Udienza generale 17 giugno 2020

udienza generale giugnoL’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.30 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema: “La preghiera di Mosè” (Es 32,11-14).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha pronunciato un appello in occasione della “Giornata della Coscienza”, che si celebra oggi.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel nostro itinerario sul tema della preghiera, ci stiamo rendendo conto che Dio non ha mai amato avere a che fare con oranti “facili”. E nemmeno Mosè sarà un interlocutore “fiacco”, fin dal primo giorno della sua vocazione.

Quando Dio lo chiama, Mosè è umanamente “un fallito”. Il libro dell’Esodo ce lo raffigura nella terra di Madian come un fuggiasco. Da giovane aveva provato pietà per la sua gente, e si era anche schierato in difesa degli oppressi. Ma presto scopre che, nonostante i buoni propositi, dalle sue mani non sgorga giustizia, semmai violenza. Ecco frantumarsi i sogni di gloria: Mosè non è più un funzionario promettente, destinato ad una rapida carriera, ma uno che si è giocato le opportunità, e ora pascola un gregge che non è nemmeno suo. Ed è proprio nel silenzio del deserto di Madian che Dio convoca Mosè alla rivelazione del roveto ardente: «“Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio» (Es 3,6).

A Dio che parla, che lo invita a prendersi nuovamente cura del popolo d’Israele, Mosè oppone le sue paure, le sue obiezioni: non è degno di quella missione, non conosce il nome di Dio, non verrà creduto dagli israeliti, ha una lingua che balbetta...E così tante obiezioni. La parola che fiorisce più spesso sulle labbra di Mosè, in ogni preghiera che rivolge a Dio, è la domanda: “perché?”. Perché mi hai inviato? Perché vuoi liberare questo popolo? Nel Pentateuco c’è perfino un passaggio drammatico, dove Dio rinfaccia a Mosè la sua mancanza di fiducia, mancanza che gli impedirà l’ingresso nella terra promessa (cfr Nm 20,12).

Con questi timori, con questo cuore che spesso vacilla, come può pregare Mosè? Anzi, Mosè appare uomo come noi. E anche questo succede a noi: quando abbiamo dei dubbi, ma come possiamo pregare? Non ci viene di pregare. Ed è per questa sua debolezza, oltre che per la sua forza, che ne rimaniamo colpiti. Incaricato da Dio di trasmettere la Legge al suo popolo, fondatore del culto divino, mediatore dei misteri più alti, non per questo motivo cesserà di intrattenere stretti legami di solidarietà con il suo popolo, specialmente nell’ora della tentazione e del peccato. Sempre attaccato al popolo. Mosè mai ha perso la memoria del suo popolo. E questa è una grandezza dei pastori: non dimenticare il popolo, non dimenticare le radici. È quanto Paolo dice al suo amato giovane Vescovo Timoteo: “Ricordati di tua mamma e di tua nonna, delle tue radici, del tuo popolo”. Mosè è tanto amico di Dio da poter parlare con lui faccia a faccia (cfr Es 33,11); e resterà tanto amico degli uomini da provare misericordia per i loro peccati, per le loro tentazioni, per le improvvise nostalgie che gli esuli rivolgono al passato, ripensando a quando erano in Egitto.

Mosè non rinnega Dio, ma neppure rinnega il suo popolo. È coerente con il suo sangue, è coerente con la voce di Dio. Mosè non è dunque condottiero autoritario e dispotico; anzi, il libro dei Numeri lo definisce “più umile e mansueto di ogni uomo sulla terra” (cfr 12,3). Nonostante la sua condizione di privilegiato, Mosè non cessa di appartenere a quella schiera di poveri in spirito che vivono facendo della fiducia in Dio il viatico del loro cammino. È un uomo del popolo.

