laical de Catequista

La Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos se encargará en breve de publicar el Rito de Institución del ministerio laical de Catequista.

9. Invito, pues, a las Conferencias Episcopales a hacer efectivo el ministerio de Catequista, estableciendo el necesario itinerario de formación y los criterios normativos para acceder a él, encontrando las formas más coherentes para el servicio que ellos estarán llamados a realizar en conformidad con lo expresado en esta Carta apostólica.

10. Los Sínodos de las Iglesias Orientales o las Asambleas de los Jerarcas podrán acoger lo aquí establecido para sus respectivas Iglesias sui iuris, en base al propio derecho particular.

11. Los Pastores no dejen de hacer propia la exhortación de los Padres conciliares cuando recordaban: «Saben que no han sido instituidos por Cristo para asumir por sí solos toda la misión salvífica de la Iglesia en el mundo, sino que su eminente función consiste en apacentar a los fieles y reconocer sus servicios y carismas de tal suerte que todos, a su modo, cooperen unánimemente en la obra común» (Lumen gentium, 30). Que el discernimiento de los dones que el Espíritu Santo nunca deja de conceder a su Iglesia sea para ellos el apoyo necesario a fin de hacer efectivo el ministerio de Catequista para el crecimiento de la propia comunidad.

Lo establecido con esta Carta apostólica en forma de “Motu Proprio”, ordeno que tenga vigencia de manera firme y estable, no obstante cualquier disposición contraria, aunque sea digna de particular mención, y que sea promulgada mediante su publicación en L’Osservatore Romano, entrando en vigor el mismo día, y sucesivamente se publique en el comentario oficial de las Acta Apostolicae Sedis.

Dado en Roma, junto a San Juan de Letrán, el día 10 de mayo del año 2021, Memoria litúrgica de san Juan de Ávila, presbítero y doctor de la Iglesia, noveno de mi pontificado.

FRANCISCO

Traduzione in lingua portoghese

Carta Apostólica

sob forma de «Motu Proprio»

do Sumo Pontífice

Francisco

Antiquum ministerium

pela qual se institui o

ministério de Catequista

1. MINISTÉRIO ANTIGO é o de Catequista na Igreja. Os teólogos pensam, comumente, que se encontram os primeiros exemplos já nos escritos do Novo Testamento. A primeira forma, germinal, deste serviço do ensinamento achar-se-ia nos «mestres» mencionados pelo apóstolo Paulo ao escrever à comunidade de Corinto: «E aqueles que Deus estabeleceu na Igreja são, em primeiro lugar, apóstolos; em segundo, profetas; em terceiro, mestres; em seguida, há o dom dos milagres, depois o das curas, o das obras de assistência, o de governo e o das diversas línguas. Porventura são todos apóstolos? São todos profetas? São todos mestres? Fazem todos milagres? Possuem todos o dom das curas? Todos falam línguas? Todos as interpretam? Aspirai, porém, aos melhores dons. Aliás vou mostrar-vos um caminho que ultrapassa todos os outros» (1 Cor 12, 28-31).

O próprio Lucas afirma, na abertura do seu Evangelho: «Resolvi eu também, depois de tudo ter investigado cuidadosamente desde a origem, expô-los [os factos que entre nós se consumaram] a ti por escrito e pela sua ordem, caríssimo Teófilo, a fim de reconheceres a solidez da doutrina em que foste instruído» (Lc 1, 3-4). O evangelista parece bem ciente de estar a fornecer, com os seus escritos, uma forma específica de ensinamento que permite dar solidez e vigor a quantos já receberam o Batismo. E voltando ao mesmo tema, o apóstolo Paulo recomenda aos Gálatas: «Mas quem está a ser instruído na Palavra esteja em comunhão com aquele que o instrui, em todos os bens» (Gal 6, 6). Como se vê, o texto acrescenta uma peculiaridade fundamental: a comunhão de vida como caraterística da fecundidade da verdadeira catequese recebida.

