La Fedeltà dell'Amore

acqua-2Dalle lodi della Ventiquattresima domenica del Tempo Ordinario

LETTURA BREVE    2 Tm 2, 8.11-13

Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

Il contrasto retorico usato dall'apostolo potrebbe far pensare che se noi rinneghiamo Cristo Egli ci rinneghi con un atto di opposizione al nostro rinnegarlo. Come a dire: tu non mi ri-conosci davanti al mondo, al tuo quotidiano? Beh allora tu mi sei indifferente. Ma il senso di questa parola non è certo questo ma è piuttosto la parte finale del versetto: Egli rimane fedele. Proprio perché Cristo rimane fedele a se stesso, alla sua serietà e al suo amore per te se tu lo rinneghi e sei infedele (nei fatti e nel cuore) Egli ti rinnega, cioè rinnega la tua infedeltà. La Sua fedeltà d'Amore è baluardo perenne. E' fortezza inespugnabile. E' certezza sopra ogni certezza. Egli ti ama di un eterno presente. Punto.

Proprio a casua della sua fedeltà di Amore Egli ci aspetta sempre a braccia aperte nel Sacramento della Riconciliazione. Tuttavia è indispensabile che si acceda a tale sacramento con l'animo e la decisione di colui che, pur nella propria debolezza, desidera fermamente rompere con il peccato e con l'infedeltà. Bisogna sforzarsi di entrare per la porta stretta. Egli è dietro di te, con te e davanti a te nella fatica del tuo trasfigurarti nello Spirito Santo.

Su come noi possiamo essere infedeli poi potremmo parlare a lungo.

Il rinnegare, il mancare di fede, non è solo qualcosa riferito al peccato attivo ma anche all'omissione: al non fare il bene quando potremmo, alla codardia e alla vigliaccheria. Al terribile male dell'accidia. Accidia dei fatti e della parola.

Alla macanza di apologetica in senso compiuto, testimoniale, verbale, caritativo.

Di fatto noi siamo più spesso coloro che peccano non perché compiono il male ma perché, per opportunismo, non compiamo il bene, magari anche scomodo. In definitiva non agiamo nella Carità. Non abbiamo cura del fratello ma, nel cuore, ci comportiamo, pur senza armare la mano ma spogliandola della carità e del "take care", come Caino.

E giustamente Dio ci dirà: Dov'è tuo fratello?

Quanto lo hai amato e servito?

Quanto hai dato il buon esempio?

Quanto lo hai amorevolmente corretto?

Quanto ti sei preso cura della sua santità?

Quanto lo hai rispettato in tutti gli aspetti della sua persona?

Quanto ti sei fatto animare da convenienze provinciali e borghesi, politiche e sociali e non l'hai invece amato sinceramente con passione e rispetto alla luce del Vangelo e della Chiesa?

Quanto lo hai saziato nel corpo e nel bisogno di eternità?

Quanto ti sei pianto addosso senza invece aiutare il fratello a guardare in alto?

Quanto lo hai perdonato di vero cuore?