Rassegna stampa Speciali

LE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE E LA POVERTÀ NEL TERZO MONDO

bimbo-nigeriano.jpgIntroduzione


Curarsi nel Terzo Mondo: il dilemma tra salute e profitto

 

L'ombra della sperimentazione dei farmaci nei paesi in via di sviluppo

 

Aids/HIV, ma non solo


I costi dell'Aids: troppo alti in tutto il mondo


Buone notizie in arrivo


Bibliografia e Linkografia

 

Introduzione


Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Quella alimentare non è l'unica crisi dei paesi in via di sviluppo; di certo è quella più mediaticamente conosciuta, quella a cui si è cercato di porre le basi per un serio rimedio nel vertice Fao di giugno a Roma. Un'altra grande emergenza è quella che riguarda il benessere fisico, tanto che, tra gli Obiettivi del Millennio che i 191 Stati membri dell'Onu si sono impegnati a raggiungere entro il 2015, ne figurano ben tre relativi alla salute: la riduzione della mortalità infantile, il miglioramento della salute materna e soprattutto la lotta all'HIV, all'Aids, alla malaria e alle altre malattie.


L'art. 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani asserisce, inoltre, che ‘ogni persona ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia [...]. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza'. Purtroppo in troppi luoghi del mondo questa speranza è ancora disattesa, e lontana dal realizzarsi in tempi brevi. Nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, infatti, si muore ancora, spesso, paradossalmente, di malattie che nell'Occidente progredito non esistono più; e i più colpiti sono i bambini. Spesso la situazione di povertà e la difficoltà di accedere alle cure è strettamente legata a situazioni politiche incerte: sulle recenti rivolte per i cereali, la cui carenza sta determinando una vera crisi alimentare, sembra che si allunghi la mano del terrorismo organizzato, in agguato nel raccogliere e deviare a proprio favore ogni malcontento popolare. E ci sono, poi, numerosi conflitti in corso, molti dei quali dimenticati.


Secondo il recente Rapporto 2008 di Medici senza frontiere sulle crisi umanitarie dimenticate, quattro riguardano l'Africa, quell'Africa che continua a soffrire per la mancanza di mezzi, di viveri, di medicinali: la Somalia, lo Zimbabwe, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centroafricana. I conflitti portano morte, malati da seguire e curare, intensificano la crisi economica, perché distruggono il già labile sistema di sostentamento dei paesi poveri. Le guerre sono una terribile arma di propagazione delle malattie, come sta avvenendo in Kenya, nella crisi post-elettorale, in cui i malati di Aids stanno crescendo a dismisura (tra i motivi, la crescita della prostituzione, con cui molte donne cercano di far fronte alla crisi economica).



Curarsi nel Terzo Mondo: il dilemma tra salute e profitto


Il 97% dei decessi per malattie infettive, che ogni anno nel mondo sfiorano i 15milioni di casi, avviene nei paesi in via di sviluppo. L'Aids è la prima causa di morte nell'Africa sub-sahariana (2,8 milioni di morti); in generale la polmonite e le infezioni respiratorie sono colpevoli di 4 milioni di morti, la malaria di 1,3 milioni, la tubercolosi di 1,6 milioni, la diarrea di 1,8 milioni di decessi all'anno. Nei paesi in via di sviluppo le donne muoiono ancora per conseguenze legate alla gravidanza o al parto: sono più di 500mila ogni anno. Circa 2 miliardi di persone sono colpite dalle malattie derivanti dall'uso dell'acqua non potabile, ed ogni anno 2 milioni di questi muoiono.


