Il Bagno di Grazia

altare laterale santantonio
1 Gv 4, 16 - Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

L'apostolo Giovanni non parla di una nozione di catechismo. Non parla di un concetto. Non scivola nel pericolo, in noi tanto comune - nella comunità e nelle parrocchie - in una forma larvata di gnosi che, concettualizza Dio e lo rende un oggetto della mente, la quale diventa in defintiva un assoluto della conoscenza e un feticcio che idolatriamo; e Dio diventa, per noi, un concetto tra i concetti, un "qualcosa" tra le cose. Rischiamo anche noi, pur proclamanti il Credo di Nicea di essere de-facto come dei Massoni, che credono in un principio, un motore immobile, vago e lontano che non tocca carne e storia. Questo perché le nostre piccole scelte e le grandi scelte non riflettono un Dio incarnato, un'esperienza vivente, ma un'idea. Proprio per tal motivo, poi, la vita di tutti i giorni è scollata dal dono che abbiamo ricevuto e non si vede sul nostro volto che siamo di Cristo. Sua umile e riconoscente proprietà. Qui comincia la nuova evangelizzazione.

L'Apostolo Giovanni parla di un'esperienza fatta carne e storia. Parla di Gesù Cristo Signore, Verbo di Dio fatto carne, unico vero rivelatore del Padre. Parla di un'esperienza spirituale nel "ritmo" biblico, che è sempre esperienza totale. Non solo intellettiva, non solo emotiva, ma del cuore dell'uomo. Del suo intimo e della sua storia, delle sue scelte e del suo vivere. Parla dei momenti che ha condiviso con il Maestro. Le gioia e le risa, la fatica e la tristezza, la povertà umana e il sonno. Egli parla di una pienezza di umanità mai conosciuta fino ad allora. Ecco perché parla di un'esperienza spirituale perché è un'esperienza profondamente concreta ed umana così come uscita dalle mani di Dio. Una più che ri-creazione. Un nuovo "Bereshit", un nuovo principio. "Un'esperienza toccata e respirata del Verbo della Vita".

Eppure anche altri hanno fatto esperienza della presenza di Gesù ma non l'hanno riconosciuto. Perché il dono della fede ha trovato un cuore indurito. Pertanto, dice Francesco, se noi con il dono della Fede non riconosciamo che veramente Dio è presente nell'Eucarestia, anche noi siamo come coloro che vedevano camminare nelle strade della Galilea non il Signore della Vita ma un uomo. E potremmo aggiungere che se noi, in forma ri-velata, cioè di nuovo coperta, reale ma in parte nascosta, non riconosciamo la presenza di Dio nella comunità, nei fratelli e nelle sorelle, che ri-velano con la loro povertà umana, se non riconosciamo nei sacerdoti, nei vescovi e in Pietro la presenza di Dio, siamo come coloro che, pur stando vicino al Cristo non l'hanno riconosciuto e lo hanno condannato nel proprio cuore e poi fisicamente sulla croce.

Negli anni '60 girava l'assioma "Cristo sì e Chiesa no!". Successivamente, nell'onda tardiva del new age negli anni '80 girava, "Dio sì, Cristo forse, Chiesa no". Ebbene queste categorie, umane ed idolatriche, possono essere vicine al nostro cuore de-facto più di quanto immaginiamo.

Se la nostra esperienza non viene coltivata, non si fa carne e storia e non ama e rispetta i canali di dono e svelamento che Cristo stesso ha voluto. I Sacramenti e il Magistero, la Tradizione e la Parola. Non uno di questi ma tutti assieme nel loro ordine e grado.

Chiediamo dunque, quotidianamente, il "bagno di Grazia" che ha fatto l'apostolo Giovanni. Con abbondanza lo Spirito Santo è concesso a chi si svuota di sé, come Girasoli orientati perennemente verso l'unico Sole: il più bello tra i figli dell'uomo. Autore, generatore e perfezionatore della fede...

In forma unica è possibile anche a noi entrare nella beatitudine, tutta nostra, creata da Gesù Signore: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Giovanni 20,29)

Paul Freeman


Sabato della II settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Marianne (Barbara) Cope di Molokai, religiosa (1838-1918)

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