Rassegna stampa Speciali

Tra errori e amnesie il nuovo assedio alla legge 40

bambino-in-provetta.jpgIlaria Nava - E' Vita - In una materia come la procreazione artificiale sembra impossibile ottenere un consenso unanime. Ed è facile immaginare che anche una legge diversa dalla 40 non troverebbe più favore rispetto a quella attuale. Fin dalla sua approvazione questa norma ha avuto tenaci oppositori, gli stessi che hanno appoggiato il referendum del giugno 2005 e che asserivano di rappresentare la maggioranza del Paese. Persino di fronte allo schiacciante successo dei sostenitori della legge hanno continuato a osteggiarla. E preso atto dell'impossibilità di modificarla con gli strumenti democratici, cercano di alterarla attraverso le linee guida - un provvedimento amministrativo che compete al ministro della Salute - dunque senza passare per il Parlamento. E così le sentenze dei tribunali di Cagliari e Firenze e quella del Tar del Lazio diventano il cavallo di battaglia per fare un indebito pressing sul ministro Livia Turco, mentre i provvedimenti che ribadiscono la legittimità della legge 40 e ne evidenziano la piena compatibilità con la Costituzione vengono deliberatamente ignorati. Ma gli argomenti con cui cercano di convincerci dell'opportunità di modificare la disciplina vigente, se soltanto ci si ferma un attimo a ragionare, non sembrano dotati di sufficiente consistenza, neppure dopo la sentenza del Tar che ha annullato la parte delle linee guida dove si prevede che l'indagine sull'embrione sia esclusivamente di tipo osservazionale e che ha rimesso alla Consulta la questione di legittimità della legge 40.

«Il tempo rimasto va utilizzato per sanare situazioni di illegalità, per chiudere vertenze che mettono a rischio la salute dei cittadini». È Marco Cappato che utilizza lo spazio generosamente messogli a disposizione dal Corriere della Sera di martedì per spargere il panico e fare pressing sulla Turco affinché emani le nuove linee guida prima che arrivi un nuovo governo o le Camere vengano sciolte. La «situazione di illegalità», risolvibile solo con un tempestivo intervento della Turco, però, non esiste. Le linee guida vigenti sono legittime. È in corso un giudizio sulla costituzionalità della legge, di cui si sta occupando la Consulta. Semmai sarebbe illecito un intervento del ministro in questo momento, perché significherebbe scavalcare la norma e il sindacato di legittimità costituzionale che la Corte sta esercitando su di essa.

«Sarebbe un atto dovuto a maggior ragione dopo che i tribunali e il Tar hanno emesso sentenze che si scontrano con le proibizioni scadute» prosegue Cappato. Non esistono attualmente nel nostro ordinamento «proibizioni scadute». Inoltre, le sentenze di Firenze e di Cagliari non affermano i medesimi princìpi rispetto a quella emessa dal Tar del Lazio. Le prime due sentenze sono state emesse da giudici di merito, che hanno ritenuto che il divieto di diagnosi pre-impianto sia contenuto non nella legge ma solo nelle linee guida, che pertanto hanno disapplicato. Il Tar invece, competente a giudicare sulla legittimità delle linee guida, le ha annullate - come detto - nella parte dove si prevedeva che l'indagine sull'embrione fosse solo di tipo osservazionale, ribadendo però che la legge ammette l'indagine sull'embrione solo se finalizzata alla sua salute e al suo sviluppo, non alla sua selezione.

«Quando parlo di illegalità mi riferisco al fatto che le linee guida durano tre anni e quelle della legge 40, fatte nell'agosto 2004, sono scadute nel 2007. Inoltre adesso non sono nemmeno in vigore quelle vecchie perché il Tar del Lazio le ha fatte cadere». È ancora l'infaticabile Marco Cappato che sull'Opinione di ieri armeggia con tesi giuridiche piuttosto traballanti. Il termine di tre anni previsto nella legge 40 per aggiornare le linee guida infatti non è perentorio, bensì "ordinatorio" (vale a dire che all'inosservanza del termine non sono previsti effetti sfavorevoli o sanzioni). Le attuali linee guida non sono quindi scadute ma perfettamente vigenti, e far credere il contrario è un modo per trarre in inganno l'opinione pubblica (speriamo non anche il ministro...). E vigono anche dopo la sentenza del Tar che ne ha annullato un solo comma, lasciando inalterato tutto il resto.

«I parti gemellari e trigemellari sono aumentati, in modo preoccupante, a causa dell'obbligo assurdo di trasferire tutti gli embrioni prodotti contemporaneamente, senza ragionare sulle conseguenze». Sono le associazioni che si battono per la modifica della legge a occupare un'evidente colonnino azzurro martedì, ancora sul Corriere. Hanno ragione quando affermano che la legge impone di trasferire tutti gli embrioni generati, là dove vieta di «creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario a un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre». Tuttavia non pare che la loro soppressione dopo averli prodotti sia una valida soluzione per evitare le gravidanze gemellari: la legge ammette che si possa creare e impiantare anche solo un embrione alla volta. Inoltre, se si vuole davvero ragionare sulle conseguenze, bisogna farlo integralmente: abbattere il limite dell'unico e contemporaneo impianto si tradurrebbe nella generazione illimitata di embrioni in sovrannumero, che dopo la selezione del migliore verrebbero soppressi o crioconservati.

«L'infertilità non è solo quella di chi ha una diagnosi certa, ma è infertile anche chi non può responsabilmente concepire un figlio perché affetto da patologie virali gravi o da malattie genetiche, che lo ucciderebbero»: lo affermano ancora le associazioni che avversano l'attuale normativa. Ma la legge 40 ammette l'accesso alla fecondazione artificiale solo alle coppie sterili. La fecondazione artificiale, quindi, serve per ovviare al problema della sterilità, non per garantire un figlio sano. In ogni caso, anche ipotizzando che sia lecito utilizzare questa tecnica per avere figli "ben riusciti", il mezzo utilizzato per raggiungere questo obiettivo non sarebbe la cura dell'embrione bensì la sua eliminazione qualora risultasse malato. In altre parole, si afferma di voler evitare che la malattia danneggi qualcuno mentre si chiede la sua eliminazione allo stadio embrionale.

«Oggi quelle coppie potrebbero diventare genitori utilizzando le tecniche di fecondazione assistita, ma la legge 40 non è chiara su questo punto. Lei può fare chiarezza», si legge ancora nell'appello delle associazioni al ministro. In realtà la legge è molto chiara, affermando che l'accesso è «circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico». Il ministro non ha quindi il potere di modificare la legge attraverso le linee guida. E allora, perché si insiste tanto?

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