2. Desde os seus primórdios, a comunidade cristã conheceu uma forma difusa de ministerialidade, concretizada no serviço de homens e mulheres que, obedientes à ação do Espírito Santo, dedicaram a sua vida à edificação da Igreja. Os carismas, que o Espírito nunca deixou de infundir nos batizados, tomaram em certos momentos uma forma visível e palpável de serviço à comunidade cristã nas suas múltiplas expressões, chegando ao ponto de ser reconhecido como uma diaconia indispensável para a comunidade. E assim o interpreta o apóstolo Paulo, com a sua autoridade, quando afirma: «Há diversidade de dons, mas o Espírito é o mesmo; há diversidade de serviços, mas o Senhor é o mesmo; há diversos modos de agir, mas é o mesmo Deus que realiza tudo em todos. A cada um é dada a manifestação do Espírito, para proveito comum. A um é dada, pela ação do Espírito, uma palavra de sabedoria; a outro, uma palavra de ciência, segundo o mesmo Espírito; a outro, a fé, no mesmo Espírito; a outro, o dom das curas, no único Espírito; a outro, o poder de fazer milagres; a outro, a profecia; a outro, o discernimento dos espíritos; a outro, a variedade de línguas; a outro, por fim, a interpretação das línguas. Tudo isto, porém, o realiza o único e o mesmo Espírito, distribuindo a cada um, conforme lhe apraz» (1 Cor 12, 4-11).

Por conseguinte é possível reconhecer, dentro da grande tradição carismática do Novo Testamento, a presença concreta de batizados que exerceram o ministério de transmitir, de forma mais orgânica, permanente e associada com as várias circunstâncias da vida, o ensinamento dos apóstolos e dos evangelistas (cf. Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Dei Verbum, 8). A Igreja quis reconhecer este serviço como expressão concreta do carisma pessoal, que tanto favoreceu o exercício da sua missão evangelizadora. Olhar para a vida das primeiras comunidades cristãs, que se empenharam na difusão e progresso do Evangelho, estimula também hoje a Igreja a perceber quais possam ser as novas expressões para continuarmos a permanecer fiéis à Palavra do Senhor, a fim de fazer chegar o seu Evangelho a toda a criatura.

3. Toda a história da evangelização destes dois milénios manifesta, com grande evidência, como foi eficaz a missão dos catequistas. Bispos, sacerdotes e diáconos, juntamente com muitos homens e mulheres de vida consagrada, dedicaram a sua vida à instrução catequética, para que a fé fosse um válido sustentáculo para a existência pessoal de cada ser humano. Além disso, alguns reuniram à sua volta outros irmãos e irmãs, que, partilhando o mesmo carisma, constituíram Ordens religiosas totalmente dedicadas ao serviço da catequese.

Não se pode esquecer a multidão incontável de leigos e leigas que tomaram parte, diretamente, na difusão do Evangelho através do ensino catequístico. Homens e mulheres, animados por uma grande fé e verdadeiras testemunhas de santidade, que, em alguns casos, foram mesmo fundadores de Igrejas, chegando até a dar a sua vida. Também nos nossos dias, há muitos catequistas competentes e perseverantes que estão à frente de comunidades em diferentes regiões, realizando uma missão insubstituível na transmissão e aprofundamento da fé. A longa série de Beatos, Santos e Mártires catequistas que marcou a missão da Igreja, merece ser conhecida, pois constitui uma fonte fecunda não só para a catequese, mas também para toda a história da espiritualidade cristã.

4. A partir do Concílio Ecuménico Vaticano II, a Igreja apercebeu-se, com renovada consciência, da importância do compromisso do laicado na obra de evangelização. Os Padres conciliares reafirmaram várias vezes a grande necessidade que há, tanto para a implantação da Igreja como para o crescimento da comunidade cristã, do envolvimento direto dos fiéis leigos nas várias formas em que se pode exprimir o seu carisma. «É digno de elogio aquele exército com tantos méritos na obra das missões entre pagãos, o exército dos catequistas, homens e mulheres, que, cheios do espírito apostólico, prestam com grandes trabalhos uma ajuda singular e absolutamente necessária à expansão da fé e da Igreja. Hoje em dia, em razão da escassez de clero para evangelizar tão grandes multidões e exercer o ministério pastoral, o ofício dos catequistas tem muitíssima importância» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 17).

A par do rico ensinamento conciliar, é preciso referir o interesse constante dos Sumos Pontífices, do Sínodo dos Bispos, das Conferências Episcopais e dos vários Pastores, que, no decorrer destas décadas, imprimiram uma notável renovação à catequese. O Catecismo da Igreja Católica, a Exortação apostólica Catechesi tradendae, o Diretório Catequístico Geral, o Diretório Geral da Catequese, o recente Diretório da Catequese, juntamente com inúmeros Catecismos nacionais, regionais e diocesanos são expressão do valor central da obra catequística, que coloca em primeiro plano a instrução e a formação permanente dos crentes.

