Professore Galli della Loggia, Buonasera! - il Vescovo Marchetto scrive al professor della Loggia

crisi chiesa solitudineCh.mo Professore Galli della Loggia, Buonasera!
 
Ho appena finito di leggere il Suo articolato intervento di oggi, che riguarda, precisando,  "NOI E LA FEDE. Si parla poco della condizione di declino e di crisi gravissima che il Cristianesimo sembra conoscere attualmente. I grandi temi che la Chiesa ha pensato di non vedere". È stato una ragione di più, per me, di attenzione e analisi, che sempre riservo ai suoi articoli nel loro vasto raggio tematico, non perché mi senta nella sua linea, per quanto concerne la Chiesa Cattolica, circa l'attuale Pontificato romano, diventata via via più sistematicamente critica. 
 
Sto qui scrivendo dunque la bozza di una lettera - che ancora non son sicuro di inviarLe - per mio approfondimento, forse anche ad uso di amici e conoscenti che mi chiederanno - come al solito - un parere, un giudizio, un'analisi su temi importanti.
 
Concordo anzitutto con Lei che il Cristianesimo nei Paesi sviluppati ed industrializzati soffre moltissimo di "secolarizzazione", anche se la chiama più radicalmente scristianizzazione. Non è la stessa cosa, naturalmente. Non è però fenomeno che arrivi con Papa Francesco. Ricordo infatti il mezzo fallimento, nonostante il bene che fece,  della Missione di Milano indetta dal Card. Montini.
 
Per l'argomento che Ella porta poi a favore del Suo punto di vista, per la quantità di edifici religiosi che in tutti i Paesi europei han chiuso i battenti, farei una distinzione, valendomi di fenomeni vari come il calo della popolazione autoctona, gli anziani che se ne vanno, - e la pandemia ha accellerato assai la dipartita -  i giovani che non vengono in chiesa, le immigrazioni dei non cristiani, gli scandali nella Chiesa, la mancanza di testimonianza cristiana, la forza di una stampa agguerrita in genere in visione laicista, critica, parziale per lo meno. senza parlare delle ideologie e del orientalismo...e del materialismo nelle sue varie espressioni, della pansessualità, e ancor più dello sgretolamento delle famiglie, nonché della crisi, in una parola, dell' etica umana e cristiana e del rispetto alla vita ed altresì delle schiavitù della droga e della pornografia. 
Potrei continuare.
 
Qui però Lei introduce il concetto di Cristianità "intesa come fatto pubblico", - e io ci andrei piano -  parlando  genericamente di "connessione". Cos'è? A me  sembra da escludere un compromesso cristiano-borghese, se ci fu veramente come tale, senza andare ai casi "belli" di persone singole.
 
 Entra poi il giudizio di "gigantesca frattura storica" di fronte alla quale vi sarebbe il silenzio dell'attuale Pontefice  e dell'insieme della gerarchia. Non direi, ma sì, è vero, che l'accento è messo con forza e determinazione evangelica pure su questioni che "toccano" tutta l'umanità, per es. quella del clima, dei poveri. Del resto non si può dimenticare, ancora un esempio, proprio in questi giorni, l'intervento (è tradizionale, non tradizionalista) del Pontefice sull'aborto in Argentina. E del resto cosa successe con divorzio e ancora sull'aborto al tempo di Paolo VI nell'Italia stessa?
 
Il punto più delicato, per me, perché tocca la natura della Chiesa, riguarda il metter in dubbio la sua identità. L'atteggiamento di cui sopra, "silenzio" in fondo, condannato, porta l' "obbligo" per essa "di mettere in discussione di fatto la propria intera vicenda identitaria, a riformularne gli esiti in misura radicale".
 
E qui è un punto che concerne i "segni dei tempi" per i quali anch'io richiamo, da molto tempo, l'attenzione -  non credo al modo Suo -  perché essi non sono una nuova Rivelazione e noi siamo nel mondo ma non del mondo. È la questione fondamentale anche di ermeneutica conciliare, dell'et-et. E forse conoscerà la mia posizione storico-teologica sull'ermeneutica conciliare per molti non ancora risolta.
 
A questo punto però - mi pare, e me ne scuso - è Lei a mostrare la sua debolezza: "sono ignorati i problemi di scarsa democrazia interna e di esclusivo monopolio maschile". In effetti non  abbiamo democrazia, nella Chiesa, - nel senso che oggi si dà alla parola - semmai sinodalità, collegialità, ma rispettando in ogni caso il primato papale, peraltro in un procedere anche di giustizia, certo. Abbiamo cioè nella Chiesa un ordine giuridico e penale... una legislazione, dei tribunali.  
 
Qui mi fermo, ch.mo Professore, tralasciando la questione dell'influsso delle recenti nomine cardinalizie sulla elezione papale, da Lei sollevato, perché non mi è possibile fare qui la storia del collegio cardinalizio, che mi porterebbe però a concludere, tutto considerato, sia meglio si continui ad accettare la visione di una "creazione" - con tutte le conseguenze e i rischi dell'uso della parola - da parte del Papa. Sta a lui risponderne davanti a Dio, a lui la responsabilità "to be fair", cosciente di usare qui un termine improprio, ma giusto.
 
Per quanto riguarda le nostre sorelle e madri e figlie, le donne, - si sente qui il mio essere prete e quindi non dico mogli - trovo che Lei fa delle giuste distinzioni e me ne rallegro. C'è comunque un Suo richiamo anche ai principi liberali - e bisognerebbe esaminare se veramente erano liberali - ma con conclusione "liquidatoria" per Papa Francesco. La dimensione storica nel tempo dirà, e confermerà i credenti nell'assistenza divina alla Chiesa di Cristo, o ci aiuterà a discernere.
 
Chiedo venia, sono stato lungo, pur volendo essere sintetico. Mi capita spesso, anche perché anziano. Parce mihi! 
 
Con senso di considerazione per la Sua ricerca della verità, mi permetto di bene augurare un Buon Anno.
 

Giovedì della III settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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