Pur portando sulle spalle la quasi totalità delle malattie globali, i paesi in via di sviluppo incidono sulla spesa sanitaria mondiale per una cifra irrisoria, circa l'11%. L'Africa consuma il 2% dei farmaci registrati venduti nel mondo, l'America Latina il 7%, l'Asia -Giappone escluso- l'8%. Il disinteresse rispetto a queste malattie - fatta eccezione per le numerose comunità e associazioni che si battono per il miglioramento di tutte le condizioni di vita dei paesi più poveri- è rilevabile anche per il fatto che, tra i più di 1200 farmaci che sono stati immessi nel mercato negli ultimi 25 anni, solo 13 possiedono un'indicazione specifica relativa alle malattie di tipo tropicale. La ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci si concentra, infatti, su problemi sanitari che riguardano i paesi più sviluppati, e solo lo 0,2% degli investimenti riguarda malattie come la polmonite, la tubercolosi e la diarrea, che causano nel mondo, ogni anno, il 18% delle morti.

Anche per quanto concerne la salute e l'accessibilità ad un bene necessario, come i farmaci, la discriminante tra nord e sud del mondo è di carattere economico, riguarda le risorse finanziarie. Basti pensare che la Francia e l'Italia sono, rispettivamente, al primo e al secondo posto per accesso dei cittadini alla sanità. Il non profitto dei paesi poveri è la causa che, non solo provoca milioni di morti per fame, ma anche la causa della impossibilità di risolvere le numerose crisi sanitarie. La situazione di eccessiva povertà dei paesi in via di sviluppo, che hanno difficoltà a reperire cibo ed acqua per sopravvivere, si riflette anche sulla possibilità di acquistare farmaci: un acquisto non superfluo, ma necessario, data la percentuale di decessi che, in gran parte potrebbero essere evitati, con l'utilizzo di farmaci ad hoc, e a prezzi più bassi.


Il costo di un farmaco, di una terapia, è spesso causa della dispersione del reddito di un anno intero di un cittadino povero, che vive in Africa. Per il loro costo alcuni farmaci salvavita non sono stati inseriti nell'elenco dell'Organizzazione Mondiale della sanità -aggiornato periodicamente- , dei farmaci essenziali, cioè quelli che soddisfanno la maggior parte della popolazione e per questo devono essere prodotti in quantità necessarie. Sul costo dei farmaci pesa, inoltre, l'esclusiva delle case farmaceutiche nel produrre un farmaco protetto da brevetto e nel decidere il suo prezzo per tutta la durata del brevetto. Il brevetto ha un periodo di 20 anni. Solo alla fine del brevetto il farmaco diventa generico: può, quindi, essere prodotto da altre case farmaceutiche, e le leggi della concorrenza comportano un possibile abbassamento del prezzo. Prezzi più bassi anche per i farmaci sotto brevetto che vengono prodotti localmente: in questi casi si cerca di fare una proporzione tra reddito pro capite e prezzo del farmaco, a seconda del paese in cui viene prodotto e poi venduto.


Le convezioni politiche e commerciali dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (nata nel '95, impedisce la vendita dei beni contraffatti, controllandone tutte le fasi di brevetto e fabbricazione) sanciti, poi, nel 1996, dagli accordi TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights), garantiscono il mantenimento di questo sistema. Gli accordi TRIPS, di fatto, vietano la produzione locale di farmaci e stabiliscono regole rigide su vendita, uso ed importazioni, creando una ulteriore crescita del costo dei farmaci, poiché una sola entità, quella che detiene il brevetto, può dettare legge sul farmaco e sul suo prezzo; i produttori locali sono costretti a pagare licenze costosissime per partecipare ad un mercato -quello del farmaco- nel quale non riusciranno mai a competere con i grandi colossi mondiali; la presenza di questi ultimi, infine, scoraggia le attività di ricerca e di sviluppo anche tecnologico a livello locale. Inoltre, nessun vantaggio arriva alle popolazioni locali dalla sperimentazione dei brevetti, poiché il produttore ha la possibilità di scegliere autonomamente il luogo di produzione. Il 2008 è l'ultimo anno concesso ai 48 paesi più poveri per adeguarsi agli accordi TRIPS, pena sanzioni di carattere commerciale.


