Rassegna stampa formazione e catechesi

Triduo festa di san Francesco 2020

Altare protomartiri2
Frate Francesco d’Assisi e i Protomartiri francescani

30 settembre 2020 – Francesco d’Assisi e la vocazione dei Protomartiri francescani

Nel 1218 Francesco d’Assisi passò per Terni; la Compilazione di Assisi (FF 1550) narra:

Una volta, mentre predicava al popolo di Terni nella piazza davanti all’episcopio, il vescovo della città, uomo dotato di discrezione e spirituale, assisteva alla predica. Quando fu terminata, il vescovo si alzò e, fra altre parole di Dio che rivolse al popolo, disse anche questo: «Da quando cominciò a piantare e edificare la sua Chiesa, il Signore non ha mai cessato di inviare uomini santi, che la adornassero con la parola e con l’esempio. E in questi ultimi tempi egli ha voluto illuminarla per mezzo di questo poverello, uomo d’umile aspetto e senza cultura [e mostrava con il dito il beato Francesco a tutto il popolo]. Per questo siete tenuti ad amare e onorare il Signore, e a guardarvi dai peccati: poiché´ non ha fatto cosı` con nessun popolo».

Concluso che ebbe il discorso, il vescovo scese dal luogo dove aveva parlato ed entrò con il beato Francesco nella chiesa cattedrale. Allora il beato Francesco si inchinò davanti al vescovo e si prostrò ai suoi piedi dicendo: «In verità ti dico, signor vescovo, che finora nessuno mi ha fatto a questo mondo un onore grande come quello che oggi tu mi hai fatto. Gli altri dicono: ‘‘Questo è un uomo santo!’’, attribuendo gloria e santità alla creatura e non al Creatore. Ma tu, da uomo discreto, hai separato la materia preziosa da quella vile».

Il modo con cui tenne il suo discorso a Terni dovette essere simile a quanto Tommaso da Spalato nella sua testimonianza oculare (FF 5222) di una predica dell’Assisiate evidenzia, ossia che parlava alla gente come colui che arringa una folla convocata (concione ha la stessa radice di convocazione) in piazza e che il contenuto era l’esortazione ad abbandonare i vizi e vivere le virtù:

In quello stesso anno [1222], nella festa dell’Assunzione della Genitrice di Dio, trovandomi allo Studio di Bologna, ho visto san Francesco che predicava sulla piazza antistante il palazzo comunale, ove era confluita, si può dire, quasi tutta la città.

Questo era l’esordio del suo sermone: «Gli angeli, gli uomini, i demoni». Parlò così bene e chiaramente di queste tre specie di spiriti razionali, che molte persone dotte, ivi presenti, rimasero non poco ammirate per quel discorso di un uomo illetterato. Eppure egli non aveva lo stile di un predicatore, ma piuttosto quasi di un concionatore. In realtà, tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace.

Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irriducibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace.

Nella Regola (FF 99) frate Francesco afferma:

Ammonisco inoltre ed esorto gli stessi frati che, nella predicazione che fanno, le loro parole siano esaminate e caste, utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché brevi discorsi fece il Signore sulla terra.

Questa esortazione e l’esempio della vita, e quindi una predicazione in parole e opere – in cui la parole dicono il senso delle opere e le opere danno consistenza alla parole – esercitava attrazione e così deve essere avvenuto nel ternano per Berardo, Ottone, Adiuto, Accursio e Pietro che decisero di seguire le orme di Gesù e vivere secondo la forma del santo Vangelo come frate Francesco. E così andarono alla Porziuncola, presso Assisi.

1 ottobre 2020 – Francesco e i Protomartiri francescani vanno nella terra dei non cristiani

Nel Testamento frate Francesco afferma che l’episodio che cambiò la sua vita fu il fare misericordia con i lebbrosi; tuttavia egli non rimase nei lebbrosari o non costruì ospedali ma presto si incamminò esortando per via e nelle piazze le persone ad abbandonare i vizi e vivere virtuosamente il Vangelo. In passaggio significativo è quando fu deciso di andare a predicare anche nella terra dei non cristiani: l’Assisiate si incamminò verso l’Oriente dove incontrò in Egitto il sultano, un uomo “dialogante” e affascinato anche della cultura latina. I cinque frati oriundi dell’Umbria meridionale andarono verso Occidente e giunsero nella penisola iberica e da lì il Marocco.