5. Sem diminuir em nada a missão própria do Bispo – de ser o primeiro Catequista na sua diocese, juntamente com o presbitério que partilha com ele a mesma solicitude pastoral – nem a responsabilidade peculiar dos pais relativamente à formação cristã dos seus filhos (cf. CIC cân. 774 §2; CCEO cân. 618), é necessário reconhecer a presença de leigos e leigas que, em virtude do seu Batismo, se sentem chamados a colaborar no serviço da catequese (cf. CIC cân. 225; CCEO câns. 401 e 406). Esta presença torna-se ainda mais urgente nos nossos dias, devido à renovada consciência da evangelização no mundo contemporâneo (cf. Francisco, Exort. ap. Evangelii gaudium, 163-168) e à imposição duma cultura globalizada (cf. Francisco, Carta enc. Fratelli tutti, 100.138), que requer um encontro autêntico com as jovens gerações, sem esquecer a exigência de metodologias e instrumentos criativos que tornem o anúncio do Evangelho coerente com a transformação missionária que a Igreja abraçou. Fidelidade ao passado e responsabilidade pelo presente são as condições indispensáveis para que a Igreja possa desempenhar a sua missão no mundo.

Despertar o entusiasmo pessoal de cada batizado e reavivar a consciência de ser chamado a desempenhar a sua missão na comunidade requer a escuta da voz do Espírito que nunca deixa faltar a sua presença fecunda (cf. CIC cân. 774 §1; CCEO cân. 617). O Espírito chama, também hoje, homens e mulheres para irem ao encontro de tantas pessoas que esperam conhecer a beleza, a bondade e a verdade da fé cristã. É tarefa dos Pastores sustentar este percurso e enriquecer a vida da comunidade cristã com o reconhecimento de ministérios laicais capazes de contribuir para a transformação da sociedade através da «penetração dos valores cristãos no mundo social, político e económico» (Evangelii gaudium, 102).

6. O apostolado laical possui, indiscutivelmente, uma valência secular. Esta exige «procurar o Reino de Deus, tratando das realidades temporais e ordenando-as segundo Deus» (Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium, 31). A sua vida diária é tecida de encontros e relações familiares e sociais, o que permite verificar como «são especialmente chamados a tornarem a Igreja presente e ativa naqueles locais e circunstâncias em que, só por meio deles, ela pode ser o sal da terra» (Lumen gentium, 33). Entretanto é bom recordar que, além deste apostolado, «os leigos podem ainda ser chamados, por diversos modos, a uma colaboração mais imediata no apostolado da Hierarquia, à semelhança daqueles homens e mulheres que ajudavam o apóstolo Paulo no Evangelho, trabalhando muito no Senhor» (Lumen gentium, 33).

No entanto, a função peculiar desempenhada pelo Catequista especifica-se dentro doutros serviços presentes na comunidade cristã. Com efeito, o Catequista é chamado, antes de mais nada, a exprimir a sua competência no serviço pastoral da transmissão da fé que se desenvolve nas suas diferentes etapas: desde o primeiro anúncio que introduz no querigma, passando pela instrução que torna conscientes da vida nova em Cristo e prepara de modo particular para os sacramentos da iniciação cristã, até à formação permanente que consente que cada batizado esteja sempre pronto «a dar a razão da sua esperança a todo aquele que lha peça» (cf. 1 Ped 3, 15). O Catequista é simultaneamente testemunha da fé, mestre e mistagogo, acompanhante e pedagogo que instrui em nome da Igreja. Uma identidade que só mediante a oração, o estudo e a participação direta na vida da comunidade é que se pode desenvolver com coerência e responsabilidade (cf. Cons. Pont. para a Promoção da Nova Evangelização, Diretório da Catequese, 113).

7. Com grande clarividência, São Paulo VI emanou a Carta apostólica Ministeria quaedam tendo em vista não só adaptar ao novo momento histórico os ministérios de Leitor e Acólito (cf. Carta ap. Spiritus Domini), mas também pedir às Conferências Episcopais para promoverem outros ministérios, entre os quais o de Catequista: «Além destes ministérios comuns a toda a Igreja Latina, nada impede que as Conferências Episcopais peçam outros à Sé Apostólica, se, por motivos particulares, julgarem a sua instituição necessária ou muito útil na sua região. Tais são, por exemplo, as funções de Ostiário, de Exorcista e de Catequista». O mesmo instante convite voltava na Exortação apostólica Evangelii nuntiandi, quando, ao pedir para saber ler as exigências atuais da comunidade cristã numa continuidade fiel com as origens, exortava a encontrar novas formas ministeriais para uma pastoral renovada: «Tais ministérios, novos na aparência mas muito ligados a experiências vividas pela Igreja ao longo da sua existência – por exemplo, o de Catequista (…) – , são preciosos para a implantação, a vida e o crescimento da Igreja e para a sua capacidade de irradiar a própria mensagem à sua volta e para aqueles que estão distantes» (São Paulo VI, Exort. ap. Evangelii nuntiandi, 73).