Così, il modo più proprio di pregare di Mosè sarà l’intercessione (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2574). La sua fede in Dio fa tutt’uno con il senso di paternità che nutre per la sua gente. La Scrittura lo raffigura abitualmente con le mani tese verso l’alto, verso Dio, quasi a far da ponte con la sua stessa persona tra cielo e terra. Perfino nei momenti più difficili, perfino nel giorno in cui il popolo ripudia Dio e lui stesso come guida per farsi un vitello d’oro, Mosè non se la sente di mettere da parte la sua gente. È il mio popolo. È il tuo popolo. È il mio popolo. Non rinnega Dio né il popolo. E dice a Dio: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!» (Es 32,31-32). Mosè non baratta il popolo. È il ponte, è l’intercessore. Ambedue, il popolo e Dio, e lui è in mezzo. Non vende la sua gente per far carriera. Non è un arrampicatore, è un intercessore: per la sua gente, per la sua carne, per la sua storia, per il suo popolo e per Dio che lo ha chiamato. È il ponte. Che bell’esempio per tutti i pastori che devono essere “ponte”. Per questo, li si chiama pontifex, ponti. I pastori sono dei ponti fra il popolo al quale appartengono e Dio, al quale appartengono per vocazione. Così è Mosè: “Perdona Signore il loro peccato, altrimenti se Tu non perdoni, cancellami dal tuo libro che hai scritto. Non voglio fare carriera con il mio popolo”.

E questa è la preghiera che i veri credenti coltivano nella loro vita spirituale. Anche se sperimentano le mancanze delle persone e la loro lontananza da Dio, questi oranti non le condannano, non le rifiutano. L’atteggiamento dell’intercessione è proprio dei santi, che, ad imitazione di Gesù, sono “ponti” tra Dio e il suo popolo. Mosè, in questo senso, è stato il più grande profeta di Gesù, nostro avvocato e intercessore (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2577). E anche oggi, Gesù è il pontifex, è il ponte fra noi e il Padre. E Gesù intercede per noi, fa vedere al Padre le piaghe che sono il prezzo della nostra salvezza e intercede. E Mosè è figura di Gesù che oggi prega per noi, intercede per noi.

Mosè ci sprona a pregare con il medesimo ardore di Gesù, a intercedere per il mondo, a ricordare che esso, nonostante tutte le sue fragilità, appartiene sempre a Dio. Tutti appartengono a Dio. I più brutti peccatori, la gente più malvagia, i dirigenti più corrotti, sono figli di Dio e Gesù sente questo e intercede per tutti. E il mondo vive e prospera grazie alla benedizione del giusto, alla preghiera di pietà, a questa preghiera di pietà, il santo, il giusto, l’intercessore, il sacerdote, il Vescovo, il Papa, il laico, qualsiasi battezzato, eleva incessante per gli uomini, in ogni luogo e in ogni tempo della storia. Pensiamo a Mosè, l’intercessore. E quando ci viene voglia di condannare qualcuno e ci arrabbiamo dentro - arrabbiarsi fa bene ma condannare non fa bene -, intercediamo per lui: questo ci aiuterà tanto.

[00773-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Chers frères et sœurs, quand Dieu appelle Moïse, celui-ci est quelqu’un qui a échoué, un fugitif. Invité à prendre soin du peuple d’Israël, il oppose ses peurs et ses objections: il n’est pas digne de cette mission, il ne connaît pas le nom de Dieu, les Israélites ne le croiront pas, il balbutie. Le mot que répète le plus souvent Moïse est: Pourquoi? Et Dieu lui reprochera son manque de confiance, ce qui l’empêchera d’entrer dans la terre promise. Avec ses craintes, un cœur qui souvent vacille, Moïse se présente comme un homme semblable à nous. Nous sommes plus touchés par sa faiblesse que par sa force. Il est à la fois un ami de Dieu, pouvant lui parler face à face, et un ami des hommes pour qui il intercède. Le livre des Nombres le définit comme «l’homme le plus humble que la terre ait porté» (12, 3). Il ne cessera pas d’appartenir à ces pauvres en esprit qui vivent en faisant de la confiance en Dieu le viatique de leur route. Ainsi la façon propre de prier de Moïse sera l’intercession. L’attitude de l’intercession est le propre des saints, qui à l’image de Jésus sont des ‘ponts’ entre Dieu et son peuple. Le monde vit et prospère grâce à la bénédiction du juste, à la prière incessante pour les hommes, en tout temps et en tout lieu de l’histoire.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. Venerdì prossimo celebreremo la solennità del Cuore di Gesù. Non abbiate paura di presentargli tutte le intenzioni della nostra umanità sofferente, le sue paure, le sue miserie. Possa questo Cuore, pieno di amore per gli uomini, dare a tutti speranza e fiducia! Dio vi benedica!

