1861 Le due Italie

viglione_1861_le_due_italie17 marzo 1861: a Torino, in seduta straordinaria, il Parlamento subalpino proclama la nascita del Regno d’Italia, a compimento di un ciclo di vicende che dai moti costituzionali nei decenni della Restaurazione postnapoleonica, giunge alla conquista garibaldino-piemontese della Sicilia e del Mezzogiorno, con l’appoggio decisivo della Gran Bretagna.

In queste pagine Massimo Viglione sviluppa un’analitica ricostruzione del processo risorgimentale, con sguardo privilegiato alle correnti di pensiero che l’hanno caratterizzato, sottolineando come i nodi irrisolti dell’unificazione politica abbiano pesato su tutta la successiva storia italiana del diciannovesimo e ventesimo secolo, culminata nell’enfasi del nazionalismo e del fascismo, nella guerra civile e nella morte stessa del concetto di patria.

Pertanto il testo assume carattere significativo in quel processo di Verità storica sulla nostra storia. Le forzature di quegli anni non hanno risolto o migliorato il processo identitario italiano che ancora oggi porta in sé le divisioni e le contraddizioni non risolte.

Se pertanto si vuole celebrare l'unità d'Italia, ed è un bene, occorre tenere conto di quegli aspetti generativi ed irrisolti che segnano anche l'attuale politica italiana. La corrente liberale e anti-clericale di destra e dall'altra il progressismo di sinistra resero vita dura alla Chiesa la quale non voleva né essere subordinata ad una morale di stato né ad un relegamento nel privato. Di per sé le correnti politiche di quel periodo raccolsero i risultati unitari condotti da una coscienza previa e da una diffusione capillare del cattolicesimo per cercare di ri-fondare l'Italia a cominciare da visioni etiche totalmente estranee all'Italia stessa ma che ne avrebbero segnato la vita politica succesiva sino ai giorni nostri.

Una ri-fondazione politico-unitaria presupponeva una ri-fondazione etica radicale. In questo la Chiesa veniva vista, il più delle volte come antagonista e fonte di arretratezza. La leggenda nera nei confronti della Chiesa cattolica, cominciata con l'illuminismo, tocca in questi anni il suo culmine. Le figure di spicco del mondo di cattolico di quegli anni lavorarono non poco per sfrondare questi capillari pre-giudizi che legavano l'idea Chiesa ad oscurantismo e superstizione.

Tuttavia il limitare il potere temporale della Chiesa fece risplendere più autenticamente la forza spirituale della Chiesa stessa nei movimenti, spontanei e non, che rivelarono il vero ruolo a cui essa ambiva e la vera forza che la animava. Quella forza che aveva generato lentamente e gradatamente la visione unitaria della penisola italiana. Quella forza che aveva generato cultura e non sogno utopistico umanitarista o nazionalista. Una cultura nata dall'amore cristiano e dall'annuncio del Vangelo.

Celebrare l'unità d'Italia solo con il Risorgimento significa dunque essere miopi e in certo qual modo manipolatori di una realtà storica ben più ampia e precedente. Una realtà nata non solo per necessità intrinseca della "gens italiae" ma per processo guidato da colei che aveva assunto ruoli di potere solo strumentalmente alle necessità storiche e ai processi della divina provvidenza.

In tal senso il Risorgimento, con tutte le sue contraddizioni, il suo anti-clericalismo, il suo bisogno di creare una religione contro la Chiesa, è stato provvidenziale. Ha permesso alla Chiesa stessa di venire fuori con l'anima che già da oltre 1500 anni aveva costruito la coscienza umana e valoriale del popolo italiano.

 

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L'autore

Massimo Viglione insegna Storia Moderna e Storia del Risorgimento presso l’Università Europea di Roma ed è ricercatore dell’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Si è specializzato sul tema delle conseguenze della Rivoluzione Francese in Italia, in particolare sulle insorgenze controrivoluzionarie e sulla problematica risorgimentale. Numerose sono le sue pubblicazioni a riguardo, fra le quali ricordiamo: Rivolte dimenticate. Le insorgenze degli italiani dalle origini al 1815 (Città Nuova, 1999); Le insorgenze. Rivoluzione & Controrivoluzione in Italia. 1792-1815 (Edizioni Ares, 1999); «Libera Chiesa in libero Stato». Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale (Città Nuova, 2005); L’identità ferita. Il Risorgimento come Rivoluzione & la Guerra Civile italiana (Edizioni Ares 2006). Ha inoltre curato il volume collettaneo La Rivoluzione Italiana. Storia critica del Risorgimento (Il Minotauro, 2001).

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