Le case farmaceutiche affermano che gli elevati prezzi dei medicinali derivano dai costi alti della ricerca, che spesso, però, sono sostenuti da finanziamenti pubblici. I guadagni sono elevatissimi, tanto che il settore farmaceutico, con una crescita annua che si aggira intorno al 18%, è secondo solo ai giganti dell'informatica. Nonostante enormi profitti, le multinazionali non investono in ricerca per farmaci che potrebbero salvare le malattie di cui si muore ancora, nei paesi in via di sviluppo, né prevedono una politica di prezzi diversi, a seconda dei paesi in cui i farmaci vengono venduti. Un raggio di sole, in questa situazione disastrosa, è stata una legge firmata, nel 1997, da Mandela, che permetteva, tra le altre cose, la produzione locale dei farmaci e le importazioni parallele, per cercare di far fronte ad una piaga, quella dell'Aids, che in Sudafrica, tra il 1997 e il 2000, ha dato la morte a circa 400 milioni di persone, e per cui si sono ammalati circa 4 milioni di individui.


Nel 1998 un gruppo di case farmaceutiche ha iniziato un'azione legale contro questa legge, dovendo, poi, desistere, tre anni dopo, anche grazie all'impegno di numerosi personaggi e organizzazioni non governative (Medici senza frontiere, fra tutti, che ha, inoltre, messo in piedi una campagna per l'accesso equo ai farmaci, che ha certamente avuto il merito di scuotere gli Stati e di far entrare questo tema spinoso nel dibattito politico internazionale, anche se molto resta ancora da fare). Un momento che avrebbe potuto rappresentare una svolta, nella gestione dell'emergenza farmaceutica dei paesi del Terzo mondo, è stato l'accordo del 2003, siglato da 146 paesi della World Trade Organization, sui farmaci salvavita: in realtà le norme inserite nell'accordo sono piene di clausole non chiare, che di fatto rendono impossibile la seria attuazione delle linee guida.


Di gran lunga più importante la Dichiarazione di Doha, nel 2001, con la quale si sancì la supremazia della salute sugli interessi delle case farmaceutiche, introducendo, come in Sudafrica, in caso di necessità ed emergenza (che solo il paese richiedente può determinare), la possibilità di ‘esportazioni parallele' e di ‘licenze obbligatorie'. Un'alternativa che, al momento, è sotto la lente dell'attenzione di quanti operano nei paesi in via di sviluppo, sono i farmaci cosiddetti generici: farmaci non più coperti da brevetto, con lo stesso principio attivo dei farmaci ‘di marca', ma prodotti a costo più basso (poiché si copiano molecole già conosciute, il prezzo del farmaco generico non è gravato dai costi della ricerca), da case farmaceutiche più modeste.



L'ombra della sperimentazione dei farmaci nei paesi in via di sviluppo


Un'ombra terribile si abbatte sulla questione della salute nei paesi in via di sviluppo: il dubbio che le case farmaceutiche sperimentino tra pazienti già gravemente malati, farmaci da vendere, poi, con prezzi esorbitanti, sui mercati internazionali, aumentando ancora di più la non accessibilità dei poveri ai farmaci essenziali, oltre a macchiarsi di un crimine come la riduzione dell'uomo a cavia, senza il minimo rispetto per nessuno dei diritti umani, propri di ogni individuo. A causa di queste testimonianze- vere o presunte- circa le sperimentazioni, l'Associazione medica mondiale ha dovuto rivedere e rendere più rigide le linee della Dichiarazione di Helsinki (dal 1964 regola gli esperimenti clinici sull'uomo), vietando il reclutamento di individui poveri e favorendo l'uguale adozione delle leggi morali in tutto il mondo.


Papa Benedetto XVI, parlando ai farmacisti cattolici, in occasione del loro 25° Congresso, lo scorso ottobre, ha sottolineato l'opportunità che "le diverse strutture farmaceutiche, dai laboratori ai centri ospedalieri, e anche tutti i nostri contemporanei, si preoccupino della solidarietà in ambito terapeutico, per permettere l'accesso alle cure e ai farmaci di prima necessità a tutte le fasce della popolazione, e in tutti i paesi, in particolare alle persone più povere".