Speaker:

Je salue cordialement les fidèles de langue française. Vendredi prochain, nous célèbrerons la solennité du Cœur de Jésus. N’ayons pas peur de lui présenter toutes les intentions de notre humanité qui souffre, ses peurs, ses misères. Que ce Cœur, plein d’amour pour les hommes, donne à chacun l’espérance et la confiance! Que Dieu vous bénisse!

[00774-FR.01] [Texte original: Français]

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters: In our continuing catechesis on prayer, we now consider the prayer of Moses. The book of Exodus portrays Moses – from a human point of view – as a failure. Yet at a certain point in his life, he encounters God in the wilderness. From a burning bush, the Lord calls Moses to return to Egypt in order to lead his people to freedom. But Moses, faced with the majesty of Almighty God and his demands, resists the call, protesting his unsuitability for such a great task. Nevertheless, God entrusts him with the responsibility of conveying the divine law to the people of Israel, and Moses becomes their great intercessor, especially when they are tempted or have sinned. With hands outstretched to God, Moses makes of himself a kind of bridge between earth and heaven, pleading for the people when they are most in need. In this way he prefigures Jesus, our great intercessor and high priest. We Christians are also called to share in this type of prayer, interceding for those who need God’s help, and for the redemption of the whole world.

Santo Padre:

Saluto i fedeli di lingua inglese collegati attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Invoco su di voi e sulle vostre famiglie la gioia e la pace del Signore.

Dio vi benedica!

Speaker:

I greet the English-speaking faithful joining us through the media. Upon you and your families I invoke the joy and peace of the Lord. May God bless you!

[00775-EN.01] [Original text: English]

In lingua tedesca

Speaker:

Blicken wir im Rahmen unserer Katechesen über das Gebet auf die Gestalt des Mose, so wird deutlich, dass Gott keineswegs die „unkomplizierten“ Beter bevorzugt. Mose war trotz der ihm eigenen Demut (Nm 12,3) ein bisweilen recht „hartnäckiger“ Dialogpartner. Gott lässt sich auf sein Fragen und Nachfragen ein, auch wenn er bisweilen erzürnt ist über das mangelnde Vertrauen von Mose. Schon bei seiner Berufung am brennenden Dornbusch bringt dieser allerlei Ausflüchte vor, er verhandelt geradezu mit Gott. Mose ist so vertraut mit Gott, dass er von Angesicht zu Angesicht mit ihm sprechen kann (vgl. Ex 33,11). Ebenso nahe ist er den Menschen; er empfindet Mitleid angesichts ihrer Sünden und tritt immer wieder vermittelnd beim Herrn für das Volk ein. Sein Gebet wird zum ergreifenden Bild des fürbittenden Gebetes, das sich in Jesus Christus, dem einzigen Mittler zwischen Gott und den Menschen, vollenden wird (vgl. KKK 2574). Selbst in den schwierigsten Momenten, z.B. als das Volk sich von Gott und dem von ihm bestimmten Führer lossagt und sich selbstgemachten Götzen zuwendet, geht Mose nicht auf Distanz zu seinem Volk. Das ist das Gebet des wahren Gläubigen, der trotz der Sünden seiner Mitmenschen – ja gerade deswegen – betend für sie eintritt (vgl. KKK 2577). Davon lebt die Welt: vom frommen und bisweilen kühnen Gebet, das die Heiligen überall und zu aller Zeit für die Menschheit an Gott richten.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua tedesca. Mosè non prega per sé stesso, prega per gli altri, diventa il grande intercessore del popolo di Dio. Anche noi dobbiamo renderci conto che non siamo mai davanti a Dio solo come individui, ma anche come membri della Chiesa e figli dell’unica famiglia umana. Questo dovrebbe diventare visibile anche nel nostro modo di pregare, gli uni per gli altri. Dio vi benedica!

