Beato chi trova in te la sua forza

santo-viaggio-1.jpg"Beato chi trova in te la sua forza

e decide nel suo cuore il santo viaggio" (Sl. 84,6)

Gesù è vivo oggi come ieri. Anzi ora, presso il Padre, nella pienezza della gloria, Egli guarisce, chiama, sostiene ancor più di quando i suoi passi calpestavano la Galilea e la Giudea.
Gesù bussa e chiama.
Chiamando mette l'uomo nelle condizioni oggettive di poter compiere la sua chiamata.
Questo è un aspetto centrale che va recuperato nelle predicazioni.
Noi certo "dobbiamo" fare la volontà di Dio ma questo solo perchè "possiamo".
E' la grazia di Cristo che scaturisce dalla sua chiamata che abilita l'uomo a camminare per le vie di Dio.

La lettera ai Romani in questo è molto chiara proprio al capitolo 8.
L'uomo può rispondere a Dio perché nella chiamata è abilitato a farlo.
Ha un "debito" nello Spirito.
E' lo Spirito Santo che urge nel cuore dell'uomo e lo mette in condizione di seguire Gesù.
Pertanto non "vivere" la Parola, non "giocarsi" in essa è calpestare l'azione dello Spirito.
La forza del santo viaggio, dunque, è un forza vocazionale che è non sforzo volontaristico ma fatica nello Spirito Santo.
Uno dei nostri mail è la scarsa generosità vocazionale che colpisce sia i consacrati che gli sposati.
Si ha quell'avarizia del cuore che nasce dalla paura, anzi dal terrore, che impedisce realmente di fidarsi di Dio e decidere, appunto, di iniziare e perseverare nel santo viaggio.
La paralisi vocazionale è ancor più dolorsa quando si fa presente in fratelli e sorelle che conoscono molto bene i contenuti di fede ma in realtà non vi si sono giocati con tagli e rinunce necessari a seguire il Signore e rispondere generosamente al "debito" nello Spirito.
Una forma comune e sottile di accidia rivestita con tanto tanto "impegno" per il Regno.