Senso di colpa e coscienza di colpa

"alla Tua luce vediamo la luce" (Sl. 36,10)

holy_spirit_fire«Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo».

(Gn. 4,6-7)

Se c'è una cosa che scandisce le nostre scelte, i nostri orientamenti, le nostre prospettive, questi è il senso di colpa.

Il senso di colpa affiora nella vita psichica inconscia per una ferita ben più profonda e nessuno ne è immune.
Dalla vita inconscia passa e si manifesta nella vita cosciente in tanti modi e in tante nevrosi e compensazioni.
Il senso di colpa non è tanto qualcosa creato dall'esterno ma qualcosa che è già in noi in maniera larvale dalla ferita dovuta al peccato originale e che si acuisce con gli errori educativi e le nostre scelte sbagliate. Una ferita che ci portiamo dietro che "ricorda" la nostra ribellione verso Dio e l'immagine falsa che di Lui ci siamo creati e ci creiamo continuamente.
Questo senso di colpa "larvale" può essere riconosciuto oppure nascosto, in ogni caso orienterà le nostre scelte se rimane sotto forma di nevrosi e non di coscienza.


La Bugia e la fuga

Tra le bugie più grandi che sono state rivolte verso i cristiani è quella che essi ed il cristianesimo avrebbero inoculato nel cuore dell'uomo e nel sentire comune il senso di colpa.
Questo perché il cristianesimo annuncia una redenzione da una colpa e parla di peccato. Nulla di più falso. E' invece vero il contrario che il Cristianesimo si fonda sul reale e sull'adesione piena a ciò che l'uomo fugge da sempre con onestà: la conoscenza di sé.
Il Cristianesimo risveglia l'uomo da tutti gli inganni che quotidianamente e lungo le epoche egli si struttura, consapevolmente ed inconsapevolmente. Questa avversione che si ha verso Cristo ed i Cristiani è simile a quella che potremmo avere davanti alle indicazioni di un caro amico che, che a noi ammalati di cancro, ci fa constatare amorevolmente che abbiamo un arto che potrebbe andare in cancrena e che possiamo guarire invece di perire, se affrontiamo l'evidenza con una cura.
A questo punto, forti del nostro senso di colpa, neghiamo (anche con strumenti razionali) e gli diciamo di andare a quel paese e, chiudendo occhi, mente e cuore all'evidenza, lo insultiamo dicendogli:"con la tua osservazione fondamentalista e proibizionista mi impedisci di vivere e mi proibisci di essere sano".
La sola colpa del nostro amico è quella di essere realista, la nostra stupidità è quella di essere fondamentalisticamente chiusi nello sguardo al reale.

Si fugge dal reale perché non si può sopportare il peso di non essere adeguati, di essere feriti, "danneggiati".. e così si va avanti fuggendo sempre dalla verità di se stessi.
Chi fugge si perde e davanti a questa cancrena non ci sono sconti.
Prima l'uomo sragiona, poi si disumanizza, poi cerca di autodistruggersi... magari con le buone e nevrotiche intenzioni di compiere un bene sociale e, talvolta, anche la volontà di Dio. Curioso notare come i grandi propagatori ideologici della storia e contemporanei nell'accusare i cristiani di fondamentalismo siano i primi ad essere incoscienti, immorali, staccati dal reale e in piena fuga dalla civiltà e dal progresso.
Se vediamo ad esempio le manifestazioni pro Pacs o pro 194, il delirio dei guru dei quotidiani nazionali, le rabbie radicali ecc, con quest'ottica ci accorgiamo di avere a che fare non solo con pecore senza pastore ma con pecore impazzite ricurvate in se stesse come Caino nel suo volto abbattuto e irritato. Persone volontariamente chiuse all'invito amoroso che Dio fa di dominare la zona oscura del proprio cuore.
Ma questa arte della fuga non colpisce solo i non credenti, gli atei, gli agnostici ma anche i catto-simpatizzanti e i catto estremisti che peccano di conservatorismo o di progressismo.
Può non sembrare ma se ci fermiamo con occhio attento vediamo che il motore è sempre quello: il senso di colpa.