Certamente, alcune situazioni presenti nei paesi poveri, sono molto allettanti per le case farmaceutiche: innanzitutto una passione scientifica per la ricerca, che viene accresciuta dalla possibilità di avere una casistica rilevante, per malattie per cui i casi, in Occidente, sono  staticamente non significativi, come è accaduto nel 1996, in Nigeria, nella città di Kano, dove esplose un terribile focolaio di meningite (la vicenda è stata anche scelta per la sceneggiatura di un film di denuncia). Per dare un fondamento scientifico ad un brevetto, occorre che il farmaco sia sperimentato su circa 4000 individui, prima di essere messo in commercio. Un esperimento può arrivare a costare 10 mila dollari a paziente, in Europa, e meno di 1500 in Africa. Altro punto che fa scegliere i paesi poveri come luoghi privilegiati per i test farmaceutici è la mancanza di rigidi controlli governativi, che rende le multinazionali farmaceutiche più libere di muoversi; inoltre, trattandosi nella stragrande maggioranza dei casi di pazienti analfabeti, il consenso informato, fatto verbalmente, ha il peso di una asserzione obbligatoria da parte del malato.


Il dato allarmante è che le strutture sanitarie messe in piedi per la sperimentazione non rimangono come patrimonio per i paesi che hanno accettato di fare da cavia, e che i farmaci, sperimentati su di loro, per malattie per le quali loro muoiono, non sono destinati a curare loro, ma i malati dei paesi sviluppati. La mancanza di strutture sanitarie adatte rende il problema dell'accessibilità alla salute ancora più spinoso; per qualcuno abbassare i prezzi dei farmaci o produrli localmente è una soluzione che non si può utilizzare per tutti paesi del Terzo mondo: riesce bene in Brasile, che ha iniziato a produrre farmaci antiretrovirali, copiandoli dall'Occidente e rendendo possibile la cura gratuita a migliaia di cittadini; anche l'India produce farmaci generici, su cui contano milioni di persone in tutto il mondo; ma non è detto che lo stesso sistema possa funzionare nei paesi africani. Certamente una diversa politica del farmaco deve essere accompagnata da strutture sanitarie, personale competente e da un programma di educazione per i cittadini, alla cura e all'igiene.


Oltre al pericolo sperimentazione, ciclicamente, emerge un'altra terribile ipotesi: l'utilizzo, sotto forma di aiuto umanitario, di medicinali scaduti, o di farmaci tossici e falsi, creati in laboratori clandestini, soprattutto nell'est europeo, il cui mercato è estremamente redditizio; la contraffazione crea numerose morti, o rende totalmente indifesi rispetto alle malattie (i medicinali, infatti, sono fatti, spesso di acqua, farina, zucchero, cioè di nessun principio attivo in grado di contrastare l'insorgere o l'approfondirsi di una malattia). Circa il 60% del mercato dei prodotti medicinali falsi raggiunge l'Africa, mentre i maggiori indiziati per la produzione sono la Cina, il Brasile, la Spagna, il Belgio e l'Olanda.


A ciò va aggiunto che, spesso, le grandi quantità di farmaci che vengono inviate come aiuti umanitari, nei luoghi di guerre o catastrofi naturali, devono essere eliminati, perché divenuti inutilizzabili; il problema sta nel fatto che alcuni farmaci (analgesici, antipiretici) vengono forniti da tutte le associazioni non governative, quindi eccedono il reale fabbisogno; altri farmaci, invece, non essenziali, ma estremamente necessari, scarseggiano: si tratta di antitumorali, psicofarmaci, ormoni. Nel 2005 il Governo degli Stati Uniti annunciò, rispondendo a numerose critiche, che avrebbe donato un miliardo di dollari per la prevenzione dell'Aids: l'unico neo dell'offerta consisteva nel fatto che, col denaro donato, i paesi africani avrebbero dovuto acquistare, esclusivamente, farmaci prodotti dalle case farmaceutiche americane. Questa tipologia di ‘aiuto umanitario' non fa che ingigantire la dipendenza e il debito economico degli stati del Terzo mondo, nei confronti dell'Occidente.