Speaker:

Herzlich grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache. Mose betet nicht für sich, er betet für andere, er wird zum großen Fürsprecher des Volkes Gottes. Machen auch wir uns bewusst, dass wir nie nur als einzelne, sondern immer in der Gemeinschaft der Kirche vor Gott stehen, mehr noch, dass wir alle Söhne und Töchter der einen Menschheitsfamilie sind. Das soll auch an unserem Gebet füreinander sichtbar werden. Gott segne euch!

[00776-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En nuestro itinerario sobre el tema de la oración, nos damos cuenta de que a Dios le gusta tratar con personas a veces “difíciles”, y lo comprobamos con Moisés. Cuando Dios lo llamó, Moisés era humanamente “un fracaso”. El libro del Éxodo lo describe como un fugitivo en la tierra de Madián, después de haber defendido a uno de su pueblo. Sus sueños de gloria se esfumaron: Moisés ya no era un funcionario prometedor, sino un fracasado que pastoreaba un rebaño que ni siquiera le pertenecía. Y es precisamente en el silencio del desierto donde Dios se le reveló en la zarza ardiente: “Yo soy el Dios de tus padres”, le dijo, y le encomendó la liberación de Israel.

Moisés presentó a Dios sus temores, sus objeciones ante la misión que le confería, de volver a Egipto y de ocuparse de su pueblo que sufría. No se consideraba digno de esa tarea, tartamudeaba; no conocía el nombre de Dios para presentarse ante los israelitas. Su oración estaba siempre cargada de “porqué”: ¿Por qué me enviaste? ¿Por qué quieres liberar a esta gente? Esta falta de confianza en Dios le impidió entrar en la tierra prometida.

Con estos miedos y vacilaciones, vemos en Moisés a un hombre como nosotros. Y Dios, sin embargo, le confió grandes responsabilidades y, a pesar de ellas, supo mantener lazos de solidaridad con su pueblo. Moisés era tan amigo de Dios que hablaba con Él cara a cara; y siguió siendo tan amigo de los hombres que tenía misericordia por sus pecados y rezaba por ellos. Su oración era de intercesión, siendo esta la verdadera plegaria de los creyentes, que a pesar de sus fragilidades tratan de ser “puentes” entre Dios y su pueblo.

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española, que siguen esta catequesis a través de los medios de comunicación social. Pasado mañana, el viernes, celebramos la solemnidad del Sagrado Corazón de Jesús; y vinculada a esta fiesta se encuentra la Jornada de santificación sacerdotal. Los animo a rezar por los sacerdotes, por vuestro párroco, por aquellos que están cerca de ustedes y conocen…, para que a través de vuestra oración el Señor los fortalezca en su vocación, los conforte en su ministerio y sean siempre ministros de la Alegría del Evangelio para todas las gentes.

Que Dios los bendiga.

[00777-ES.02] [Texto original: Español]

In lingua portoghese

Speaker:

