Rassegna stampa etica

Cosa si intende per "natura" quando si parla di "omosessualità"

gallavotti gay naturaGiorgia Brambilla

Forse non è chiaro cosa intendiamo per “natura” quando parliamo di omosessualità e non solo...

Il termine “naturale” può avere una pluralità di significati.

Ad esempio, potrebbe dirsi “naturale” in quanto corrisponde effettivamente a una condizione umana vecchia quanto l’uomo stesso di cui l’umanità fa esperienza. Tuttavia in questo senso sono parimenti “naturali”: la pedofilia, la violenza sessuale, l’omicidio, ecc..

Cioè molti di quei comportamenti che risultano civicamente deprecabili e penalmente perseguibili.

Oppure, “naturali” possono dirsi quei comportamenti presenti anche nel regno animale, dove si trovano anche la necrofilia, la divorazione del partner dopo il rapporto sessuale e altre cose di questo tipo che però, appunto, osserviamo dal punto di vista etologico e senza qualifica morale diretta.

Una definizione di “naturale” del tipo: “ciò che accade in natura” non ci dice nulla su come l’uomo si dovrebbe comportare, ma ci descrive un comportamento nel regno animale di fatto e quindi, evidentemente, in termini morali non ci interessa.

Che cosa intendiamo dunque per natura nell’argomento di cui al titolo?

Per natura intendiamo un solo concetto: la finalità.

«Prof, adesso non faccia la metafisica», mi ha detto una volta uno studente. E in effetti, questo concetto può suonare strano, addirittura assurdo, alla mentalità anti-metafisica contemporanea.

La “natura”, in senso fisico-finalistico, esprime l’essenza di una cosa (“ciò che è”) in quanto ordinata al proprio fine, in quanto principio di attività e operazioni che hanno ciascuna un proprio fine e che concorrono, però, al fine complessivo e totalizzante di quell’essere.

È il fine che ci indica quando siamo davanti a una assenza di bene-perfezione-essere che è anche “privazione”, cioè “male”. È il fine che ci dice quando il bene è, in qualche modo, “dovuto”.

Inoltre, parlare di “bene” o “male" morale in relazione al “fine” e alla “natura” delle cose, implica una realtà molto importante: la libertà.

Senza la libertà, domandarsi cosa l’uomo dovrebbe o non dovrebbe fare sarebbe privo di significato.

Un cane che morde un bambino non è "cattivo" nello stesso modo di un uomo che compie lo stesso comportamento. Così come nello stesso uomo è diverso provare una "sensazione" (per esempio, rabbia) dall'atto liberamente scelto e voluto legato a quel “sentire”.

Piccoli passaggi logici che abitualmente a lezione approfondisco, ma di cui tenevo qui almeno ad accennare l'esistenza, dopo le affermazioni della biologa, che ha fatto un minestrone di parole e ambiti in modo a dir poco imbarazzante sul piano razionale.

Forse siamo arrivati al punto che prima ancora del dibattito sulle singole questioni bisogna riabilitare la ragione.

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