San Benedetto Abate - patrono d'Europa

san-benedetto-1.jpgColletta
O Dio, che hai scelto san Benedetto abate e lo hai costituito maestro di coloro che dedicano la vita al tuo servizio, concedi anche a noi di non anteporre nulla all'amore del Cristo e di correre con cuore libero e ardente nella via dei tuoi precetti. Per il nostro Signore...
 

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Pr 2,1-9
Inclina il tuo cuore alla prudenza.

Dal libro dei Proverbi
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole

e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l'intelligenza
e chiamerai la saggezza,
se la ricercherai come l'argento
e per essa scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la scienza di Dio,
perché il Signore dà  la sapienza,
dalla sua bocca esce scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti la sua protezione,
è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia
e custodendo le vie dei suoi amici.
Allora comprenderai l'equità e la giustizia,
e la rettitudine con tutte le vie del bene.


Salmo Responsoriale   Dal Salmo 111
Beato chi cammina nelle vie del Signore.

Beato l'uomo che teme il Signore
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza dei giusti sarà benedetta.

Spunta nelle tenebre come luce per i giusti,
buono, misericordioso e giusto.
Felice l'uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno:
il giusto sarà sempre ricordato.

Non temerà annunzio di sventura,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua potenza s'innalza nella gloria. 


Canto al Vangelo     Cf Gv 15,1-8

Alleluia, alleluia.
Io sono la vite, voi i tralci, dice il Signore;
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.



Vangelo  Gv 15,1-8
Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.

Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».





Commento

"... senza di me non potete far nulla".

Non ha solo un valore operativo questa affermazione di Gesù ma anzitutto un valore legato all'essere, ha una dimensione ontologica.
Senza Dio noi non possiamo fare nulla. Egli ci conferma nell'essere e nella libertà.
Egli ci dona di poter scegliere anche se ciò fosse contro di Lui e contro noi stessi.

Se dunque senza Dio non possiamo fare nulla e neanche vivere pienamente, ebbene, proprio da qui, possiamo cogliere l'amore infinito, l'umiltà e l'annichilimento costante che Dio opera donando la Sua grazia a ciascuno di noi anche se persistenti nel peccato.
Anche quando noi pecchiamo e non solo offendiamo Dio ma ci allontaniamo sempre più da Lui e dalla vita, Egli continua a chiamarci e a donarci quei beni fondamentali di vita e di libertà di scelta per poterci convertire e tornare a lui.
Tornare al vero e al bello. Tornare al reale.

Se potessimo vedere veramente questa umiltà e questo amore smetteremmo di bestemmiarlo con la vita, con le scelte che conducono al peccato, con i vizi, la mormorazione, la mancanza di obbedienza. Smetteremmo di affligerlo con la nostra disonestà che è quella impermeabilità costante a vedere ciò che siamo e ciò che è alla Sua Luce.
"Imparate da me che sono mite ed umile di cuore" dice Gesù. Gesù, sempre orientato al Padre, ha imparato l'umiltà dal Padre, l'annichilimento totale dal Padre fonte di ogni servizio. Qui ci aspetta Dio, in questa umiltà.

Essere santi dunque significa essere realisti, umili, amare sempre e comunque, con i si e con i no; con la dolcezza e la fermezza, con la maternità e l'accoglienza e con la paterna forza della stabilità e della fedeltà.
Vuol dire non cedere alle mode ma vedere le cose come le vede Gesù e dunque come le vede il Padre.

Qui ci aspetta San Benedetto, patrono d'Europa.
Qui si può avere una vera Europa nell'umiltà del Padre. Ogni Europa costituita senza Dio è un cammino verso le barbarie e l'inciviltà e nell'ebbrezza falsa della disobbedienza che dapprima sembra nutrire e poi svuota e scarnifica radicalmente portando al vuoto.
Ubriaca e distrugge molto peggio dell'alcol e della droga.

Questa è giornata di preghiera per l'Europa; non quella dei burocrati e dei cultori del laicismo.
Non quell'Europa fatta di vuoto, confusione sessuale, gossip e mancanza di rispetto per la vita.
Ma quell'Europa che ha generato santi e che trova nei fedeli di Cristo la sua gloria.
Qui Dio ci aspetta non altrove; sulla via di Damasco.

Paul



 Pio XII, papa dal 1939 al 1958
Enciclica « Fulgens radiatur » del 21/03/1947


San Benedetto e l'evangelizzazione dell'Europa

Mentre il mondo era invecchiato nei vizi, mentre l'Italia e l'Europa sembravano divenute un miserevolissimo teatro di popoli guerreggianti, e perfino le istituzioni monastiche... erano meno forti di quanto sarebbe stato necessario per resistere..., Benedetto dimostrò con la sua eccellente attività e santità la perenne giovinezza della Chiesa, rinnovò la severità dei costumi con la sua dottrina e col suo esempio, e cinse di leggi più sicure e più sante il raccoglimento della vita religiosa. Ma non basta: egli infatti di per sé e con i suoi seguaci ridusse quelle barbare genti dai loro costumi feroci ad abitudini civili e cristiane e, piegandole alla virtù, al lavoro e alle tranquille occupazioni delle arti e delle scienze, li strinse con vincoli di fraterno amore e carità...

Cassino risplendette una luce nuova, la quale non solo alimentata dalla dottrina e civiltà degli antichi popoli, ma anche fomentata dalla dottrina cristiana, illuminò popoli e nazioni erranti fuori strada e li richiamò e guidò sulla via della verità e della rettitudine...

In questo luogo Benedetto portò il regolamento della vita monastica a quel grado di perfezione cui già da molto tempo egli aveva mirato con le preghiere, con la meditazione e con l'esercizio della virtù. Questo veramente sembra sia stato lo speciale e principale compito affidatogli dalla divina Provvidenza: non tanto, cioè, di portare in occidente dall'oriente le regole della vita monastica, quanto di adattarle e proporzionarle genialmente alle inclinazioni, alle necessità, alle condizioni delle popolazioni dell'Italia e di tutta l'Europa. Ecco quindi per mezzo suo alla serenità della dottrina ascetica, che tanto rifioriva nei cenobi dell'oriente, accoppiarsi una instancabile attività, con cui diventa possibile, «comunicare agli altri le cose contemplate» e non solo produrre messi abbondanti di spighe da terreni incolti, ma anche maturare con apostolico sudore frutti spirituali.

da Vangelo del giorno

Mercoledì della XXIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Gaspare del Bufalo, sacerdote e fondatore (1786-1837)

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