Narra la Passio Sanctorum Martyrum fratrum Berardi, Petri, Adiuti, Accursii, Othonis in Marochio martyrizatorum:

Nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1219, undicesimo dall’inizio dell’Ordine dei frati Minori, fu ispirato per rivelazione divina al beato Francesco di mandare nuovamente i suoi frati in tutte le parti del mondo, non solo tra i fedeli, ma anche tra gli infedeli. Ed egli eseguì quanto gli era stato ispirato, e in un capitolo generale nominò dei Ministri Provinciali e assegnò loro le varie provincie da raggiungere.

E siccome due erano le parti della terra dove i Saraceni più furiosamente combattevano contro i Cristiani – e cioè verso Oriente nelle parti di Siria, e verso Occidente nell’Africa settentrionale – il beato Francesco scelse per sé di andare, con dodici frati, verso Damiata, mentre pensò di mandare in Marocco altri sei frati di grande perfezione, e cioè i frati Vitale, Berardo, Pietro, Adiuto, Accursio e Ottone.

Prima di spedirli li chiamò a sé e disse loro: «Figlioli miei il Signore, mi ha comandato di mandarvi alle terre dei Saraceni a predicare, a confessare la sua fede e a combattere la legge di Maometto. Anch’io andrò, per altra via, agli infedeli ed altri frati manderò per il mondo intero. Orsù, dunque, figlioli, preparatevi a compiere la volontà del Signore». Ed essi, umilmente chinandosi innanzi a lui, risposero: «Padre, siamo pronti ad obbedirti in ogni cosa».

E il beato Francesco, lietissimo della loro pronta obbedienza, si rivolse loro con grande soavità: «Figlioli carissimi – disse – perché possiate compiere il comando divino nel miglior modo possibile, per la salute delle anime vostre, fate attenzione specialmente a queste cose: abbiate sempre fra voi pace e concordia, e il legame di una indissolubile carità; fuggite l’invidia, che fu il principio della rovina dell’umanità; siate pazienti nelle tribolazioni, umili nelle prosperità, e così sarete vincitori in ogni battaglia. Imitate Cristo benedetto nella povertà, nell’obbedienza, nella purità: chè nostro Signore Gesù Cristo nacque povero, visse povero, insegò la povertà e nella povertà spirò l’anima sua; e per mostrare come amava la purità volle nascere da una Vergine, si fece precedere dall’esercito dei piccoli innocenti, consigliò e conservò la verginità, e passò di questa vita circondato da vergini; e anche l’obbedienza egli conservò dalla sua nascita fino alla morte di croce. La nostra speranza sia riposta unicamente in Dio il quale ci dirigerà e aiuterà. Portate con voi la santa Regola e il breviario, e recitate con perfezione l’ufficio divino. Obbedite tutti a frate Vitale, vostro fratello maggiore. Figlioli miei, benché io goda assai della vostra buona e generosa volontà, pure il mio cuore sente una grande amarezza, cagionata dal grande affetto, per la vostra partenza e per la vostra separazione; ma bisogna preferire sempre il comando del Signore alla nostra volontà. Vi prego di tenere sempre davanti agli occhi la passione del Signore, che vi fortificherà e animerà a soffrire da forti per lui».

Allora quei santi frati risposero umilmente: «Padre, mandaci dove vuoi, chè siamo pronti a compiere la tua volontà; ma tu, Padre, aiutaci con le tue preghiere a compiere l’obbedienza. Chè noi siamo giovani, e non siamo ancora usciti dall’Italia; e il popolo verso il quale andiamo ci è ignoto, ed è animato da grande odio contro i Cristiani. E noi siamo ignoranti e non conosciamo nulla affatto della loro lingua. E quando ci vedranno vestiti di abito tanto vile e cinti da una corda ci derideranno come fossimo dei pazzi e al tutto incapaci di seminare parole di vita. Per tutto questo abbiamo bisogno dell’aiuto delle tue preghiere. Buon padre, ma noi dove andremo senza di te? Come ci potremo separare da t? E come potremo noi – che ora diventiamo orfani e tristi senza di te – fare ciò che piace al Signore, se egli non ci rende forti con la sua grazia?». Con dolcezza, disse lo con grande fervore: «Andate, figlioli, e confidate in Dio, perché Lui che vi chiama vi darà la forza e la capacità di fare ciò che a lui piace».

Allora tutti e sei, inginocchiandosi, gli baciavano le mani e chiedevano la sua benedizione. E san Francesco, tutto bagnato di lacrime alzò gli occhi al cielo e li benedisse dicendo: «La benedizione di Dio Padre discenda sopra di voi, come discese sugli apostoli, e vi fortifichi, vi diriga, vi consoli nelle tribolazioni: non abbiate timore, perché il Signore è con voi come un irresistibile combattente».