Le ideologie, malattia del cuore

Tutte le ideologie della storia e contemporanee portano questo marchio di alienazione.
Sono le ideologie il vero oppio dei popoli. Tutte.
Perché non parlano all'uomo della verità dell'uomo ma di ciò che egli non è.. il mito del buon selvaggio continua a mietere costantemente vittime, anche nel mondo politico contemporaneo e nel mondo dei consumi; nel mondo della sanità, nel mondo della ricerca psicologica, nel mondo scolastico, ecc.

Certo che l'uomo è buono; egli viene dalle mani di Dio.

Tuttavia è anche ferito e talvolta non fa altro che alimentare e allargare questa ferita che lo porta ad allontanarsi da Dio e ad odiarsi.. a non cercare più il suo vero bene. Questa pazzia dell'anima diventa poi pazzia della vita psichica, orientamento di scelte apparentemente razionali ma profondamente irragionevoli e autodistruttive.
Sono le cattive scelte che obnubilano l'uomo e lo portano a non affrontare chiaramente la verità di se stesso.
Le ideologie, queste antiche e sempre uguali "tecniche di vendita" partono dai bisogni più limitrofi dell'uomo per proporre una panacea che lo allontana da quelli più veri e profondi.. non curando né questi né quelli.
Anzi creando dipendenze che lo distraggono dall'unico argomento serio della nostra vita: la vita eterna!

Infatti anche il cuore può ingannare e ingannarsi. Anzi spesso lo fa. Fallace è il ricorso alla coscienza come ultimo termine di giudizio del vero. Il cuore necessita di essere educato, così la coscienza. Il cuore e la coscienza necessitano della luce di Cristo; della guarigione dello Spirito.
Altrimenti la ragione "ragiona" male, si contorce, si deforma, specchiandosi nelle caricature che essa stessa si è creata.
Altrimenti il cuore "sente" male e si inganna in un narcisismo che è caparra dell'inferno, nell'idolatria che il cuore si crea.

Il capro espiatorio

Davanti alla colpa, infatti, noi operiamo delle difese ideologiche e comportamentali che sono un raffigurare perenne del "capro espiatorio".. attribuiamo fuori di noi qualcosa che è dentro di noi perché pensiamo di essere incapaci di portarne il peso.
Gesù in fin dei conti non poteva mostrare l'Amore del Padre se non rivelando la realtà della colpa e nello stesso tempo l'importanza prioritaria della persona. Basti guardare l'atteggiamento di Gesù per esempio verso la peccatrice o la parabola del figliol prodigo, ma anche la responsabilizzante e amorosa richiesta che Dio dice a Caino.

Se non c'è questa verità del limite e della colpa non c'è realtà ma alienazione. Tuttavia la differenza è tutta qui: la reazione che noi abbiamo davanti alla colpa.

Il senso di colpa nasce da una consapevolezza più o meno sotterranea di aver compiuto qualcosa di non giusto.
La coscienza di colpa sta nel guardare questo "non giusto" negli occhi ma nella consapevolezza di essere amati da Dio e di "significare" ben di più di qualunque colpa commessa.
Non sono gli altri che mi fanno "venire i sensi di colpa" ma sono io piuttosto che davanti ad alcune sollecitazioni esterne faccio memoria di qualcosa che non va e, questo non posso e non voglio accettarlo. Da qui nasce la rabbia, la contestazione, i dissensi, giù giù fino alle lotte contro la vita, i comportamenti sociali errati, ecc.


Il senso di colpa, dunque, non nasce tanto da un debito ma da un senso di inadeguatezza e di alienazione alla coscienza del limite. Ma non ci si confonda non c'è nessuno di più a-critico di colui che vive nel senso di colpa e più ancora nella coscienza rimossa della colpa. Costoro infatti dicono: "Colpa di che cosa?".. in tal caso, a meno che la domanda non sia fatta con onestà, siamo ben lontani da una piena e responsabile coscienza di sé.. anzi come in Caino, il peccato è alla porta, ma poiché non viene chiamato per nome, anzi viene, per paura, per difesa psico-spirituale e per scelta rimosso, questi non è dominato e conduce all'omicidio. 
Innanzitutto all'omicidio di sé in sé, come accadde a Caino, il quale, inannzitutto, uccise se medesimo prima di uccidere Abele.