Aids/HIV, ma non solo


Pur non essendo l'unica malattia di cui ci si ammala nei paesi in via di sviluppo, l'Aids è sicuramente quello che, nel corso degli anni, ha impegnato di più la scena mediatica e la ricerca scientifica. Certamente il motivo risiede nel fatto che si tratta di una malattia che colpisce ancora anche il mondo occidentale. Il primo caso fu diagnosticato nel 1981; ora, dopo un periodo di regressione della malattia, in Occidente, la tendenza torna a riguardare una notevole quantità di persone. Il trend è cambiato, ma non la spesa per le cure, che sta sconvolgendo anche le regole minime dell'economia: all'aumento del consumo di farmaci, infatti, non corrisponde affatto un abbassamento dei prezzi, come sarebbe logico. Anzi, farmaci sia datati, sia nuovi, hanno visto aumentare nel tempo il loro prezzo: questo anche perché l'Aids è passato dallo status di malattia mortale a quello di malattia cronica. Oggi, grazie ai progressi della ricerca scientifica, una terapia combinata, nei paesi sviluppati, porta ad un'aspettativa di vita di circa 17 anni (un tempo abbastanza lungo per poter ipotizzare ulteriori novità scientifiche); nei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati, nonostante le cure, si vive in media 5 o 6 anni.


Il recente "HIV/TB Global Leader's Forum" di New York ha presentato recenti dati, relativi ad un'emergenza che, la crisi alimentare, quella delle risorse e quella dei cambiamenti climatici, rischia di porre in secondo piano, anche se è evidente che le emergenze dei paesi poveri sono tutte strettamente collegate fra loro. Nel 2007 sono stati 2,1 milioni i morti per HIV, ed attualmente sono 33 milioni sono le persone malate; circa 2,5 milioni di malati hanno contratto la malattia nel corso dello scorso anno ed un milione di malati ha iniziato la cura con farmaci antiretrovirali (che rallentano il progredire e l'evolversi dell'HIV), terapia ancora costosa, che riguarda ancora una piccola fetta dei malati: il 70% dei contagiati, infatti, non riceve cure mediche adeguate. Oltre che un grave problema sanitario, l'HIV diviene una questione sociale ed economica, poiché comunità e famiglie devono sorreggere il peso di un malattia crescente: un allarme che preoccupa anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.

Inoltre, gli stessi malati non riescono più a lavorare e a portare denaro e viveri presso le proprie famiglie. La malattia aumenta la povertà e sfavorisce lo sviluppo. A questo deve aggiungersi il fatto che, i malati di HIV, il cui sistema immunitario è enormemente indebolito dalla malattia, si ammalano, 50 volte di più degli altri, di tubercolosi: ogni 3 minuti in Africa, un malato di HIV che contrae la tubercolosi, muore. Non ci sono ancora farmaci, né vaccini che riescano a rispondere adeguatamente alla combinazione di queste due malattie, e i 19 miliardi di dollari, stanziati fino al 2015 per combattere la tubercolosi nel mondo, sono solo una parte delle risorse che effettivamente servirebbero.


Nei paesi del terzo e quarto mondo, si stanno affacciando numerosi focolai di malattie che tornano a spaventare anche l' Occidente: la meningite e il morbillo. Solo nel nostro paese, ciclicamente, ed anche in tempi recenti, spuntano focolai di meningite, creando una psicosi collettiva. Il morbillo, per cui esiste un piano che prevede di eliminare, in Europa, la malattia entro il 2010, sembrava una patologia debellata, invece i primi quattro mesi dell'anno hanno fatto registrare più di mille nuovi casi, in Italia, e numerosi casi nel resto d'Europa. Un'emergenza che, attualmente, si cerca di arginare anche in Africa, attraverso una rete di vaccini -unica possibilità contro l'insorgere della malattia. L'organizzazione di Medici senza frontiere ha da poco terminato una campagna di vaccinazione contro la meningite, in Nigeria, e ne ha intrapresa un'altra contro il morbillo.


