Rassegna stampa Speciali

Le visite di Benedetto XVI nella capitale cipriota

dal nostro inviato Mario Ponzi

Azioni politiche purificate dagli interessi egoistici, dalle ingiustizie e dalle tribolazioni patite dalle popolazioni; moralità nella vita pubblica, in uno sforzo costante di fondare la legge positiva sui principi etici di quella legge naturale; unità dei cristiani per testimoniare il desiderio di pace e di fratellanza universale. Non ha fatto nomi, non si è riferito a situazioni particolari il Papa questa mattina, sabato 5, parlando ai rappresentanti diplomatici a Cipro. Ma non per questo il suo messaggio è stato meno chiaro:  il valore universale della pace va difeso, senza "se" e senza "ma" e nessuno ha il diritto di piegarlo a interessi egoistici - individuali o nazionali - o può fingere di non sapere.
È entrato così nel vivo il viaggio di Benedetto XVI a Cipro. La mattinata nella capitale è stata dedicata a visite di cortesia, con la parentesi gioiosa dell'incontro con la piccola comunità cattolica nella scuola di San Marone.
C'è una buona risonanza mediatica sull'evento. "Sulla carta - si legge stamane su "Alithià", uno dei più venduti quotidiani ciprioti - quello del Papa era un viaggio destinato ad avere grande risonanza, indipendentemente dai risvolti ecclesiali e politici. Si pensava che il solo fatto di vedere Benedetto XVI tra le nostre case avrebbe sicuramente galvanizzato l'interesse generale sull'isola. Ma quanto sta succedendo in queste ore non era certo prevedibile". "Cyprus Mail", un altro dei sette quotidiani nazionali, dedica sei pagine all'avvenimento. "È l'anima genuina degli isolani" spiega il francescano Umberto Barato, vicario per Cipro del patriarcato latino di Gerusalemme. A lui l'onore di ospitare il Papa a Nicosia. La nunziatura, dove risiede Benedetto XVI, è un piccolo appartamento ricavato in un'ala del convento annesso alla chiesa latina della Santa Croce, retta dai frati minori della Custodia di Terra Santa. "Non bisogna lasciarsi ingannare - continua - da quello che si vede qui intorno. Questa non è la vera Cipro". Padre Barato parlava dinanzi alla chiesa in attesa che dal giardino della nunziatura uscisse il corteo papale. In realtà quando le auto hanno varcato il cancellone di ferro dirette verso il palazzo presidenziale - dove il Pontefice avrebbe incontrato il presidente Christofias - lo sfilare è stato accolto da un silenzio surreale, se si eccettuano timidi applausi dei pochi civili ammessi. Siamo infatti nel cuore della zona blu, la fascia smilitarizzata e controllata dalle Nazioni Unite che divide in due la città e l'isola. Qui è severamente vietato anche solo avvicinarsi. Men che mai si possono scattare fotografie. "Durante il giorno - assicura padre Umberto - si sentono al massimo sferragliare i carri e i blindati militari".

