Rassegna stampa Speciali

La legge 40 non è stata fatta per selezionare i figli

embrione-umorismo.jpg«La legge 40 è stata creata per normare i trattamenti di fecondazione assistita in coppie sterili. Perché mai le si vogliono tirare i capelli fino a coprire e giustificare situazioni assolutamente diverse, come quelle di coppie non sterili portatrici di malattie genetiche ereditarie che vogliono avere figli sani? La legge 40 non è stata fatta per avere figli sani. Se è questo che si vuole, ebbene, si crei un'altra legge col consenso di tutti e non si sconvolga questa». Eleonora Porcu - ginecologa, responsabile del Centro di fecondazione assistita del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, pioniera in Italia del congelamento degli ovociti (tecnica che può sostituire efficacemente il congelamento degli embrioni) - commenta allibita l'ordinanza con cui il giudice del tribunale di Firenze, lo scorso 22 dicembre, ha capovolto spirito e forma della legge sulla fecondazione assistita autorizzando una coppia milanese affetta da esostosi (una grave malattia delle ossa) a effettuare la diagnosi preimpianto sugli embrioni: tecnica, esplicitamente vietata dal testo della legge, che consentirebbe di ottenere un figlio "sano".

E non ci sta: «Le notizie che abbiamo visto pubblicate sui giornali hanno mascherato una volta in più la realtà, prima di tutto alimentando false illusioni nelle coppie: si è detto e si continua a dire che la diagnosi preimpianto è l'unica, soddisfacente risposta al presunto diritto di due genitori ad avere un figlio sano. Niente di più ingannevole: la tecnica ha un margine di errore consistente, pari al 10%, e se effettuata senza le dovute attenzioni - si tratta di un prelievo cellulare effettuato sull'embrione - può causarne imprevedibili malformazioni». Senza contare l'altro aspetto problematico della questione, che tocca da vicino la deontologia medica: «Se, come specialisti e studiosi, offriamo la diagnosi preimpianto come soluzione al problema di una coppia, non stiamo percorrendo una via terapeutica, cioè non stiamo proponendo di curare la malattia che potrebbe affliggere il figlio che verrà - continua la Porcu -. Con la diagnosi preimpianto noi offriamo una soluzione meramente tecnologica al loro problema: diciamo a una futura madre, e a un padre, che possono avere un figlio sano eliminando quello potenzialmente malato. In questo modo ammettiamo la completa impotenza della medicina innanzi a una patologia, assecondando la sempre più arrogante pretesa della riproduzione a ogni costo».

Ma c'è di più se è vero, come spiega la Porcu, che dietro al pressing sulla diagnosi preimpianto giocano anche pesanti interessi economici: «Quello che troppo spesso ci si dimentica di dire, e che fu tralasciato anche durante l'acceso dibattito del 2005 sul referendum, è che la diagnosi preimpianto non è mai stata una routine nel nostro Paese - spiega ancora la ginecologa - : non era una pratica diffusa che d'un tratto fu relegata in soffitta, la diagnosi preimpianto non era affatto la prassi! In base a una ricerca effettuata dall'Istituto superiore di sanità, solo l'11% dei centri per la fecondazione assistita italiani sarebbero in grado di procurarsi le attrezzature e le consulenze avanzatissime necessarie per espletare la tecnica della diagnosi. E quell'11% è desunto dalle autocertificazioni dei centri stessi, dunque è un dato non attendibile.
Ora - continua la Porcu - ammettiamo per assurdo che la diagnosi preimpianto da domani fosse permessa anche nel nostro Paese. Chi la farebbe? Chi potrebbe garantire alle coppie tecnologie costosissime, collaborazioni con genetisti, micromanipolatori e biologi preparati, esami certi, prove di contaminazione batterica, tutte cose indispensabili alla sicurezza della tecnica? E qualora quella manciata di centri potesse anche acquistare tutte queste tecnologie, quanto costerebbe effettuare una diagnosi preimpianto a una coppia?». Nessuno sembra interessato a questo aspetto. Nessuno ricorda che in altri Paesi, come gli Stati Uniti, per una diagnosi preimpianto vengono chiesti dai 5 ai 7 mila dollari in più rispetto ai costi della fecondazione assistita. «Con questi interventi della magistratura si fa solo l'interesse dei mercanti della riproduzione, cui poco importa del presunto "diritto" a un figlio sano. Figurarsi di tutto il resto».