SIAMO SCHIAVI DELLA TV?

Adolescenti all'assalto delle selezioni per il pubblico di "Non è la Rai", con l'aspirazione a comparire accanto ad Ambra Angiolini. Studenti, casalinghe e padri di famiglia ansiosi di raccontare i propri fatti privati davanti alle telecamere di "Perdonami" o "Stranamore". Dirigenti e professionisti che telefonano a "Chi l'ha visto?" per provare il brivido di improvvisarsi detective. La febbre del video non ha risparmiato nessuno. Siamo schiavi della televisione? "La tv non ci rende né più stupidi, né più intelligenti. Però condiziona pesantemente la nostra vita: almeno il 50% dei comportamenti quotidiani della gente è guidato dai programmi televisivi", dice il sociologo Francesco Morace. "E' un tipo di persuasione che funziona in modo indiretto, e varia da persona a persona: ogni spettatore assimila un messaggio televisivo mescolandolo alla propria cultura e al proprio carattere. I meccanismi psicologici individuali sono talmente complessi che non c'è una legge valida per tutti".            Emozioni sempre più forti

   Un fattore comune però rimane: i telespettatori oggi usano le trasmissioni per esibirsi, incontrarsi o semplicemente per fare pettegolezzi, trasformando il video in una gigantesca festa paesana. Sono cioè diventati protagonisti. E' la cosiddetta personalizzazione della tv, un fenomeno tipico di questi ultimi anni: gli spettatori hanno cominciato a considerare il piccolo schermo, e quello che vi accade, come un prolungamento della propria casa. "In effetti avere un rapporto di tipo personale con la televisione è positivo, perché aiuta l'individuo a non sentirsi massa. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: se il rapporto emotivo con i personaggi della tv diventa troppo stretto c'è il rischio di considerarli più vicini di chi abita nella casa accanto, deformando la percezione della realtà", spiega Francesco Cassetti, docente di teoria e tecnica del cinema all'Università Cattolica di Milano. "Un'altra caratteristica negativa è il flusso ininterrotto di immagini, suoni e informazioni che, entrando in casa a tutte le ore, può dare la sensazione di vivere in stanze con le pareti di vetro, provocando ansia".

   Al protagonismo del pubblico la tv risponde dando emozioni sempre più forti. Ecco perché le conduttrici si lanciano nel vuoto e gli illusionisti si fanno chiudere in bare o fingono di tentare il suicidio. E funziona: gli italiani rimangono incollati al video circa tre ore al giorno (contro una media di un'ora e quaranta minuti in Svezia e Finlandia). Secondo un rapporto dell'ONU, nel nostro Paese su mille abitanti ci sono ben 424 apparecchi televisivi, quasi tutti sintonizzati sulle sei reti nazionali.

        Cattivi modelli

   Ma da cosa dipende questo potere della tv? Soprattutto dall'effetto realtà creato dalle telecamere: lo spettatore ha la sensazione che gli avvenimenti si svolgano sotto i suoi occhi. La realtà viene semplificata al massimo per poter essere colta da tutti. E' per questo che alcuni studiosi accusano al televisione di danneggiare la capacità di percepire la realtà, ormai ridotta ad una serie di stereotipi e di personaggi estremamente semplici e privi di sfumatura, da imitare.

   "Quello dei modelli è un pericolo generalizzato. La tv contemporanea non ha perso la vocazione pedagogica degli anni Cinquanta, l'ha semplicemente mascherata. oggi "ammaestra" il suo pubblico in modo indiretto proponendo, attraverso conduttori e protagonisti, esempi di comportamento che si trasformano inevitabilmente in modelli sociali", sottolinea Cassetti. Così il Ridge di Beautiful diventa il prototipo del marito desiderabile, e la soubrette Valeria Marini il suo equivalente femminile. La semplificazione della realtà data dalla televisione dà sicurezza e fornisce punti di riferimento cui aggrapparsi, tant'è che sono moltissime le persone che per farsi un'opinione guardano la tv. "Da qualche anno questo discorso vale anche per la politica. Per questo si discute tanto della influenza della tv sulle elezioni. L'influsso non può essere negato, ma dipende dal modo di fare televisione: non basta dare a tutti i partiti lo stesso tempo, per avere la cosiddetta par condicio. I 10 minuti di un leader che sa usare il video possono valere più delle 2 ore di un altro politico che non ha imparato a servirsene. Naturalmente lo spettatore non si accorge fino in fondo di cosa ha influenzato il suo voto", aggiunge Morace.

        Siamo alla frutta?

   Dunque l'ascoltatore medio è soprattutto una vittima? Non sempre. Due ricerche condotte l'anno scorso sul comportamento delle famiglie italiane hanno dimostrato che il telespettatore si difende meglio di quanto si credesse. Per esempio, adatta il proprio ascolto ai contenuti del programma. C'è perfino un ascolto di tipo strumentale, usato soprattutto per stare insieme. "Alcune trasmissioni vengono guardate solo per essere commentate in negativo. Questo rafforza la coesione familiare, fornendo argomenti di discussione. Non solo i legami tra gli individui fanno da filtro alla televisione, ma è proprio in questo fare filtro che le famiglie si riconoscono come tali", aggiunge Cassetti. Il filtro, in condizioni normali, funziona così bene da rendere inefficaci anche eventuali contenuti violenti delle trasmissioni. Lo dimostrano le telefonate di protesta per il gioco della roulette russa proposto da Tony Binarelli tempo fa.