Il corteo papale è stato fatto uscire da una porta laterale, perché quella centrale è sbarrata. Si affaccia su una strada nella quale un muro, innalzato di traverso, ha tolto ogni possibilità di vita. Il corteo ha solo sfiorato la zona. Quel tanto che è bastato perché si materializzasse davanti agli occhi degli ospiti la divisione tra le due anime di Cipro. Avevano le forme del filo spinato, delle mura sbrecciate dai colpi di artiglieria, delle garitte e delle feritoie difese da sacchetti di cemento ingrigiti dal tempo. Oltre il muro si vede dalle condizioni degli edifici, la situazione di abbandono in cui versa l'altra parte di una città ricca dei segni del passaggio di tanti popoli:  dagli arabi, ai turchi, ai crociati, ai veneziani, agli inglesi. Un'immagine che forse ancora dominava il pensiero del Papa, quando si è trovato a tu per tu con il presidente Christofias. Nel palazzo presidenziale si è trattenuto a colloquio con lui per una quindicina di minuti, poi insieme si sono recati nella cerimonial hall, dov'è avvenuta la presentazione dei rispettivi seguiti. Prima di lasciare la sala il Papa ha lasciato una frase autografa sul libro degli ospiti. "In occasione della mia visita a Cipro - ha scritto in inglese - mi piace invocare le benedizioni divine di pace e prosperità sul presidente e sul popolo della Repubblica di Cipro". Quindi, nel giardino del palazzo, l'incontro con le altre autorità della Repubblica e con il Corpo Diplomatico. Il discorso del Papa, in risposta a quello del capo dello Stato, è stato fondamentale per l'intera visita. Il presidente e i rappresentanti diplomatici hanno seguito con attenzione ogni parola, con evidenti cenni di approvazione. Tutti alla fine hanno applaudito convinti.
Molto gradita da Benedetto XVI l'esibizione dei piccoli violinisti che lo hanno accolto eseguendo musiche di Bach, di Mozart e altri compositori. Si trattava del Cyprous Young Strings Soloist, 8 bambine e 4 maschietti, diretti dal maestro Matheus Kariolous. Per uscire dal palazzo il Papa è nuovamente passato davanti alla statua dell'arcivescovo Makarios iii, l'arcivescovo ortodosso che nel 1960 fu eletto primo presidente della Repubblica. Benedetto XVI, quando era giunto al palazzo presidenziale aveva deposto una corona di fiori ai piedi della statua.
È stato durante il trasferimento verso la scuola elementare San Marone - uno dei ventidue istituti di istruzione cattolici di Cipro - che si è delineato il volto di una popolazione straordinaria. Nella scuola attendevano il Pontefice i rappresentanti delle comunità cattoliche locali. Ci sono tanti immigrati che hanno trovato accoglienza a Cipro. Si sono integrati senza difficoltà. Non subiscono discriminazioni. E oggi sono qui, gli uni accanto agli altri. Accompagnano il Papa fin dentro il campo sportivo. Tra loro anche alcuni abitanti di quattro villaggi maroniti nel nord di Cipro:  Kormakiti, Asomatos, Agia Marina e Karpasha. Benedetto XVI ha sfiorato con lo sguardo i loro volti, sui quali i segni della festa cancellano quelli della sofferenza quotidiana. Il Pontefice al di là della gioia sa leggere i segni della sofferenza. E li ha consolati con affetto paterno, aggiungendo al testo preparato parole di saluto improvvisate. Anche molti altri tra i fedeli maroniti che oggi abitano nel sud di Cipro hanno nel cuore la pena per gli affetti e per le case che sono stati loro strappati. A esprimere loro solidarietà sono giunti a Nicosia, per questa occasione, diciassette vescovi maroniti venuti da Siria, Libano, Grecia e addirittura dal Canada, dagli Stati Uniti d'America e dal Messico. Il Papa, rispondendo al saluto dell'arcivescovo Soueif, ha avuto per tutti parole di incoraggiamento. Li ha lasciati mentre i bambini, su musiche di Theodorakis, eseguivano danze tradizionali.
Benedetto XVI ha infine pranzato con l'arcivescovo ortodosso di Cipro, Sua Beatitudine Chrysostomos II . Poco prima i due si erano intrattenuti a colloquio privato. Quindi la visita alla tomba dell'arcivescovo Makarios iii e alla cattedrale. Infine lo scambio dei discorsi. Dopo aver ringraziato l'arcivescovo per l'aiuto offerto ai terremotati dell'Aquila, il Papa ha risposto alle preoccupazioni manifestate, venerdì a Paphos, da Chrysostomos II auspicando che presto i ciprioti possano trovare una soluzione ai loro problemi. Infine ha visitato il museo che conserva preziose icone dei secoli passati.

(©L'Osservatore Romano - 6 giugno 2010)