Una delle prime personalità ad interessarsi al tema delle vaccinazioni per i più poveri, soprattutto per i bambini, è stato Papa Benedetto XVI: nel 2006, infatti, Sua Santità acquistò un'obbligazione IFFIm (International Finance Facility for Immunisation), ente che si occupa di finanziare le vaccinazioni essenziali per i bambini del Terzo Mondo. Un gesto che non solo ha confermato l'amore del Santo Padre per la vita in tutte le sue forme, ma ha dato il via ad una ‘gara' di solidarietà e donazioni; i fondi- secondo i dati della GAVI Alliance, l'Alleanza mondiale per i vaccini- sono stati utilizzati, prevalentemente, per acquistare i vaccini pentavalenti (contro pertosse, difterite, epatite B, tetano e meningite da Emofilo), ma anche per potenziare i sistemi e gli operatori sanitari nei paesi in via di sviluppo, attraverso mezzi e formazione. Il mercato globale dei vaccini - circa 2,7 miliardi di dollari- è solo l'1% del mercato mondiale di prodotti farmaceutici; l'Organizzazione Mondiale della sanità stima che, per ogni dollaro speso per la vaccinazione, se ne risparmiano tra i 7 e il 20 per le cure dovute all'insorgere della malattia, oltre a ridurre la mortalità infantile e la sofferenza. Vaccini e prevenzione sono, comunque, un terreno da perseguire, se si vogliono migliorare le condizioni di vita e di salute delle popolazioni povere.



I costi dell'Aids: troppo alti in tutto il mondo


Un malato di Aids italiano spende circa ottomila euro l'anno per medicinali e visite di controllo. Questo dato, già allarmante per un paese sviluppato come l'Italia, può far comprendere come possa essere disastrosa la situazione nei paesi in via di sviluppo, martoriati non solo da una maggiore incidenza del virus, ma anche da una minore disponibilità di risorse economiche. Per la lotta all'Aids nei paesi in via di sviluppo vengono spesi miliardi di dollari (provenienti da fondazioni, benefattori privati, organizzazioni mondiali, singoli stati). Alla ricerca sull'HIV vengono destinati circa il 21% dei fondi destinati alle emergenze sanitarie (era solo l'8% nel 2000). Qualcuno, come Roger England (dell' Health System Workshop di Grenada) ritiene che questi fondi siano troppi, poiché, nei paesi in via di sviluppo, per esempio, muoiono più neonati per diverse patologie (altissimo è il tasso di mortalità dei feti), piuttosto che persone malate di Aids.


Opposta l'analisi di Paul de Lay (Unaids), secondo cui le risorse sono addirittura troppo poche: 9 miliardi contro i 15 effettivamente necessari;  forse le spese non sono ottimizzate per la mancanza di raccordo tra le varie realtà coinvolte, o per la corruzione dilagante nelle istituzioni locali, e anche perché spesso l'HIV si associa con altre malattie e non è facile distinguere la distribuzione dei fondi. Il dato definito è che il costo delle terapie si aggira tra i 10mila e i 15 mila dollari, mentre la spesa annua pro capite nei paesi dell'Africa subsahariana - quella in cui vive la maggior parte dei sieropositivi- è di soli 10 euro: una cifra davvero troppo modesta, se si pensa che una buona cura contro l'HIV si compone di almeno 4 o 5 farmaci, ed il costo di ognuno varia, fino a raggiungere quota 900 dollari. Per il momento, per quanto riguarda gli antiretrovirali, non è scattata la discesa dei prezzi con l'introduzione dei farmaci generici: solo due molecole sono uscite dalla fase di brevetto, la didanosina , per cui il prezzo del generico è di poco inferiore a quello della ‘specialità' e la zidovudina, il cui generico costa come l'85% del farmaco di marca.



