Rassegna stampa Speciali

Il caso di Recife

"L'aborto provocato e' sempre stato condannato dalla legge morale come un atto intrinsecamente cattivo e questo insegnamento permane immutato ai nostri giorni fin dai primordi della Chiesa. La stessa collaborazione formale costituisce una colpa grave che, quando e' realizzata, porta automaticamente al di fuori della comunita' cristiana". Sono affermazioni contenute nell'articolo del presidente della Pontificia Accademia della Vita, Monsignor Rino Fisichella, che sull'Osservatore Romano del 15 marzo aveva "criticato" la linea seguita dall'Arcivescovo di Recife, del quale il Papa ha accettato nei giorni scorsi le dimissioni, in merito alla penosa vicenda di una bambina di 9 anni messa incinta dal patrigno e che aborti' due gemelli. In seguito all'articolo di Fisichella, che rispondeva a violenti attacchi mossi al Pontefice e alla Chiesa, in Brasile e in Europa, proprio a causa delle dichiarazioni del vescovo, alcuni membri della Pontificia Accademia della Vita hanno attaccato Monsignor Fisichella, accusandolo di aver ignorato la dottrina della Chiesa sull'aborto diretto, arrivando a giustificare ‘tout court’ l'aborto terapeutico. La lettera e' rivelata dal sito "Chiesa" dell'Espresso, che cita anche il segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, indicato dagli accademici dissidenti come committente dell'articolo di Fisichella.
Ma, a leggerlo, quel testo era chiarissimo, non cancellava affatto la scomunica per i medici e per chi in modo consapevole compie o coadiuva un aborto: "Non c'era bisogno - scriveva semplicemente l'Arcivescovo Fisichella - di tanta urgenza e pubblicita' nel dichiarare un fatto che si attua in maniera automatica. Tecnicamente, il Codice di diritto canonico usa l'espressione ‘latae sententiae’ per indicare che la scomunica si attua appunto nel momento stesso in cui il fatto avviene". Secondo Monsignor Fisichella, pero', "cio' di cui si sente maggiormente il bisogno in questo momento e' il segno di una testimonianza di vicinanza con chi soffre, un atto di misericordia che, pur mantenendo fermo il principio, e' capace di guardare oltre la sfera giuridica per raggiungere cio' che il diritto stesso prevede come scopo della sua esistenza: il bene e la salvezza di quanti credono nell'amore del Padre e di quanti accolgono il vangelo di Cristo come i bambini, che Gesu' chiamava accanto a se' e stringeva tra le sue braccia dicendo che il regno dei cieli appartiene a chi e' come loro".
© Petrus 8 luglio 2009

Vd nota della Congregazione per la Dottrina della Fede

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.