Rassegna stampa Speciali

Legge 40: quante bugie sulle linee guida

bambino-in-provetta.jpgAstuta strategia politica o semplice incompetenza?
Ormai poco importa, visto che Livia Turco ha lasciato il ministero della Salute, non prima di aver consegnato al suo successore una complicata matassa da dipanare, insieme alla possibilità (sarebbe meglio dire la necessità) di rimettere le cose in ordine. L’emanazione delle linee guida, in ogni caso, è stato un atto grave e scorretto, dettato da una visione ideologica della realtà, che l’ex ministro nei giorni scorsi ha avuto la possibilità di esplicitare con la sua partecipazione a programmi televisivi e radiofonici, in cui ha chiarito il proprio pensiero. A interessarci, più che la Turco, sono le idee, peraltro condivise anche da altri.

Ai microfoni di Radio 24 ad esempio Livia Turco ha detto: «L’articolo 14 della legge sancisce il diritto delle coppie a essere informate sullo stato di salute degli embrioni. Se nella legge ci fosse scritto che è vietata la diagnosi pre-impianto, allora sarebbe legittima l’interpretazione che dice che è proibita. Ma nella legge 40 non c’è scritto il divieto della diagnosi pre-impianto in quanto tale». Ma non è così.

La legge 40, in numerosi articoli, prevede infatti la tutela dell’embrione. L’articolo 1 lo definisce un soggetto di diritto. È naturale che anche i genitori e gli altri soggetti coinvolti nel procedimento di fecondazione artificiale lo siano, ma questa disposizione è particolarmente importante perché l’embrione è il soggetto debole. La legge, infatti, gli riconosce alcuni diritti la cui tutela è però affidata unicamente alla legge stessa, non potendo l’embrione farli valere personalmente (almeno non in quel momento), diversamente da quelli di tutti gli altri soggetti coinvolti.

È vero anche che l’articolo 14 afferma che i genitori «sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero». Tuttavia, il diritto dei genitori a essere informati veniva ricondotto nelle vecchie linee guida alla sola osservazione degli embrioni. Attualmente il diritto dei genitori a essere informati trova un limite nel diritto dell’embrione di non essere leso nella sua integrità fisica dalle tecniche utilizzate.

La legge correttamente non vieta la diagnosi pre-impianto tout court, che in sé non è del tutto illecita. Se, ad esempio, non violasse l’embrione e servisse per intervenire tempestivamente e curare eventuali patologie sarebbe una tecnica pienamente conforme alla lettera della legge 40. A oggi è giusto che sia vietata, proprio perché, per le modalità con cui è svolta e per le conseguenze che avrebbe, risulta incompatibile con la legge. Correttamente quindi le vecchie linee guida limitavano l’indagine sull’embrione alla sola osservazione.

«Io ho ripristinato la legge 40, che all’articolo 13 prevede il divieto di diagnosi preimpianto a scopo eugenetico». Siamo sicuri? Con questo ragionamento l’ex ministro Turco afferma che le indagini ora consentite sugli embrioni – non più soltanto di tipo «osservazionale» come prescrivevano le vecchie linee guida – non hanno finalità eugenetica. L’articolo 13 della legge 40 afferma esplicitamente che è vietata «ogni forma di selezione a scopo eugenetico».

È lecito quindi domandarsi che finalità abbiano queste indagini. Come abbiamo visto, non hanno lo scopo di curare, perché per ora non è possibile. E la finalità meramente informativa, sancita da un comma della legge, non giustifica il rischio di lesione dell’integrità fisica dell’embrione, tutelato dall’intera normativa.

Altra dichiarazione eloquente registrata nei giorni scorsi è quella nella quale Livia Turco si diceva «contraria all’eugenetica, contraria alla selezione sulla base della malformazione in quanto tale, perché quello che conta è la salute fisica e psichica della donna, è il giusto equilibrio tra i diritti delle persone coinvolte».

Come spesso accade, è una questione di parole. Pochi nella storia del mondo si sono dichiarati esplicitamente favorevoli all’eugenetica e siamo felici di avere la conferma – ma non avevamo alcun dubbio – che anche l’ex ministro sia fra questi. Tuttavia bisogna intendersi sui termini: la mentalità eugenetica si favorisce in molti modi, non solo varando leggi ad hoc. Secondo la Turco la prova che non si tratti di eugenetica è data dal fatto che non sarebbe la malattia in sé a causare la soppressione dell’embrione, bensì il danno alla salute della madre provocato dalla notizia.

È chiaro che il varco aperto punta ad applicare il principio che rende possibile l’aborto anche alla fecondazione artificiale. Innanzitutto secondo alcuni la 194 viene applicata in modo da favorire una mentalità eugenetica. Lo sforzo, quindi, dovrebbe essere quello di correggere quest’ultima anziché la legge 40. In ogni caso, siamo su due piani completamente differenti. Innanzitutto perché si tratta di materie disciplinate da due leggi diverse, che affermano cose differenti. La 194 si applica quando una gravidanza è già in corso, mentre la legge 40 no. Quest’ultima, inoltre, non parla di danno alla salute fisica e psichica della madre che autorizzerebbe la soppressione dell’embrione ancor prima che inizi la gravidanza.

Anzi: la lettera della norma, come detto, tutela l’embrione come soggetto di diritto. Ma soprattutto la 194 si applica a casi di gravidanze "indesiderate", mentre nel caso della fecondazione in vitro sono le coppie a voler generare l’embrione. Come si può dire che l’embrione generato con tanti sforzi, una volta venuto all’esistenza, provochi un danno alla salute che ne legittimi la soppressione?

Infine l’ex ministro si è cimentata nelle ultime ore del suo incarico con argomentazioni giuridiche: «Nelle linee guida da me firmate ho cancellato la parte annullata dalla sentenza del Tar che è definitiva, perché i quesiti posti alla Corte Costituzionale sono altri». Anche qui, le cose stanno diversamente.
La sentenza con cui il Tar del Lazio ha annullato un comma delle linee guida non è ancora passata in giudicato, perché il termine per l’impugnazione davanti al Consiglio di Stato non è ancora scaduto. Ciò nonostante, la Turco si è attivata per emanare le nuove linee guida in conformità a essa. Con la stessa sentenza il Tar ha sollevato la questione di legittimità costituzionale sulla legge 40. Davanti alla Consulta pende quindi un giudizio sulla legge, indipendente da quello che riguarda le linee guida che si svolgerà davanti al Consiglio di Stato se la sentenza del Tar sarà impugnata. In teoria solo dopo che la Corte costituzionale avrà emanato la sentenza sulla legge sarà possibile varare le nuove linee guida applicative di essa. Quelle attuali sono state emanate in applicazione di una legge su cui è pendente un giudizio della Corte costituzionale. E questo non si fa.

Ilaria Nava - E' Vita/Avvenire

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