Rassegna stampa formazione e catechesi

Il Vangelo è dei piccoli

Enrico Paniconi, «Santa Maria Goretti» (1995)

Santa Maria Goretti

Era una bambina di poco più di dieci anni, eppure aveva già capito tutto dell’esistenza. La sua vita fu semplice e sincera. Nessun orizzonte di gloria se non quell’amore, forte e profondo, che la portò sulla cima del Calvario, per salire alla Risurrezione del Cristo. Il suo nome è Maria Goretti.

Nata il 16 ottobre 1890, a Corinaldo, in provincia di Ancona, è figlia di Luigi e di Assunta Carlini. La famiglia, oltre ai genitori, è composta da sette figli, di cui Maria è la terza. Il padre esercita la professione di agricoltore. Il lavoro è duro e la campagna, alle volte, non rende ciò che si è sudato. Un mondo scomparso, nel quale le privazioni e le difficoltà sono vissute, con fermezza, e senza particolari attese.

Visto il modesto tenore di vita, il nucleo, insieme ad altri, decide di trasferirsi nell’Agro Pontino, dove le condizioni di vita sembrano migliori.

Il 6 maggio 1900, la famiglia perde il genitore, a causa della malaria, che spopola le campagne. La madre ne prende il posto e Maria da questo momento si occupa della casa e dei fratelli più piccoli. Un’incombenza dura, soprattutto per una bambina della sua età, ma è responsabile e sa fare, impegnandosi con bontà e dedizione.

A undici anni, vista la maturità anche religiosa, riceve la prima Comunione: questo è il giorno più bello della sua vita, in quanto accoglie Gesù, da lei tanto desiderato ma di più amato.

In questo giorno, fa un voto: quello di amare il Cristo, con tutta se stessa, evitando il peccato. A ciò fu fedele fino alla morte. Difficile a capirsi, se promesso da una giovinetta, ma non per quei piccoli che sono “grandi” nell’intuire le cose del Padre.

Tutti i giorni “Marietta”, come la chiamano con affetto, recita il santo rosario. È particolarmente buona e sempre pronta a venire incontro alle necessità di chiunque le chiede un favore.

La sua esistenza si orienta verso gli ideali del Vangelo, soprattutto nel difficile quotidiano.

Nella stessa tenuta vive anche la famiglia Serenelli, che dalle Marche si è trasferita in questo luogo alla ricerca di lavoro. Di questa, fa parte Alessandro, un ragazzo di diciannove anni orfano di madre, il quale si invaghisce della giovane Goretti, insidiandola con proposte oscene. Già altre volte aveva provato a forzare il volere della ragazza, anche con minacce di morte, ma nulla da fare.

Del fatto, Maria non disse niente a nessuno, per non aggravare i rapporti già tesi fra le famiglie, fino al giorno in cui, alle ripetute resistenze della ragazza, il giovane rispose con quattordici pugnalate, sferrate con un punteruolo. Era il 5 luglio 1902.

Trasportata d’urgenza all’ospedale Orsenigo di Nettuno, la sua agonia durò poche ore: operata senza anestesia, sopportò tutto invocando il nome di Maria.

I testimoni raccontano che in quegli attimi chiese, alle suore che l’assistevano, di avvicinargli la Madonna. Queste pensarono all’immagine, presente nella stanza, e non alla presenza della Vergine che solo la giovane poteva contemplare. Consumata dalla febbre e dalla setticemia, spirò il 6 luglio 1902. Aveva undici anni e otto mesi.

Prima di morire, Maria Goretti proferì poche parole, ma che sono molte per l’intensità del loro contenuto: perdonò il proprio assassino, volendolo con sé in Paradiso.

Piccola e con poca istruzione, aveva compreso il significato profondo del Vangelo. Questa sapienza non si apprende nei libri, ma si vive nel segreto della coscienza, illuminando la storia.

I funerali, celebrati l’8 luglio, furono una testimonianza di affetto nei confronti della “piccola santa delle Ferriere”, come verrà chiamata dal luogo del martirio.

Alessandro Serenelli, fu condannato a trenta anni di carcere duro. In prigione si comportò con responsabilità e dignità. Espiata la pena chiese perdono per il male fatto, alla madre della santa, che con vera fede, in ossequio all’amore per la figlia, lo concesse.

Chi lo ha conosciuto, racconta che, più volte, si vergognò del crimine, evidenziando l’ignoranza nella quale era vissuto, e singhiozzando il suo dolore per aver causato un delitto tanto atroce.

Convertito e profondamente pentito fu accolto, come giardiniere, dai padri Cappuccini della provincia Picena, morendo a Macerata, il 16 maggio 1970.

La vita di Maria Goretti fu semplice e senza azioni straordinarie. Di lei si conosce poco e forse una sola fotografia la ritrae con i fratelli. Visse la sua giornata con quel senso di innocenza che la contraddistinse. In famiglia e nelle relazioni con gli altri si mantenne sempre onesta e innamorata del Signore, che portava nel cuore.

Il 24 giugno 1950 Papa Pio XII, constatati i miracoli richiesti per la canonizzazione, la elevò all’onore degli altari. In quella calda giornata, alla presenza della madre, dei fratelli e di Alessandro Serenelli, Maria Goretti fu proclamata santa nello splendore della gloria del Bernini, nella basilica di San Pietro.

Nel 2016 Papa Francesco ricordò la grande santa come una autentica «testimone del perdono» e vera «innamorata dell’Eucaristia». Queste parole restano scolpite nel cuore della Chiesa e di tutti coloro che incontrano la testimonianza della giovane, vissuta appena undici anni, ma tutti pieni di Dio.

di Gianluca Giorgio

© Osservatore Romano - 6-7 luglio 2020


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