2 ottobre 2020 – Francesco e la notizia del martirio dei primi cinque frati

Nel 1220 cinque frati furono uccisi in Marocco; essi sono i Protomartiri francescani. L’autore della Passio Sanctorum Martyrum fratrum Berardi, Petri, Adiuti, Accursii, Othonis in Marochio martyrizatorum narra: «Allorché poi il beato Francesco, ch’era ancora in vita, udì il martirio dei detti frati, Esultò di tutto cuore, e con gioia esclamò: “Adesso posso dire veramente di avere cinque frati Minori!”». Ciò non è lontano dal vero visto che l’Assisiate volendo una osservanza spiritualmente letterale – e non invece sine glossa o letterale come purtroppo ed erroneamente spesso si sente dire – desiderava per se e per i frati seguire le orme di Gesù la cui vita eucaristica è essenzialmente un rendimento di grazie/gratitudine che si esprime nel dare la vita/gratuità.

Ma vi è anche la testimonianza di una reazione ulteriore. Infatti nella Ammonizione VI (FF 155) – da cui il papa ha preso il titolo dell’enciclica Fratelli tutti che firmerà ad Assisi il 3 ottobre e sarà pubblicata il quattro – afferma: «Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e nella persecuzione, nella vergogna e nella fame, nell’infermità e nella tentazione e in altre simili cose, e per questo hanno ricevuto dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi hanno compiuto le opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il solo raccontarle».

Si sa che le ammonizioni erano esortazioni che l’Assisiate rivolgeva ai frati riuniti in capitolo, ossia gli incontri periodici preso la Porziuncola, e tale Ammonizione VI è rivolta a coloro che si vantavano perché cinque di loro erano stati uccisi in odio della fede testimoniando in Marocco nel 1220 con il sangue l’affezione a Gesù Cristo. In ciò potevano affermare che l’Ordine minoritico aveva ben cinque martiri non dissimili e meno eloquenti di quelli dei primi secoli cristiani quali ad esempio gli stessi Apostoli.

Giordano da Giano conferma ciò nella sua Cronaca: «Dei frati, poi, che passarono per la Spagna, cinque furono coronati del martirio. […]. Quando furono riferiti al beato Francesco il martirio, la vita e la leggenda dei suddetti frati, sentendo che in essa si facevano le lodi di lui e vedendo che i frati si gloriavano del martirio di quelli, poiché egli era il più grande disprezzatore di se stesso e sdegnava la lode e la gloria degli uomini, rifiutò tale leggenda e ne proibì la lettura dicendo: “Ognuno si glori del proprio martirio e non di quello degli altri”» (FF 2329-2330).

Diametralmente opposta fu invece la reazione del beato Egidio d’Assisi, compagno del Santo: «A frate Egidio pareva che non avessero fatto bene i frati prelati dell’ordine dei frati Minori a non adoperarsi con ogni sforzo davanti al papa per la canonizzazione dei frati Minori martiri, uccisi nel Marocco a causa della fede gloriosamente professata. Questo, diceva, i frati dovevano procurare non in vista della propria gloria, ma soltanto per l’amore di Dio e l’edificazione del prossimo. Se il papa avesse voluto porli solennemente tra i santi, sarebbe stata buona cosa, e se no, i frati sarebbero stati ugualmente scusati presso Dio per essersi a ciò adoperati. E aggiungeva: “Se noi non avessimo avuto gli esempi dei fratelli venuti prima di noi, forse non saremmo nello stato di penitenti in cui siamo […]”».

Quelli di frate Francesco e frate Egidio sono modi diversi di porsi davanti alla testimonianza dei cinque Protomartiri francescani; forse più che contraddittori sono espressione di quella che Romano Guardini ha descritto come L’opposizione polare. Filosofia del concreto vivente, un’opera tanto cara al Papa tanto da essere uno dei pilastri fondamentali del suo magistero.  

Per un approfondimento cfr. Santi per attrazione. I Protomartiri francescani tra Antonio di Padova e Chiara d'Assisi, Ed. Terra Santa, Milano 2020.

Per un approfondimento:

Santi per attrazione. I Protomartiri francescani tra Antonio di Padova e Chiara d'Assisi, a cura di G. Caffulli, Ed. Terra Santa, Milano 2020.

Prima e dopo. I protomartiri francescani, Antonio di Padova e Francesco d’Assisi, a cura di F. Scarsato, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2020.

Martedì della XXX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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