Com efeito, não se pode negar que «cresceu a consciência da identidade e da missão dos leigos na Igreja. Embora não suficiente, pode-se contar com um numeroso laicado, dotado de um arreigado sentido de comunidade e uma grande fidelidade ao compromisso da caridade, da catequese, da celebração da fé» (Evangelii gaudium, 102). Por conseguinte, receber um ministério laical como o de Catequista imprime uma acentuação maior ao empenho missionário típico de cada um dos batizados que, no entanto, deve ser desempenhado de forma plenamente secular, sem cair em qualquer tentativa de clericalização.

8. Este ministério possui uma forte valência vocacional, que requer o devido discernimento por parte do Bispo e se evidencia com o Rito de instituição. De facto, é um serviço estável prestado à Igreja local de acordo com as exigências pastorais identificadas pelo Ordinário do lugar, mas desempenhado de maneira laical como exige a própria natureza do ministério. Convém que, ao ministério instituído de Catequista, sejam chamados homens e mulheres de fé profunda e maturidade humana, que tenham uma participação ativa na vida da comunidade cristã, sejam capazes de acolhimento, generosidade e vida de comunhão fraterna, recebam a devida formação bíblica, teológica, pastoral e pedagógica, para ser solícitos comunicadores da verdade da fé, e tenham já maturado uma prévia experiência de catequese (cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Christus Dominus, 14; CIC cân. 231 §1; CCEO cân. 409 §1). Requer-se que sejam colaboradores fiéis dos presbíteros e diáconos, disponíveis para exercer o ministério onde for necessário e animados por verdadeiro entusiasmo apostólico.

Assim, depois de ter ponderado todos os aspetos, em virtude da autoridade apostólica,

instituo

o ministério laical de Catequista.

A Congregação para o Culto Divino e a Disciplina dos Sacramentos providenciará, dentro em breve, a publicação do Rito de Instituição do ministério laical de Catequista.

9. Convido, pois, as Conferências Episcopais a tornarem realidade o ministério de Catequista, estabelecendo o iter formativo necessário e os critérios normativos para o acesso ao mesmo, encontrando as formas mais coerentes para o serviço que estas pessoas serão chamadas a desempenhar em conformidade com tudo o que foi expresso por esta Carta Apostólica.

10. Os Sínodos das Igrejas Orientais ou as Assembleias dos Hierarcas poderão receber quanto aqui estabelecido para as respetivas Igrejas sui iuris, com base no próprio direito particular.

11. Os Pastores não cessem de abraçar esta exortação que lhes recordavam os Padres conciliares: «Sabem que não foram instituídos por Cristo para se encarregarem por si sós de toda a missão salvadora da Igreja para com o mundo, mas que o seu cargo sublime consiste em pastorear de tal modo os fiéis e de tal modo reconhecer os seus serviços e carismas, que todos, cada um segundo o seu modo próprio, cooperem na obra comum» (Lumen gentium, 30). O discernimento dos dons que o Espírito Santo nunca deixa faltar à sua Igreja seja para eles o apoio necessário para tornar concreto o ministério de Catequista para o crescimento da própria comunidade.

Quanto estabelecido por esta Carta Apostólica em forma de “Motu proprio”, ordeno que tenha vigor firme e estável, não obstante qualquer coisa em contrário ainda que digna de menção particular, e que seja promulgado mediante publicação no jornal L’Osservatore Romano, entrando em vigor no mesmo dia, e publicado depois no órgão oficial Acta Apostolicae Sedis.

Dado em Roma, junto de São João de Latrão, na Memória litúrgica de São João de Ávila, Presbítero e Doutor da Igreja, dia 10 de maio do ano de 2021, nono do meu pontificado.

FRANCISCO

Traduzione in lingua polacca

List Apostolski

w formie „Motu proprio”

Papieża Franciszka

Antiquum ministerium

w którym ustanawia

posługę katechety

1. Posługa katechety w Kościele jest bardzo starożytna. Teolodzy są zgodni, że o pierwszych katechetach jest mowa już na kartach Nowego Testamentu. Służba nauczania znajduje swoją pierwotną formę w „nauczycielach”, o których wspomina Apostoł, pisząc do wspólnoty w Koryncie: „I tak ustanowił Bóg w Kościele naprzód apostołów, po wtóre proroków, po trzecie nauczycieli, a następnie tych, co mają moc czynienia cudów, potem tych, którzy uzdrawiają, którzy wspierają pomocą, którzy rządzą, którzy przemawiają rozmaitymi językami. Czy wszyscy są apostołami? Czy wszyscy prorokują? Czy wszyscy są nauczycielami? Czy wszyscy mają moc czynienia cudów? Czy wszyscy posiadają łaskę uzdrawiania? Czy wszyscy mówią językami? Czy wszyscy potrafią je tłumaczyć? Lecz wy starajcie się o większe dary, a ja wam wskażę drogę jeszcze doskonalszą” (1 Kor 12, 28-31).

