Rassegna stampa Speciali

L’esoterismo nella cultura nazionale dal Risorgimento alla Repubblica

[Da "Avvenire", 8 Settembre 2001]

«Mazzini credeva agli Ufo, i Savoia ospitarono occultisti da tutt’Europa in funzione anticlericale, Amendola senior era un teosofo... E forse non è un caso se il Manifesto di Marx uscì nello stesso anno della prima seduta spiritica» «La magia era l’altra faccia del razionalismo materialista»

Una nazione fondata sui pendolini? No, non stiamo parlando del treno superveloce, ma dell’attrezzo principe di medium e sedute spiritiche. È poco noto che insigni padri della Patria, come Garibaldi e Mazzini, furono dediti a spiritismo e a occultismo. E non solo loro. Lo fu molta parte della politica e cultura risorgimentale e del Novecento: Capuana, Carducci e Leopardi, D’Annunzio, Giovanni Amendola... Un vero e proprio filo rosso che lega ultimi due secoli, come documenta il volume di Cecilia Gatto Trocchi Storia esoterica d’Italia (Piemme, pp. 264, £. 30 mila).
Se le fondamenta della nostra identità nazionale ballano come tavolini, non sarà forse dovuto anche a queste origini? Possono essere considerate un carattere nazionale?

«Non direi - risponde l’antropologa -. Più in generale magia ed esoterismo sono l’altra faccia del razionalismo materialista. Di quella vena utopica che assume alcuni caratteri dal Rinascimento fino al Settecento. Ed è il contrario del cristianesimo che è hic et nunc».

Ma il fenomeno, visto oggi, non ha una diffusione piuttosto popolare, radicata anche in una certa religiosità?

«Come diceva Mircea Eliade questi fenomeni nascono nelle élites e si trasmettono a cerchie più ampie con un lungo processo. Fino a intellettualini e giornalistini, che propagano oggi una cultura orientaleggiante. Per me è molto acuta la frase di Calvino, il quale già negli anni Sessanta diceva che il terreno che il pensiero laico ha sottratto ai teologi è stato occupato dai negromanti. La religiosità popolare andrebbe, invece, distinta. Cesare Lombroso confinava l’esperienza della realtà esterna nelle onde cerebrali. Mentre chi si rivolge, anche in modo tradizionale ai defunti o ai santi, pensiamo a padre Pio, ha il senso della trascendenza che nell’esoterismo manca. Esso è radicalmente immanente».

Non a caso alcune figure che lei indaga sono di matrice marxista. Come Giovanni Amendola padre che si interessò di teosofia.

«Lo spiritismo è sempre in connessione con un razionalismo materialista. Il fare dell’uomo un "tubo digerente" che è ciò che mangia, come diceva Feuerbach, il confinare tutto alla vita materiale, sono cose che non reggono. Va notata poi la coincidenza di data tra il Manifesto del partito comunista, 1848, con la prima seduta spiritica pubblica delle sorelle Fox. Il caso-Amendola, poi, è particolare. Aveva capito che la moralità laica è una presa in giro. Quindi cercò nella teosofia una fondazione morale religiosa. Ma si dissociò deluso e rimase un isolato».

Quali sono i tratti che abbiamo ereditato dal Risorgimento letto in chiave esoterica?

«L’idea dell’evoluzionismo, nonostante esso oggi sia in crisi. L’esistenza di altri mondi abitati da creature intelligenti: Mazzini credeva negli extraterrestri. C’è poi una corrente sotterranea di teosofia, un po’ la nonna della New Age, che porta con sé sincretismo e gnosi. Si separa l’entità del Cristo cosmico dalla figura di Gesù storico, considerato solo un profeta. Infine, la rivalutazione del politeismo, visto come fattore di civiltà. Sono i semi che oggi sono fioriti. Prendiamo il caso della città di Torino, considerata ancora oggi città magica. Ciò è dovuto al fatto che i Savoia accolsero da tutta Europa maghi, occultisti e spiritisti in funzione anticlericale. Questi personaggi e gruppi si sono radicati nella capitale sabauda e sono diventati punto di riferimento».

Nel libro lei tocca anche due autori che hanno formato generazioni di italiani: Manzoni e Collodi.

