Doroteo di Gaza e la mitezza

doroteo-di-gazadi ENZO BIANCHI

Per Doroteo di Gaza più che nell’ascesi esteriore la grande lotta del cristiano consiste nell’ascesi dell’io, nella discipli-na dell’ego, ossia nella rinuncia alla «vo-lontà propria», per cercare il bene co-mune e acconsentire alla volontà di Dio. «Chi è attaccato alla propria volontà come può sopportare un altro o come può ascoltare il minimo consi-glio?» (Insegnamenti, 5, 63).
La grande ascesi possibile a tutti, forti e deboli, è quella di «spezzare la volontà propria», il proprio modo autoreferenziale di ve-dere le cose, i propri pensieri, per entra-re nei pensieri di Dio. Alla volontà pro-pria infatti si associa sempre, secondo Doroteo, una «pretesa di giustizia» (cfr. Insegnamenti, 5, 63), l’atteggiamento del fariseo che si compiace della propria giustizia e disprezza il pubblicano. Chi segue questa via potrà anche compiere opere buone, ma «non smetterà mai di far soffrire gli altri e di soffrire lui stesso, e tutta la sua fatica sarà vana» (Inse-gnamenti, 7, 81). Sarà fonte di sofferenza per sé e per gli altri, perché la convin-zione di essere giusti porta a vedere il peccato solo «fuori di sé» e a disprezza-re gli altri; porta alla critica distruttiva e alla mormorazione che distruggono la comunione, alla durezza di cuore pro-pria di chi crede di non aver bisogno di misericordia e non fa misericordia. La via della pace è l’accusa di sé, il riconoscersi sempre peccatore. Anche di fronte alle accuse ingiuste, chi è umile ritiene che gli sia stata comunque ricor-data una verità: la sua realtà di peccato-re, bisognoso della misericordia di Dio, e «si scopre sempre responsabile di quel che è accaduto» (Insegnamenti, 7, 82), scopre cioè che può sempre dare una ri-sposta conforme al vangelo. Chi è in fondo il cristiano per i padri di Gaza? È un uomo che, alla sequela del Signore, vuole diventare come lui mite e umile di cuore(Ma t t e o , 11, 29). La via cristiana è via di mitezza e di umil-tà. Il Cristo mite e umile di cuore è l’icona del vero cristiano: «Chi vuole trovare il vero riposo per la sua anima impari l’umiltà... “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi da-rò riposo”, cioè: Ecco che avete provato la fatica, la miseria, avete fatto esperien-za del male e della disobbedienza. Su venite, convertitevi... Imparate da me che sono mite e umile di cuore e trove-rete riposo per le vostre anime» (Inse-gnamenti, 1, 8-9). L’umiltà è l’atteggiamento indispen-sabile per l’obbedienza al comandamen-to del Signore. «Prima di ogni altra co-sa abbiamo bisogno dell’umiltà (...) perché essa annienta ogni inganno del Nemico e avversario» (Insegnamenti, 2, 26). Vi sono due generi di umiltà: «Il primo consiste nello stimare il proprio fratello più intelligente e superiore in tutto; in una parola, come disse quel santo, nel mettersi al di sotto di tutti (cfr. Detti dei padri, Sisoès 13). Il secon-do consiste nell’attribuire a Dio tutto quello che riusciamo a fare. Questa è l’umiltà perfetta dei santi che nasce dal-la pratica dei comandamenti» (Insegnamenti, 2, 33).

© Osservatore Romano - 25-26 marzo 2013


Sabato della II settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Marianne (Barbara) Cope di Molokai, religiosa (1838-1918)

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