Podobnie Łukasz rozpoczyna swoją Ewangelię zaświadczając: „Postanowiłem więc i ja zbadać dokładnie wszystko od pierwszych chwil i opisać ci po kolei, dostojny Teofilu, abyś się mógł przekonać o całkowitej pewności nauk, których ci udzielono” (Łk 1, 3-4). Ewangelista wydaje się dobrze wiedzieć, że poprzez swoje pisma proponuje specyficzną formę nauczania, skutecznie dodającą sił i wytrwałości tym, którzy już otrzymali chrzest. Apostoł Paweł powraca na nowo do tego argumentu, kiedy poleca Galatom: „Ten, kto pobiera naukę, niech użycza ze wszystkich swoich dóbr temu, kto go naucza” (Ga 6, 6). Jak można zauważyć, tekst dodaje pewien podstawowy szczegół: komunię życia jako charakterystykę owocności otrzymanej, prawdziwej katechezy.

2. Już od swoich początków wspólnota chrześcijańska doświadczała rozpowszechnionej formy posługi, która konkretyzowała się w służbie mężczyzn i kobiet, którzy to, posłuszni działaniu Ducha Świętego, poświęcili swoje życie dla budowania Kościoła. Charyzmaty, których Duch nigdy nie przestał udzielać ochrzczonym, przybierały w niektórych momentach widzialną i namacalną formę, ukierunkowaną na służbę wspólnocie chrześcijańskiej w jej wielorakich przejawach, tak iż została ona uznana jako diakonia nieodzowna dla wspólnoty. Apostoł Paweł autorytatywnie wyjaśnia to, gdy oświadcza: „Różne są dary łaski, lecz ten sam Duch; różne też są rodzaje posługiwania, ale jeden Pan; różne są wreszcie działania, lecz ten sam Bóg, sprawca wszystkiego we wszystkich. Wszystkim zaś objawia się Duch dla [wspólnego] dobra. Jednemu dany jest przez Ducha dar mądrości słowa, drugiemu umiejętność poznawania według tego samego Ducha, innemu jeszcze dar wiary w tymże Duchu, innemu łaska uzdrawiania przez tego samego Ducha, innemu dar czynienia cudów, innemu proroctwo, innemu rozpoznawanie duchów, innemu dar języków i wreszcie innemu łaska tłumaczenia języków. Wszystko zaś sprawia jeden i ten sam Duch, udzielając każdemu tak, jak chce” (1 Kor 12, 4-11).

Wewnątrz wielkiej tradycji charyzmatycznej Nowego Testamentu jest zatem możliwe rozpoznanie rzeczywistej obecności ochrzczonych, którzy sprawowali posługę przekazywania nauczania apostołów oraz ewangelistów w formie bardziej naturalnej, ciągłej oraz powiązanej z różnymi okolicznościami życia (por. Sob. Wat. II, Konst. dogm. Dei Verbum, 8). Kościół zechciał uznać tę służbę, jako konkretny wyraz osobistego charyzmatu, który w niemałym stopniu ułatwił spełnianie jego misji ewangelizacyjnej. Spojrzenie na życie pierwszych wspólnot chrześcijańskich, które zaangażowały się w głoszenie i rozwój Ewangelii, również dziś ponagla Kościół do rozeznania, jakie mogą być nowe wyrazy trwania w wierności Słowu Pana, by umożliwić dotarcie Jego Ewangelii do każdego stworzenia.

3. Cała historia ewangelizacji ostatnich dwóch tysięcy lat pokazuje w sposób ewidentny, jak bardzo była skuteczna misja katechetów. Biskupi, prezbiterzy oraz diakoni, razem z wieloma mężczyznami i kobietami konsekrowanymi, poświęcili swoje życie dla nauczania katechetycznego, aby wiara była prawdziwym wsparciem dla osobistej egzystencji każdej istoty ludzkiej. Inni jeszcze zgromadzili wokół siebie kolejnych braci i siostry, którzy dzieląc ten sam charyzmat, założyli Zgromadzenia zakonne dla całkowitej służby na rzecz katechezy.