«Sì. Per il primo ho cercato di far vedere come fosse interessato a fenomeni quali il mesmerismo (l’idea che esista un magnetismo animale che guarisce, propugnata tra Sette e Ottocento dal medico tedesco Franz Anton Mesmer ndr). Era il clima culturale del tempo. Il secondo, invece, i massoni hanno cercato di tirarlo dalla loro parte. Ma non è di nessuno. Per me Pinocchio è uno dei capolavori dell’umanità. Infatti tutta la nostra vita è un’iniziazione, come appare nel romanzo. Basti pensare alla metafora del legno...»

Il capitolo su Collodi lei lo conclude con pagine sul tempio di Damanhur (edificato da un gruppo New Age piemontese) e i suoi dipinti, che non hanno questa forza di immaginazione.
«Infatti, quello che la New Age non conosce è la metafora. Si ferma al dato concreto. Non ha studiato il Barocco. È come Disneyland, che vuole farti credere che quello rappresentato sia un mondo reale e non di fantasia».

Infatti anche il verismo è caduto nell’inganno occultista.

«Sì. Capuana cercò di scrivere una biografia di Foscolo fidandosi di una medium. E ci ha creduto fino alla fine. Questo dà la misura del disorientamento».

È esistita dunque anche, tra le varie che ci ha lasciato in eredità il Risorgimento, anche una questione esoterica?

«Sì. Basta pensare al tentativo di sradicare le nostre radici. Che sono greco-romane e ebraico-cristiane. Siamo figli dell’idea senechiana e cristiana di responsabilità. Ma questa identità la stiamo perdendo e sa perché?».

Dica.

«Perché chi è destrutturato è il miglior consumatore del mondo».


Carbonari New Age


I rapporti tra Mazzini e l’esoterismo furono espliciti: conobbe la teosofa madame Blavatsky e fu «Gran Jerofante» di Memphis e Misraim, rito massonico esoterico a cui apparteneva anche Garibaldi. Ma ci sono altri elementi che, secondo la ricostruzione della Gatto Trocchi, fanno di Mazzini un vero e proprio precursore della New Age. Innanzitutto la credenza nella reincarnazione. La vita come progresso ininterrotto e verso forme morali sempre più elevate. Senza escludere il resto dell’universo. Questo mix di panteismo e teismo, unito alla possibilità di riconoscere vita anche negli altri pianeti, fanno di lui, secondo la Gatto Trocchi, un precursore di quello che oggi viene chiamato «channeling», e consiste in una tecnica di contatto con spiriti ed entità cosmiche. Il fondatore della «Giovane Italia» non manca di citare gli angeli, in senso non cattolico, come «le anime dei giusti vissuti nell’amore e nel sacrificio e morti nell’amore e nella speranza».

Foscolo al tavolino

Adesione alla realtà. Questo il «credo» del Verismo. Sorprende dunque vedere tra i più accaniti frequentatori di sedute spiritiche uno dei nostri rappresentanti del genere: Luigi Capuana. Avrebbe nientemeno progettato una biografia di Foscolo con l’aiuto di Beppina, una giovane posseduta dallo spirito del poeta. Capuana fu per tutta la vita impegnato in esperimenti occultisti e arrivò a polemizzare con Pirandello che non ci credeva.

Manzoni e il magnetismo

L’accusa di «occultismo» arrivò a Manzoni da Cesare Cantù. Infatti l’autore dei «Promessi sposi» per salvare l’amico Tommaso Grossi, malato, era ricorso inutilmente a un guaritore francese. Il figliastro Stefano Stampa nel 1885 precisò di aver parlato al patrigno degli esperimenti eseguiti a Milano da un signor La Fontaine, seguace del «mesmerismo», teoria pseudoscientifica che attribuiva capacità di guarire a un fluido magnetico dei corpi. Lo stesso Stampa condusse esperimenti che impressionarono Manzoni. «Sebbene non fosse del tutto persuaso - racconta il figliastro - certo era assi interessato, al punto che chiese dei libri in prestito per documentarsi». Lo scrittore aveva parlato di questi fenomeni con Rosmini e entrambi li avevano definiti «curiosi».

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