PER AMORE, SOLO PER AMORE

lavandadeipiedi
"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici." (Gv. 15,13)
Dare la vita cosa significa? E come si dà la vita?
Il criterio esemplare è Gesù stesso.
La Sua persona, la Sua scelta, il Suo cammino nel dare la vita per ciascuno di noi.
Noi, talvolta, confondiamo il "dare la vita" con una sorta di untuosa e melensa capacità di amare che, spesso e volentieri, è una narcisistica proiezione dei nostri bisogni e non una crescita nella Verità.
Per cui confondiamo misericordia con buonismo.
Apologetica con opportunismo.
Le gratificazioni come un fatto dovuto.
Non c'è copertura migliore per il nostro io ferito se non quella di una spiritualizzazione del nostro io malato.
La spiritualizzazione avviene talvolta con l'appartenenza ad un gruppo, ad un movimento e/o alla parrocchia non per senso di Chiesa ma per riempire un vuoto e magari una condizione vocazionale non centrata.
Oppure la spiritualizzazione avviene riempendo la giornata di "molte cose da fare per il Regno" e poco tempo dedicato alla preghiera.
Altra spiritualizzazione è quella che ci fa dedicare un tempo enorme alla meditazione e alla preghiera e poco spazio alla carità e alla vita fraterna.
Il maestro delle spiritualizzazioni non è il non credente ma soprattutto il credente. La conversione infatti è cammino costante e nessuno può sentirsi arrivato, guarito, sanato, centrato.
Gli apostoli non si sono chiamati da soli.
Ma sono stati scelti e mandati.
È La Chiesa, nella guida di Pietro, che sceglie e invia.
Altre scelte e altri invii che non passano per questa conferma sono dubbi e pericolosi. Spesso ladrocinanti.
"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda." (Gv. 15,16)
Quando la propria vita è vista per ciò che realmente è, cioè un dono, istante per istante, da vivere nella logica del dono, allora ci si educa a dare la vita; così come si è ricevuto (e si riceve) si dona.
Questa normalità del dono nasce dalla grazia e dalla disciplina costante. Dalk comprendere, sempre più radicalmente e in profondità, che la Grazia, per natura propria deve circolare.
L'amicizia, inoltre, non è quella del cameratismo o della lusinga.
Perché, dev'essere chiaro che non esiste solo il cameratismo maschile ma anche quello femminile, quello "settario dei cuoricini"..
L'amicizia non è solo quella delle affinità o delle convergenze di pensiero ma quella che sceglie (sceglie!), nell'amore di Cristo, di considerare amici anche e soprattutto i propri nemici.
Non ha molto a che vedere con i "mi piace" di facebook, né con quelli che segui o ti seguono sui social.
Pertanto dare la vita per i propri amici significa fare in modo che l'amore di Cristo per ogni nemico, persino per ogni bestemmiatore o deicida, passi nelle mie vene e nelle mie scelte e io possa amare con l'Amore di Cristo i nemici, vicini e lontani.
È l'amore di Cristo che rende amici i nemici, ed è lo stesso amore che mi consente di donare la mia vita a ciascuno di loro.
Talvolta, questi nemici, non sono i lontani ma quelli della tua casa che ti crocifiggono, giustamente o ingiustamente.
Sono alcune situazioni invincibili; sono l'ignoranza di Dio e delle cose di Dio.
Talvolta siamo noi stessi o alcune parti di noi non redente e non trasformate dalla grazia.
Ebbene tutte queste realtà sono degne dell'amore di Cristo e quindi del mio amore, grazie a Lui, con Lui e per Lui.
Amore di Cristo che unisce verità e rispetto, carità e misericordia. Fermezza e gioia. Carità che non diluisca nell'amare del politicamente corretto la Verità del Vangelo.
Permettiamo dunque al Sangue di Cristo di circolare nelle nostre vene così come esso è circolato nelle vene di Mattia Apostolo e dei suoi confratelli.
Permetti a Mattia di prendere il posto di Giuda di Keriot, nel tuo cuore ladro.
C'è ancora tempo!
Permettiamo a Dio di renderci capaci, finalmente, di donare la nostra vita;
dicendo ora:
Sì! Avvenga di me quello che hai detto.