Nie można zapomnieć niezliczonej liczby świeckich, którzy wzięli bezpośredni udział w krzewieniu Ewangelii poprzez nauczanie katechetyczne. Mężczyźni i kobiety, autentyczni świadkowie świętości, ożywieni wielką wiarą, w niektórych przypadkach byli również założycielami Kościołów, składając nawet ofiarę ze swojego życia. Również w naszych czasach, wielu zdolnych i wytrwałych katechetów stoi na czele wspólnot w różnych regionach i wypełnia niezastąpioną misję przekazywania i pogłębiania wiary. Długi orszak katechetów błogosławionych, świętych i męczenników naznaczył misję Kościoła, z którą warto zapoznać się, ponieważ stanowi obfite źródło nie tylko dla katechezy, ale dla całej historii duchowości chrześcijańskiej.

4. Począwszy od Soboru Ekumenicznego Watykańskiego II, Kościół odczuł z odnowioną świadomością wagę zaangażowania świeckich w dzieło ewangelizacyjne. Ojcowie soborowi potwierdzili wiele razy, jak bardzo jest konieczne, dla „plantatio Ecclesiae” i dla rozwoju wspólnoty chrześcijańskiej, bezpośrednie zaangażowanie wiernych świeckich w różne formy działalności, w których może wyrazić się ich charyzmat. „Również godny pochwały jest ów zastęp tak bardzo zasłużony w dziele misyjnym, mianowicie zastęp katechistów, mężczyzn jak i niewiast, którzy pełni apostolskiego ducha, są dzięki swej wybitnej pracy szczególną i wręcz nieodzowną pomocą przy rozszerzaniu wiary i Kościoła. W naszych czasach, kiedy odczuwa się brak kapłanów do głoszenia Ewangelii tak licznym wiernym i do wykonywania posługi duszpasterskiej, urząd katechistów posiada szczególne znaczenie” (por. Sob. Wat. II, Dekr. Ad gentes, 17).

Wraz z bogatym nauczaniem soborowym, koniecznie trzeba odnieść się do stałego zainteresowania Papieży, Synodu Biskupów, Konferencji Biskupów oraz indywidualnych Pasterzy, którzy w ciągu tych dziesięcioleci w znaczącej mierze przyczynili się do odnowy katechezy. Katechizm Kościoła Katolickiego, Adhortacja Apostolska Catechesi tradendae, Ogólna Instrukcja Katechetyczna, Dyrektorium Ogólne o Katechizacji, niedawne Dyrektorium o Katechizacji, wraz z wieloma Katechizmami narodowymi, regionalnymi i diecezjalnymi, są wyrazem centralnego znaczenia dzieła katechetycznego, które stawia na pierwszym planie nauczanie oraz formację stałą wiernych.

5. Niczego nie odbierając misji właściwej Biskupowi, będącemu pierwszym katechetą swojej diecezji wraz z prezbiterium, które dzieli z nim tę samą troskę duszpasterską, jak i odpowiedzialności przypadającej rodzicom, a dotyczącej formacji chrześcijańskiej ich dzieci (por. KPK kan. 774 §2; KKKW kan. 618), konieczne jest uznanie obecności świeckich, którzy na mocy sakramentu chrztu czują się wezwani do współpracy w służbie katechetycznej (por. KPK kan. 225; KKKW kan. 401 i 406). Ta obecność staje się jeszcze pilniejsza w naszych czasach z powodu odnowionej świadomości ewangelizacji w świecie współczesnym (por. Adhort. apost. Evangelii gaudium, 163-168) oraz dlatego, że współczesna kultura globalizacyjna ma znaczny wpływ (por. Enc. Fratelli tutti, 100.138) i domaga się przez to autentycznego spotkania z młodymi pokoleniami, nie zapominając o potrzebie posiadania odpowiedniej metodologii i kreatywnych narzędzi, które umożliwiłyby głoszenie Ewangelii odpowiednio do transformacji misyjnej, jaką powziął Kościół. Wierność przeszłości i odpowiedzialność za teraźniejszość są nieodzownymi warunkami, aby Kościół mógł spełniać swoją misję w świecie.

