Glorifica la tua mano e il tuo braccio destro

bimbo1Dal Cantico delle Lodi nella Memoria di S. Alfonso Maria de Liguori Sir. 36, 1-5-10-13

Ti riconoscano, come noi abbiamo riconosciuto *
che non c'è un Dio fuori di te, Signore.
Rinnova i segni e compi altri prodigi, *
glorifica la tua mano e il tuo braccio destro.

Questa invocazione del Cantico del Siracide è il desiderio dell'apostolo e dell'apologeta, il desiderio ardente che tutti i popoli, specie i più lontani (che talvolta sono i più vicini), possano riconoscere il Signore. Si esorta a compiere prodigi talmente evidenti affinché si possa suscitare la fede.

Glorificare la mano e il braccio destro di Dio significa invocare con forza l'azione di Dio nella storia.

Tuttavia nessuno può invocare compiutamente "la gloria di Dio" se egli stesso diventa impermeabile all'azione "della mano e del braccio destro di Dio". Cioè se pone in sé medesimo quegli ostacoli che impediscono a Dio di far si che Egli sia il Signore unico della propria vita.

Ci sono infatti alcuni che nella non-sobria ebbrezza di sé si ritengono il braccio destro e la mano di Dio. In uno spettro che oscilla dal fanatismo alla patologia passando per il devozionalismo. Non sempre sono tradizionalisti, talvolta progressisti. Però chi vuol essere la mano destra del Signore, dimentichi se stesso e desideri essere piuttosto un cuore nascosto. Una scopa che si usa al bisogno e che sovente viene messa dietro la porta. Cerchi non per opportunismo clericale o per piaggeria ma per intima convinzione di stare all'ultimo posto. Cristo, infatti, è Signore che serve e la diakonia è uno dei caratteri essenziali del cristiano. La Chiesa non ha bisogno né di "clericalismo", né della "chiesa di base" che è un danno ancor più grande. Chiesa di base che, scava scava, quasi sempre è fondata sul desiderio di dar-si un nome e non di riceverlo da Dio.

Se il laicato vuole servire realmente la chiesa cerchi di essere discepolo del Signore e della Chiesa. Infatti non è vero che mancano pastori santi e capaci, mancano piuttosto dei veri discepoli. Quando c'è il discepolo si suscita sempre il pastore. Siamo noi che manchiamo di discepolato. Il quale non è cosa servile ma lucida e virile. Occorre pochissima forza per far parte del filone clericale o per far parte del filone della chiesa di base. Occorre invece essere "padroni di Sé" per essere discepoli. Occorre far maturare il proprio camnmino vocazionale. Occorre risolvere i nodi che ci impediscono di essere docili e manuseti e forti solo quando occorre. Solo chi è discepolo cresce nella tenerezza e nella compassione. Occorre guarire dalle ferite genitoriali per assaporare pienamente l'abbandono nelle mani del Padre. Il discepolo infatti non teme la persecuzione, neanche da coloro da cui si dovrebbe aspettare riconoscenza e paternità. Anzi volentieri ricorre proprio a loro umilmente. Non sbraita e non urla ma fa valere le proprie ragioni con la gioia e la fermezza dei discepoli del Signore. E, soprattutto, riconosce che Dio regna; Egli è il Signore della storia. Di ogni storia. E affida a Dio il compimento di ogni giustizia e non nell'opera delle sue mani. Non c'è attività più alta e ordine più compiuto del discepolato. Solo così, veramente, si glorifica la mano del Signore e il suo braccio destro... e cioè solo così si comprende l'intimità di Dio.