Continuando a catequese sobre a oração, hoje refletiremos sobre a figura de Moisés. No momento em que Deus o chama para salvar o seu povo, Moisés não se apresenta como um interlocutor frágil. Para além do fato de que se encontrasse num estado de fracasso humano por ter tido que fugir do Egito após cometer um ato de violência defendendo um hebreu oprimido, quando Deus se revela diante dele na sarça ardente, Moisés não deixa de manifestar os seus limites e medos diante da missão que lhe era conferida. Porém, na mansidão e humildade, se converte no mediador dos mistérios divinos junto do povo, sem nunca se deixar levar pela tentação do autoritarismo e despotismo. A sua fé fez dele amigo de Deus o que lhe dava confiança para interceder pelo povo hebreu, cheio de compaixão diante das suas fragilidades, como no caso do bezerro de ouro. Desse modo, Moisés era uma figura profética de Jesus, que nos ensina a não condenar os outros nas suas fraquezas, mas a interceder, como verdadeiros advogados, movidos por piedade e pela certeza que o mundo prospera graças à benção e à oração do justo a favor dos homens.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua portoghese. Vi incoraggio, con la vostra preghiera di intercessione e il vostro esempio di vita cristiana, a diventare “luce” per i fratelli, specialmente per quelli che sono nel buio delle loro fragilità, affinché si lascino rischiarare dalla misericordia divina. Dio vi benedica!

Speaker:

Dirijo uma cordial saudação aos fiéis de língua portuguesa, encorajando-vos a tornar-vos, com a vossa oração de intercessão e o vosso exemplo de vida cristã, “luz” para os irmãos, especialmente para aqueles que se encontram na escuridão das suas fraquezas, de modo que se deixem iluminar pela misericórdia divina. Que Deus vos abençoe!

[00778-PO.01] [Texto original: Português]

In lingua araba

Speaker:

تأمّل قداسةُ البابا اليَومَ في صلاة موسى في إطارِ تعليمِهِ في موضوع الصلاة. قال قداسته: كان موسى بحسب الاعتبارات البشرية إنسانًا فاشلًا في حياته. كان موظَّفًا لدى الفرعون، ثم اضطر إلى الهرب إلى برية مِديَن. هناك دعاه الله ليقود شعب إسرائيل. كان موسى ذا طباع صعبة، ومحاورًا عنيدًا مع الله. فعارض موسى الله في ما أراده الله منه، وأكثَر من الحجج، فقال إنّه لا يستحق هذه الرسالة، ولا يعرف اسم الله، ولن يصدقه الإسرائيليون، ولسانه ثقيل. وكرر السؤال على الله مرارًا: لماذا أرسلتني؟ لماذا تريد تحرير هذا الشعب؟ بهذه المخاوف، وبقلبه الحائر المتردد، كان موسى انسانًا مثلنا، لكنه كان قريبًا جدًا من الله لدرجة أنه استطاع أن يتحدث معه وجهًا لوجه، وبقي في الوقت نفسه قريبًا جدًا من الناس. موسى لم يكن قائدًا متسلطًا ومستبدًا، بل كان متواضعًا وديعًا أكثر "من أي إنسانٍ على وجه الأرض". كانت صلاة موسى صلاة شفاعة. يُصوره الكتاب المقدس عادةً ويداه مرفوعتان إلى العُلى، إلى الله، فهو في شخصه مثلُ جسر بين السماء والأرض. وأنهى قداسةُ البابا تعليمَه قائلًا: إنّ موقف الشفاعة هو موقف القديسين، الذين هم "جسور" بين الله وشعبه. بهذا المعنى، كان موسى، النبي الأعظم ليسوع، محامينا وشفيعِنا.

Santo Padre:

Saluto i fedeli di lingua araba che seguono questo incontro attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Mosè ci sprona a pregare con il medesimo ardore di Gesù, a intercedere per il mondo, a ricordare che esso, nonostante tutte le sue fragilità, appartiene sempre a Dio. E il mondo vive e prospera grazie alla benedizione del giusto, alla preghiera di pietà che i santi elevano incessante per gli uomini. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏! ‎‎‎‏

Speaker:

أحيي جميع المؤمنين الناطقين باللغة العربية، المتابعين لهذه المقابلة عَبر وسائل التواصل الاجتماعي. يحثُنا موسى على الصلاة بمثل صلاة يسوع الحارّة، وعلى التشفع من أجل العالم، وأن نتذكر أنّه على الرغم من كل ضعفه، إنما هو دائمًا عالم الله. ويعيش العالم ويزدهر بفضل بركة البّار، وصلاة التقوى التي يرفعها القديسون باستمرار من أجل الناس. ليبارككم الربّ جميعًا ويحرسكم دائمًا من كل شر!