Budzenie osobistego entuzjazmu każdego ochrzczonego i ożywianie świadomości bycia powołanym do wypełnienia własnej misji we wspólnocie, domaga się wsłuchiwania w głos Ducha, który nie pozostawia nas bez swojej płodnej obecności (por. KPK kan. 774 §1; KKKW kan. 617). Duch wzywa również dziś mężczyzn i kobiety, aby wyruszyli w drogę, wychodząc na spotkanie wielu, którzy oczekują na poznanie piękna, dobra oraz prawdy wiary chrześcijańskiej. Zadaniem Pasterzy jest wspieranie tej wędrówki i wzbogacanie życia wspólnoty chrześcijańskiej poprzez uznanie posług świeckich, zdolnych przyczyniać się do przemiany społeczności dzięki „przenikaniu wartości chrześcijańskich do świata społecznego, politycznego i ekonomicznego” (Evangelii gaudium, 102).

6. Apostolat laikatu posiada bezdyskusyjny walor świecki. Wymaga on, by „szukać Królestwa Bożego zajmując się sprawami świeckimi i kierując nimi po myśli Bożej” (por. Sob. Wat. II, Konst. dogm. Lumen Gentium, 31). Życie codzienne świeckich jest utkane z relacji i więzi rodzinnych oraz społecznych, które pozwalają zweryfikować, jak bardzo „powołani są do tego, aby czynić obecnym i aktywnym Kościół w takich miejscach i w takich okolicznościach, gdzie jedynie przy ich pomocy stać się on może solą ziemi” (Lumen Gentium, 33). Dobrze jest pamiętać, że oprócz tego apostolatu, „ludzie świeccy mogą być także powoływani w różny sposób do bardziej bezpośredniej współpracy z apostolatem hierarchii, na wzór owych mężów i niewiast, co pomagali Pawłowi w głoszeniu Ewangelii, wielce się trudząc w Panu” (Lumen Gentium, 33).

Tak szczególna funkcja, jak ta pełniona przez katechetę, ukonkretnia się pośród innych posług obecnych we wspólnocie chrześcijańskiej. Katecheta jest bowiem powołany przede wszystkim po to, by wyrazić swoje kompetencje w posłudze duszpasterskiej przekazywania wiary, która rozwija się na różnych swych etapach: od pierwszego głoszenia, które wprowadza w kerygmat, przez nauczanie, które czyni świadomymi nowego życia w Chrystusie i przygotowuje w szczególności do sakramentów inicjacji chrześcijańskiej, aż po formację stałą, która pozwala każdemu ochrzczonemu być zawsze gotowym „do obrony wobec każdego, kto domaga się od was uzasadnienia tej nadziei” (1 P 3, 15). Katecheta jest zarazem świadkiem wiary, mistrzem i mistagogiem, towarzyszem i pedagogiem, który naucza w imieniu Kościoła. To tożsamość, która tylko poprzez modlitwę, studium oraz bezpośredni udział w życiu wspólnoty może rozwinąć się w odpowiedni sposób i z odpowiedzialnością (por. Papieska Rada ds. Krzewienia Nowej Ewangelizacji, Dyrektorium o katechezie, 113).

7. Z dalekowzrocznością św. Paweł VI opublikował List apostolski Ministeria quaedam z zamiarem nie tylko dostosowania do zmieniającego się momentu historycznego posługi lektora oraz akolity (zob. List apost. Spiritus Domini), ale również by zachęcić Konferencje Biskupów, aby stały się one promotorami innych posług, wśród których znajduje się posługa katechety: „Nic nie stoi na przeszkodzie, aby oprócz powszechnych urzędów Kościoła łacińskiego Konferencje biskupie prosiły Stolicę Apostolską o utworzenie innych, których ustanowienie we własnym regionie uważałyby ze szczególnych względów za konieczne lub bardzo pożyteczne. Do tych należą np. funkcje ostiariusza, egzorcysty i katechety”. To samo ponaglające zaproszenie powróciło w Adhortacji apostolskiej Evangelii nuntiandi, kiedy to, prosząc o umiejętne odczytanie aktualnych potrzeb wspólnoty chrześcijańskiej, pozostającej w wiernej kontynuacji ze swoimi początkami, zachęcał do znalezienia nowych form posługiwania dla odnowionego duszpasterstwa: „Posługi tego rodzaju z pozoru wydają się czymś nowym, ale w rzeczywistości zgadzają się z dawnymi doświadczeniami Kościoła na przestrzeni jego długich dziejów – posługi takie, jak np. katechistów, […] są jak najbardziej korzystne w zakładaniu Kościoła, ożywianiu go i powiększaniu, a także mogą sprawić, że będzie on bardziej promieniował wokoło i dotrze do tych, którzy stoją z daleka” (Św. Paweł VI, Adhort. apost. Evangelii nuntiandi, 73).