Buone notizie in arrivo


Dal Global Fund, istituzione impegnata nella lotta ad Aids, malaria e tubercolosi in Africa, arrivano delle notizie confortanti: nel 2007 circa 1,75 milioni di persone hanno iniziato a curarsi con farmaci antiretrovirali (il 59% in più rispetto al 2006), 3,9 milioni hanno ricevuto cure contro la tubercolosi e sono state distribuite circa 59 milioni di zanzariere con insetticida- unico rimedio contro il contagio da malaria. Si cominciano a vedere risultati importanti nell'isola di Zanzibar, e in Tanzania, dove lo stesso governo ha lanciato una campagna di sensibilizzazione anti Aids. Durante la conferenza di New York l'Italia è stata protagonista di un premio, per il Progetto Malawi, che vede in prima linea molti personaggi e organizzazioni italiane, tra cui la Comunità di Sant'Egidio.


Il Global Business Coalition, gruppo di più di 220 società che lottano per sconfiggere Aids, malaria e tubercolosi in Africa, hanno premiato un progetto, nato nel 2005, che si impegna nella prevenzione della trasmissione del virus dalla madre al figlio, in uno dei paesi africani con la più alta incidenza di malati: su una popolazione di 19 milioni di abitanti, i malati di Aids in Malawi sono circa un milione. La Comunità di Sant'Egidio, è, inoltre, impegnata dal 2002,  con un programma chiamato DREAM (Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition), in cui risultati sono stati presentati alla metà di maggio a Roma. Un progetto destinato ai popoli dell'Africa subsahariana, che vede la dislocazione di numerosi laboratori, che forniscono cure gratuite ai malati di Hiv e Aids, con particolare attenzione alle donne in gravidanza. Grazie a DREAM circa dieci paesi di questa zona dell'Africa hanno la possibilità di accedere alle cure per combattere e prevenire il virus, e si stima che circa un milione di persone sono state raggiunte da interventi diretti o indiretti dei medici e collaboratori del progetto DREAM.


L'ultimo rapporto presentato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), dal Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (Unaids) e dal Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef), sottolinea che circa 3 milioni di persone, nei paesi con reddito medio e basso, sono riuscite ad accedere ai farmaci antiretrovirali. I dati sono relativi al 2007, nonostante questo traguardo fosse stato, inizialmente, prefissato per il 2005; il dato positivo, comunque, è la maggiore disponibilità di farmaci antiretrovirali, a prezzi più bassi e con una diffusione più capillare sul territorio. Rispetto all'HIV, oltre al decorso fisico della malattia, bisogna combattere un altro nemico, a livello culturale e psicologico: è una malattia di cui ci si vergogna, di cui si ha paura, soprattutto a causa dell'ignoranza diffusa nei paesi poveri. Occorre diffondere la cultura della prevenzione da madre a figlio, e quella dei test: spesso chi è sieropositivo muore prima di aver saputo di aver contratto la malattia, nei primi sei mesi dal contagio.


Tutto ciò deve essere accompagnato dalla presenza di centri e personale specializzato, sul territorio, che è sempre più difficile reperire e trattenere. Inoltre è arduo far comprendere ai malati la necessità di non interrompere le cure (occorre dire che la continuità, in Africa, è un fattore di criticità, anche per motivi strutturali, come le grandi distanze e la mancanza di mezzi economici e di trasporto dei malati). Un dato positivo, e certamente stimolante per continuare l'azione di lotta alle tre malattie più gravi, in Africa,  riguarda donne e bambini: nel 2006, infatti, 350 mila donne e 127 mila bambini ricevevano farmaci antiretrovirali; nel 2007 il numero è cresciuto: le donne curate sono 500 mila e 200 mila i bambini. Si nota, inoltre, una diminuzione della trasmissione della malattia da madre a figlio.

Una importante novità è costituita dal fatto che alcune case farmaceutiche iniziano ad interessarsi dei problemi dei paesi in via di sviluppo: è il caso della svizzera Novartis che a Singapore ha realizzato un centro per la ricerca sulle malattie orfane o neglette, in collaborazione con l'Economic Development Board of Singapore. Uno dei progetti più importanti, iniziato nel 2006, con l'ausilio del Medicines for Malaria Venture, riguarda lo studio di nuovi farmaci contro la malaria; altra malattia sotto riflettori del centro, è la febbre dengue, una malattia virale, per cui nel mondo muoiono 12mila persone e circa 50mila si ammalano, che colpisce particolarmente la zona di Singapore. Si spera di riuscire ad ottenere entro quest'anno due nuove molecole, per un farmaco da produrre a partire dal 2012. I farmaci sono venduti al prezzo di costo e spesso vengono offerti gratuitamente ai paesi più poveri.