   Da noi comunque il pubblico è ancora considerato un numero (il dato Auditel). Tant'è vero che anche la Rai punta soprattutto sugli spettacoli per far crescere gli indici di ascolto. Non importa poi se, come dimostrano gli studi, si tratta di un pubblico distratto, che passa la maggior parte del suo tempo a parlare dell'abbigliamento dei presentatori. I pubblicitari che finanziano l'Auditel, almeno per ora, non si interessano del grado di attenzione di chi guarda.

   Il risultato di questa logica sono i palinsesti speculari di Rai e Fininvest che, per accaparrarsi inserzionisti, riproducono i programmi l'uno dell'altro. Ma secondo Morace si tratta dell'ultimo momento di splendore: "La tv italiana è al suo picco massimo di ascolti,  e quindi di autorevolezza. Negli Stati Uniti il declino è ormai incominciato. Succederà anche da noi. Sono sempre più, infatti, le ore che gli americani sottraggono ai normali programmi per vedere il film preferito (che viene prenotato per telefono e arriva direttamente sul televisore) o per collegarsi alle reti telematiche".

 

  LA PU' INFERNALE DELLE BABY SITTER

 

   Pensano per schermate: è come se facessero zapping col pensiero, percependo la realtà come un insieme di immagini accostate, e non come una serie di eventi legati da cause ed effetti. I bambini che guardano la televisione per molte ore al giorno, secondo studiosi come Cees Koolstra, dell'Università di Leida, in Olanda, hanno più difficoltà dei loro coetanei nel comprendere testi scritti e nell'organizzazione del linguaggio. in più, sono meno creativi di chi dedica il tempo libero alla lettura. "In realtà non abbiamo prove sicure riguardo a una globale diminuzione della loro creatività, ma una cosa è certa: un forte consumo di televisione provoca un impoverimento del gioco simbolico, fondamentale per lo sviluppo cognitivo dei bambini", afferma Dario Varin, docente di psicologia dell'età evolutiva all'Università Statale di Milano. Guardare troppa tv, insomma, toglie fantasia anche quando si gioca con le automobiline.

 

        Mai più di due ore

   Qual è il limite da non oltrepassare? Non c‘è una regola precisa: per alcuni piccoli spettatori due ore possono essere anche troppo. Gli psicologi, comunque, consigliano in ogni caso di non superare mai le 3-4 ore al giorno. Secondo un'indagine condotta dalla Walt Disney Italia sulle abitudini dei bambini tra i 5 e i 13 anni, nel 1994 il tempo medio passato davanti alla tv è stato di 3 ore al giorno (esattamente lo stesso tempo dedicato al gioco).

        L'attenzione se ne va

   Gli effetti sul sistema cognitivo, naturalmente, dipendono dal contenuto dei programmi. ce ne sono alcuni, come L'albero azzurro, che sono decisamente educativi, e anche certi film e documentari possono fornire spunti per riflettere sulla vita sociale. Il problema è che la maggior parte dei programmi, anche per bambini sono negativi. Diversi studi hanno dimostrato che i ritmi rapidi e spezzati, le dissolvenze, gli zoom, la musica molto alta, abbassano la soglia di attenzione.

        Ci rimette la scuola

   In genere il rendimento scolastico ne è diminuito. L'abitudine alla comunicazione per immagini, basata su semplici accostamenti tra fotogrammi successivi per spiegare le relazioni di causa-effetto, rende insofferenti ai ritmi esplicativi, piuttosto lenti, di una lezione a scuola. I programmi densi di stimoli eccitativi aumentano i comportamenti impulsivi, spingendo i bambini a rispondere ai problemi senza pensare. L'influenza della violenza, per esempio, è stata provata senza ombra di dubbio.

        Video ipnotizzatore?

   L'influsso comunque, dipende da molti fattori come l'educazione familiare o scolastica: i bambini che vivono in un contesto sociale che valorizza la violenza lo subiscono molto di più e tendono a diventare aggressivi. In taluni casi la tv ipnotizza addirittura, tant'è vero che ci sono bambini che diventano nervosi e irritabili quando il video è spento. La paura indotta da una trasmissione, invece, può avere effetti positivi: molti psicologi sostengono che gli incubi provocati da un film dell'orrore possono aiutare a conoscere, e affrontare, l'angoscia.

        Cara pubblicità

   Ma cosa tiene un bambino, anche molto piccolo, incollato alla tv? Il fattore principale è il rapido susseguirsi delle inquadrature, spesso enfatizzato dalla musica e da espressioni facciali degli attori molto nette, immediatamente leggibili. E' per questo che ai bambini tra i 2 e i 5 anni piace guardare la pubblicità, il programma più rapido e semplice in assoluto. I piccoli telespettatori, però, imparano in fretta: all'età di 4 anni circa sono perfettamente in grado di distinguere la realtà dalla finzione, il verosimile dall'inverosimile.

        Cattivissimi maestri

   Il vero pericolo quindi, non è che i bambini confondano la verità con la fantasia, ma che riproducano i modelli di comportamento che hanno imparato in tv. Per esempio, aspettandosi che basta chiedere per ottenere, o che basta attaccare per configgere gli avversari. Come difenderli? Secondo gli educatori, allontanarli dalla tv non serve. Bisogna invece scegliere con cura i programmi oppure aiutarli a separare il codice visivo della tv da quello linguistico. Il metodo ideale sarebbe consentire ai bambini di fare un breve film , imparando così i segreti dell'inquadratura e del montaggio: proprio i due fattori che agiscono di più sull'emotività

di Raffaella Procenzano, Focus n 31, maggio 1995, pag. 20-23)