L'uomo e la donna aprono allora la porta al peggio di sé e alle contraddizioni vanesie sostenute da delirio di onnipotenza come quelle presenti in tante battaglie ideologiche contro la vita e contro la morale naturale che partono dai tiranni di ogni tempo fino ai tanti umori anarco-ateistici, falso risorgimentisti, dei liberali contemporanei. 


In piazza senza centrare l'obiettivo

Non basta infatti una legge come la 194 a ridurre il peso della responsabilità e della colpa (più o meno consapevole) di un aborto. Sia la donna che coloro che l'hanno aiutata in questo gesto contro la vita sono, per quanto si sforzino di pensare il contrario, responsabili di aver terminato una vita nascente, di aver ucciso. Non è infatti questione di fare del peccato una legge dello stato (come sostengono per tecnica di vendita alcuni radicali) ma di ricordare all'uomo ciò che egli è e di centrare culturalmente e socialmente l'obiettivo della vita senza inciampare in scorciatoie disumane ed illiberali.
Infatti si vuole fare in modo di creare una coscienza morale che minimizzi il gesto enfatizzando il bisogno di libertà della donna, delle sue scelte, della sua vita, carriera, ecc.. sono solo scorciatoie disumanizzanti e a-morali che promuovono una cultura della menzogna contro la vita e, non in ultimo, contro la donna.
Sono un modo truffaldino di non responsabilizzarsi davanti al male di cui si è capaci.. ma di chiamare male il bene e bene il male. E' una forma infantile di difesa culturale e sociale; ma più la donna e l'uomo la attuano più si disumanizzano.
Queste processioni di piazza sono, nella fattispecie, battaglie inutili contro finti mulini a vento, invece di promuovere a tutto tondo una cultura a sostegno della vita e finalmente a difesa della donna.
Non ci si stupisca è tipico in coloro che vivono nella rimozione della colpa.
Dietro uno pseudo-libertino o liberale spesso si nasconde infatti un rigido moralista, un super-io malato che è incapace di perdonare, perdonar-si e farsi perdonare. Per questo il libertino non sopporta la parola "proibizione", "regola" et similia.. gli ricorda vivamente quello che egli fa ed ha sempre fatto duramente al cuore del suo cuore:
tiranneggiare se stesso e soprattutto, chiudersi alla grazia.


La risposta di Cristo alla colpa

Solo una cosa può vincere questi nuclei di morte singoli e collettivi, l'Amore di Dio.

L'amore del Padre che parla anche attraverso di noi. E' questo il veicolo dello e nello Spirito Santo.
E' lo Spirito Santo infatti che convince al peccato, il che significa che rivela e vince con te il male che è dentro di te.

Ovvio che in questo non c'è nessuna magia ma solo tanta pazienza e fiducia nell'amore di Dio che trova le sue strade ed i suoi canali. Per questo la preghiera e il dono di sé sono il mezzo privilegiato per la conversione nostra e dei fratelli. Lo Spirito di Cristo dal Suo cuore squarciato sulla croce non ha convertito immediatamente i suoi aguzzini, non ha convinto al peccato i suoi persecutori.. c'è voluto del tempo e la libera collaborazione dell'uomo ad essere nella verità. Lo Spirito di Cristo convince non impone.. cioè etimologicamente, vince con te, assieme a te.

Come?

Ti fa vedere quello che fin ad ora tu hai sempre fuggito, magari per una vita, dietro una spessa coltre di narcisismo e di superbia e di costante sotterranea e cosciente auto-giustificazione, ma te lo fa vedere avvolto dal Suo Amore.

Solo da questo momento puoi incominciare ad essere diverso e togliere tutto il peso amaro del senso di colpa, responsabilizzandoti nel tuo cammino con Cristo come Chiesa; puoi finalmente essere un uomo ed una donna.


Solo quando sei nudo sei libero.

Diceva infatti Francesco di Assisi: "poiché quanto l'uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più" (FF169)



 

altre fonti

Martedì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Chiara d'Assisi, vergine e fondatrice (1194-1253)

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