Fuggi per la tua vita!

eugene_burnand_morgen_der_auferstehung-giovanni-e-pietro"Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!" (prima lettura del gionro Gen 19,15-29 - Memoria di S. Ireneo)

 
Chi ama il Signore reputa una "spazzatura" ogni cosa e, soprattutto, tutto ciò che lo legava al peccato e alle cattive abiutidini che conducono al peccato e, spesso, sono peggio del peccato stesso. L'accidia infatti è un vizio terribile che non ci consente di sbocciare e di vivere. Ripeteva S. Ireneo, di cui facciamo oggi memoria, che "la gloria di Dio è l'uomo vivente" (Dal "Trattato contro le eresie" di sant'Ireneo, vescovo).

Dio è il Dio della vita, Cristo è Signore risorto, il vivente che vive e dona la vita vera. Eppure talvolta la nostra vita è spenta e non sbocciata. Manca la gioia e lo stupore. Purtroppo non sempre le comunità annunciano la vita e la vocazione alla vita che comporta in seconda ed immediata battuta la vocazione specifica; e cioè o ti sposi o ti consacri. Ma le comunità diventano il parcheggio di persone spente, magari coinvolte in mille cose, ma in realtà incapaci di sbocciare. Incapaci di gratuità.

Non sono li per chiara vocazione ma riempire un impegno ed una necessità pastorale. Sono li per coprire un bisogno di ministerialità o di necessità del parroco.  Non sono li come slancio o come epilogo di una chiarezza vocazionale ma come accidia e rassegnazione ammantata di spiritualità e devozione. Non è stato fatto loro un annuncio vocazionale chiaro. Non lo hanno cercato per sbocciare e fiorire. Facilmente in queste situazioni pullulano invidie, gelosie, mormorazioni, provincialismi, attaccature indebite a "carismi" e ministeri, a spazi e ruoli. Tutto l'uomo vecchio si abbarbica come edera e gramigna per soffocare la vita che Dio ha messo nel nostro cuore. Certamente le condizioni intorno a noi non favoriscono sempre una progettualità, ma spesso, siamo noi che ci siamo rassegnati su cisterne screpolate. Siamo noi, catechisti, teologi, pastori, che non abbiamo annunciato, con l'esempio e la parola, la gioia di una scelta vocazionale chiara.

Tutto questo "non vivere" e non sbocciare è uno dei problemi dell'infecondità della Chiesa nel mondo ed è cosa di cui il Signore renderà conto a ciascuno e soprattutto a chi - pastore, catechista, teologo - non ha annunciato, in Spirito e potenza, il Dio della Vita ma si è ripiegato sulle "cose da fare", sulle "cose da dire", su "come essere presenti". Tutte cose importanti ma subordinate ad una chiarezza vocazionale. Su cui, dall'annuncio al discernimento, occorre dire una parola chiara; altrimenti non sboccia una ministerialità ma un "parcheggio". Chiarezza vocazionale alla vita e specifica che, una volta trovata, va sempre nutrita per ri-sgnificare il nostro essere Chiesa di Cristo ed il nostro essere pellegrini fruttuosi in questo mondo. Chi non fosse ancora "fuggito", fugga ora, ne va della sua vita. Ne va del suo unicum di cui egli ha bisogno, la chiesa ha bisogno e il mondo ha bisogno. "Esca" dalla sua terra e non si ripieghi su se stesso, come fece Caino, che da li iniziò ad essere omicida. Anzitutto verso se stesso. Si "fugga" dunque per aprirsi alla speranza e alla gioia. Chi fugge a causa della gioia non la cerca altrove, negli altri e nelle situazioni, ma porta con sé quella che il Signore gli ha donato e su cui fa incessantemente luminosa ed ecclesiale chiarezza.


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