Una delle difficoltà maggiori che il centro di Singapore si trova a dover affrontare, riguarda la tubercolosi: una malattia intelligente, poiché i sintomi scompaiono, spesso, dopo i primi sei mesi, spingendo i malati ad un abbandono della terapia; è una malattia silente, che può tornare in maniera violenta, soprattutto se sommata a malnutrizione e a scarsità di luce, e soprattutto in individui deboli (anziani, bambini, persone malate di altre patologie). Certamente cambiare i limiti imposti dai brevetti migliorerebbe infinitamente l'accesso ai farmaci essenziali; occorre notare, però, che negli anni ci sono stati (e ci sono) tentativi di partnership che vedono case farmaceutiche a fianco di organismi pubblici, nella donazione di farmaci (è il caso dell' ivermectina, contro la cecità fluviale, distribuita dall'OMS e dalla Merck, nell'ambito del Mectizan Donation Program).


Anche la musica e la cultura si muovono per combattere il dramma dell'Aids in Africa: in occasione del 90° compleanno di Nelson Mandela, il 27 giugno si è svolto un concerto, a Londra, come risposta dell'Africa stessa al dramma dell'Aids, dal titolo "The 46664 Concert Honouring Nelson Mandela at 90": il numero prende spunto dalla matricola che Mandela aveva quando fu imprigionato, nel 1964, numero che da anche il nome ad una raccolta di fondi a favore dei malati, iniziata nel 2001. Mandela non smise di occuparsi della piaga dell'Aids anche dopo aver abbandonato, a 85 anni, la vita pubblica, per motivi di salute: basti pensare che nel 1990, anno della fine della sua prigionia, c'erano circa 120 mila sieropositivi in Sudafrica: oggi la stima dei sudafricani che hanno contratto l'Aids supera i 5 milioni.


Una speranza per l'Aids/HIV arriva da una cittadina vicino Roma, Pomezia: nei laboratori dell'Istituto di ricerche di Biologia Molecolare ‘P. Angeletti', è stata scoperta una molecola che potrebbe cambiare le cure tradizionali, le antiretrovirali. Gli studiosi stanno ipotizzando la creazione di una serie di farmaci, dotati di un enzima in grado di limitare la capacità del virus di svilupparsi. La speranza è che la ricerca, di questo centro, e non solo, sia utilizzata in senso pienamente democratico: diffondendo, cioè, il sapere e la conoscenza dei nuovi ritrovati della medicina, a tutta la popolazione mondiale, soprattutto a chi ha più bisogno di farmaci e mezzi efficaci.



Bibliografia e Linkografia


Discorso di Benedetto XVI ai partecipanti del 25° Congresso internazionale dei farmacisti cattolici

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2007/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20071029_catholic-pharmacists_it.html


L'Osservatore Romano

www.vatican.va/news_services/or/or_quo/index.html


Il sito del Vaticano

www.vatican.va


Agenzia Fides

www.fides.org


Three million now receiving life-saving HIV drugs, Joint News Release WHO/UNAIDS/UNICEF


England R. Are we spending too much on HIV? Bmj 2007, 334-345


Amnesty International- Rapporto Annuale 2008

www.amnesty.it


Comunità S. Egidio

www.santegidio.org


Giù le mani dai bambini

www.giulemanidaibambini.org


Global Fund

www.theglobalfund.org


Medici senza frontiere

www.medicisenzafrontiere.it


Missionari d'Africa

www.missionaridafrica.org


Organizzazione Mondiale Sanità

http://www.who.int/en/index.html


Unaids

www.unaids.org 


Unicef

www.unicef.it

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Dossier a cura di P.C. - Agenzia Fides 28/8/2008; Direttore Luca de Mata