Santa Caterina da Siena

santa-caterina.jpgO Dio, che in santa Caterina da Siena, ardente del tuo spirito di amore, hai unito la contemplazione di Cristo crocifisso e il servizio della Chiesa, per sua intercessione concedi a noi tuoi fedeli, partecipi del mistero di Cristo, di esultare nella rivelazione della sua gloria.


Prima Lettura  1 Gv 1,5-2,2
Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, questo è il messaggio che abbiamo udito da Gesù Cristo e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. 
 

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 44
In te, Signore, ho posto la mia gioia.

Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

La figlia del re è tutta splendore,
gemme e tessuto d'oro è il suo vestito;
è presentata al re in preziosi ricami.

Con lei le vergini compagne a te sono condotte;
guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo del re.


Canto al Vangelo  Cf Mt 25,10
Alleluia, alleluia.
Questa è la vergine saggia che il Signore ha trovato vigilante;
all'arrivo dello Sposo è entrata con lui alle nozze.
Alleluia.

  
Vangelo  Mt 25, 1-13
Ecco lo sposo, andategli incontro!

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».



Commento

"... assopirono tutte e dormirono..."

Il sonno è un dono di Dio ma anche un segno palese dell'accidia dell'anima.
In quanto dono di Dio è strumento per la ripresa delle forze. E' un momento prezioso per ordinare le energie, i pensieri e vivere con più coscienza. E' un segno di umanità.

La sapienza sta nel preparasi all'umanità e viverla coordinata e subordinata ai bisogni dello Spirito.
La stoltezza sta invece nel subordinare i bisogni dello Spirito a quelli dell'umanità. Non essere temperanti ma piuttosto disordinati, vanesi, leggeri, stupidi.
Mentre la sapienza che ordina i propri bisogni a quelli dello Spirito è conseguenza naturale della verginità.
L'insipienza, il privilegiare i bisogni umani su quelli del cuore, significa snaturare il proprio essere vergini.
La vergine infatti, per natura propria è pronta per lo sposo.
Pertanto perché non dovrebbe prepararsi ad esso con tutta se stessa.
Se ciò non avviene ecco la stotezza che nei vizi capitali si chiama accidia. Ed è il nemico peggiore che abbiamo dopo la superbia.
La saggia si prepara allo sposo e se sopraggiunge l'umana debolezza ha il cuore che veglia per Lui, perché, in definitiva, desidera Dio e vive per Lui.

In secondo luogo c'è sonno e sonno.
Un sonno che nasce da Dio e che, come dono dello Spirito, crea e ri-crea l'uomo e fa nascere l'alterità e la pienezza della relazione.
Nel sonno Dio dona Eva all'uomo e dunque anche Adamo ad Eva.
Dio fa nuove tutte le cose e le compie in un riposo.
Un sonno che è veglia del cuore.

C'è invece un sonno che nasce non dalla docilità a Dio ma dall'indisponibilità a lasciarsi fare da Lui.
Un sonno che è, come abbiamo visto, accidia, pigrizia, morte del desiderio di Dio (e dunque di ogni sano desiderio).
Nel secondo caso a nulla serve la verginità dell'anima perché essa non sboccia in nessuna donazione e quindi è un'anima senza vocazione.

Infatti la verginità è anzitutto quella battesimale e quando, piuttosto, l'anima dorme accidiosa, il dono battesimale rimane legato e non sboccia la propria unica e personalissima capacità di essere fecondi e giocarsi nell'Amore.
Non sboccia alcuna vocazione.
Ma rimane solo la pigrizia di non aver provveduto a preparare la propria lampada per lo sposo.

La verginità, infatti, serve per amare di più lo Sposo e la Chiesa. Qui trova la sua natura e il suo esser-ci.

Per questo dobbiamo ringraziare il Signore.
Perché in Santa Caterina abbiamo un segno reale e attuale di come essere vergini e rispondere con fedeltà alla verginità battesimale desiderando lo Sposo e dando la vita per la Chiesa.
Questo è proprio certamente dei vergini ma anche dei coniugati che, complementariamente ai consacrati, nutrono l'unica speranza e vocazione: desiderare lo Sposo e vivere nell'attesa di Lui.

Francesca


Questa giovane santa è con san Francesco d’Assisi la patrona d’Italia perché rappresentativa di un periodo-chiave della storia italiana e protagonista luminosa di una mentalità feconda d’impegno religioso e civile insieme.
Caterina Benincasa entrò nel terz’ordine di san Domenico all’età di 16 anni e cominciò, in casa sua, una vita austera attestata anche da alcuni suoi scritti. Attorno a lei si formò una piccola famiglia spirituale di amici. Lanciò incessanti appelli alla pace in tempi particolarmente torbidi, richiamò il papa da Avignone a Roma, gettò il seme della vera riforma della Chiesa, operò sempre per l’unità e la carità.
Paolo VI ha additato alla Chiesa intera la dottrina contenuta negli scritti della santa, pieni di afflato mistico, e l’ha proclamata « dottore »: prima donna accanto ai maestri della Tradizione.
L’esempio di Caterina farà comprendere a tutti coloro che progettano riforme che queste sono frutto d’amore e non di rivolta; frutto della tensione escatologica che stimola la Chiesa. Ogni riforma si deve proporre di far in modo che la Chiesa attui sempre più adeguatamente il regno di Dio.
(Dal sito Maranatha)



Ho gustato e veduto

Dal «Dialogo della Divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine
(Cap. 167, Ringraziamento alla Trinità; libero adattamento; cfr. ed. I. Taurisano, Firenze, 1928, II pp. 586-588)

O Deità eterna, o eterna Trinità, che, per l'unione con la divina natura, hai fatto tanto valere il sangue dell'Unigenito Figlio! Tu. Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo; e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l'anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna, desiderando di vederti con la luce della tua luce.
Io ho gusto e veduto con la luce dell'intelletto nella tua luce il tuo abisso, o Trinità eterna, e la bellezza della tua creatura. Per questo, vedendo me in te, ho visto che sono tua immagine per quella intelligenza che mi vien donata della tua potenza, o Padre eterno, e della tua sapienza, che viene appropriata al tuo Unigenito Figlio. Lo Spirito Santo poi, che procede da te e dal tuo Figlio, mi ha dato la volontà con cui posso amarti.
Tu infatti, Trinità eterna, sei creatore ed io creatura; ed ho conosciuto perché tu me ne hai data l'intelligenza, quando mi hai ricreata con il sangue del Figlio che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.
O abisso, o Trinità eterna, o Deità, o mare profondo! E che più potevi dare a me che te medesimo? Tu sei un fuoco che arde sempre e non si consuma. Sei tu che consumi col tuo calore ogni amor proprio dell'anima. Tu sei fuoco che toglie ogni freddezza, e illumini le menti con la tua luce, con quella luce con cui mi hai fatto conoscere la tua verità.
Specchiandomi in questa luce ti conosco come sommo bene, bene sopra ogni bene, bene felice, bene incomprensibile, bene inestimabile. Bellezza sopra ogni bellezza. Sapienza sopra ogni sapienza. Anzi, tu sei la stessa sapienza. Tu cibo degli angeli, che con fuoco d'amore ti sei dato agli uomini.
Tu vestimento che ricopre ogni mia nudità. Tu cibo che pasci gli affamati con la tua dolcezza. Tu sei dolce senza alcuna amarezza. O Trinità eterna!