[00779-AR.01] [Testo originale: Arabo]

In lingua polacca

Speaker:

Drodzy bracia i siostry, w dzisiejszej katechezie mówimy o modlitwie Mojżesza. Stając w obronie uciśnionego ludu wybranego, jak pamiętamy, zabił Egipcjanina. W chwili, kiedy Bóg go powołuje jest życiowym „bankrutem”. Przepadła jego kariera. Na pustyni Madian wypasa owce. Tam również doświadczy obecności Boga, który objawi się jemu w płonącym krzewie. Otrzymuje polecenie, by zatroszczył się o lud Izraela. W dialogu z Bogiem, Mojżesz przedstawia swoje wątpliwości. Później pełen obaw będzie pytał Boga: dlaczego? Dlaczego mnie posłałeś? Dlaczego chcesz wyzwolić ten lud? Rozmawiając z Bogiem twarzą w twarz, wstawia się za ludem, usprawiedliwia jego postępowanie. Pełni rolę jakby „pomostu” między niebem a ziemią. W chwili, gdy lud uczyni sobie bożka ze złota, błaga o litość: „Przebacz im ten grzech! A jeśli nie, to wymaż mię natychmiast z Twej księgi, którą napisałeś” (Wj 32, 32). Jego modlitwa, to wstawiennictwo. Dzisiaj jest ona udziałem świętych, którzy naśladując Pana Jezusa stają się „pomostami” między Bogiem a Jego ludem. Niech w naszej modlitwie nie zabraknie wstawiennictwa za światem i przekonania, że mimo jego zagubienia, zawsze należy on do Boga.

Santo Padre:

Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi ricorre la memoria liturgica del Santo Fratello Albert Chmielowski, protettore dei poveri. Egli aiutava i senzatetto e gli emarginati a ritrovare un posto degno nella società. Avendo egli imitato l’esempio di San Francesco d’Assisi, viene chiamato il “Poverello” polacco. Il motto della sua vita era: “Essere buono come il pane”. Seguiamolo nell’amore fraterno, portando aiuto agli affamati, agli sconfitti della vita, ai poveri, ai bisognosi e soprattutto ai senzatetto. Sia lodato Gesù Cristo.

Speaker:

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj przypada liturgiczne wspomnienie świętego Brata Alberta Chmielowskiego, opiekuna ubogich. Pomagał on bezdomnym i zmarginalizowanym powracać do godnego życia w społeczeństwie. Na wzór świętego Franciszka z Asyżu nazywany jest polskim „Biedaczyną”. Jego życiową dewizą było zawołanie: „Być dobrym jak chleb”. Naśladujmy go w bratniej miłości, niosąc pomoc głodnym, zagubionym życiowo, ubogim, potrzebującym, a zwłaszcza bezdomnym. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[00780-PL.01] [Testo originale: Polacco]

In lingua italiana

Saluto i fedeli di lingua italiana. Dopodomani è la solennità del Sacro Cuore di Gesù: una festa tanto cara al popolo cristiano. Vi invito a scoprire le ricchezze che si nascondono nel Cuore di Gesù, per imparare ad amare il prossimo.

Rivolgo il mio pensiero agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Volgete lo sguardo al Cuore di Gesù e troverete la pace, il conforto e la speranza.

Di cuore vi benedico!

[00781-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Appello del Santo Padre

Ricorre oggi la “Giornata della Coscienza”, ispirata alla testimonianza del diplomatico portoghese Aristides de Sousa Mendes, il quale, ottant’anni or sono, decise di seguire la voce della coscienza e salvò la vita a migliaia di ebrei e altri perseguitati. Possa sempre e dovunque essere rispettata la libertà di coscienza; e possa ogni cristiano dare esempio di coerenza con una coscienza retta e illuminata dalla Parola di Dio.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 17 giugno 2020


Martedì della XVIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Jean-Marie Vianney, curato d’Ars (1786-1859)

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