Nie można negować zatem, że „wzrosła świadomość tożsamości oraz misji świeckiego w Kościele. Dysponujemy licznym laikatem, choć niewystarczającym, z zakorzenionym poczuciem wspólnotowym i wielką wiernością zaangażowaniu w miłość, katechezę, celebrowanie wiary” (Evangelii gaudium, 102). Wynika stąd, że otrzymanie posługi świeckiej, takiej jak katecheta, wyciska mocniejszy akcent na zaangażowaniu misyjnym, charakterystycznym dla każdego ochrzczonego, które musi realizować się jednakowoż w pełnej formie świeckiej, bez wpadania w jakikolwiek wyraz klerykalizacji.

8. Posługa katechety posiada dużą wartość powołaniową, która domaga się należytego rozeznania przez Biskupa i podkreślenia przez ryt ustanowienia. Posługa ta jest bowiem stałą służbą na rzecz Kościoła lokalnego, według potrzeb duszpasterskich rozeznanych przez Ordynariusza miejsca, ale wykonywaną na sposób świecki, zgodnie z samą naturą tejże posługi. Dobrze jest, aby do ustanowionej posługi katechety byli powoływani mężczyźni i kobiety o głębokiej wierze i dojrzałości ludzkiej, by brali czynny udział w życiu wspólnoty chrześcijańskiej, byli zdolni do przyjmowania innych, do szczodrości i życia w komunii braterskiej, by otrzymywali należną formację biblijną, teologiczną, duszpasterską i pedagogiczną, aby byli uważnymi głosicielami prawdy wiary oraz by mieli już wcześniejsze doświadczenie katechezy (por. Sob. Wat. II, Dekr. Christus Dominus, 14; KPK kan. 231 §1; KKKW kan. 409 §1). Wymaga się, aby były to osoby wiernie współpracujące z prezbiterami oraz diakonami, dyspozycyjne do wykonywania posługi tam, gdzie jest to konieczne, i inspirowane przez prawdziwy zapał apostolski.

Dlatego też, po rozważeniu każdego aspektu, na mocy autorytetu apostolskiego

ustanawiam

posługę świecką katechety

Kongregacja ds. Kultu Bożego i Dyscypliny Sakramentów opublikuje w najbliższym czasie ryt ustanowienia posługi świeckiego katechety.

9. Zapraszam, zatem, Konferencje Biskupów do urzeczywistnienia posługi katechety, ustalając konieczną ścieżkę formacyjną oraz kryteria normatywne wymagane do otrzymania tejże posługi, a także znajdując odpowiednie formy służby, jaką podejmą osoby powołane do jej pełnienia zgodnie z tym, co zostało wyrażone w niniejszym Liście apostolskim.

10. Synody Kościołów Wschodnich oraz Zgromadzenia Hierarchów będą mogły przyjąć to, co zostało tu ustanowione dla odpowiednich Kościołów sui iuris, na podstawie własnego prawa partykularnego.

11. Niech Pasterze nie przestają przyjmować zachęty Ojców Soborowych, którzy przypominali: „Wiedzą mianowicie pasterze, iż nie po to ustanowieni zostali przez Chrystusa, aby całe zbawcze posłannictwo Kościoła w stosunku do świata wziąć na siebie samych, lecz że ich zaszczytnym zadaniem jest tak sprawować opiekę pasterską nad wiernymi i tak uznawać ich posługi oraz charyzmaty, żeby wszyscy oni pracowali zgodnie, każdy na swój sposób, dla wspólnego dzieła” (Lumen Gentium, 30). Rozeznanie darów, których Duch Święty nigdy nie skąpi swojemu Kościołowi, niech będzie dla nich należnym wsparciem tak, aby urzeczywistnić posługę katechety dla wzrostu powierzonej im wspólnoty.

Zarządzam, aby to, co zostało postanowione w niniejszym Liście apostolskim w formie „Motu Proprio”, było przestrzegane w całości, bez względu na jakiekolwiek argumenty przeciwne, nawet gdyby były godne szczególnej wzmianki, oraz aby zostało ogłoszone poprzez opublikowanie w L'Osservatore Romano, wchodząc w życie tego samego dnia a następnie, aby zostało opublikowane w oficjalnym periodyku Acta Apostolicae Sedis.

Rzym, u św. Jana na Lateranie, dnia 10 maja 2021 roku, we wspomnienie Świętego Jana z Avili, kapłana i doktora Kościoła, w dziewiątym roku mojego pontyfikatu

FRANCISZEK

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 11 maggio 2021


Cuore Immacolato della Beata vergine Maria, memoria

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